[Arterie] Riguarda il futuro di tutti gli italiani. Controlla le reti di comunicazione del sistema Paese, cioè le arterie che fanno la differenza tra primo e terzo mondo. Eppure da un decennio la storia di Telecom è scandita da giochi di borsa, trucchi finanziari, indebitamenti e dismissioni, passaggi di mano ed avventurieri senza soldi e senza industrie. Lo Stato dopo 70 anni, decise di tirarsi fuori dalla telefonia e cancellare il concetto di servizio pubblico, in nome del sacro privato. Oggi inizia ad affiorare qualche dubbio...

Nove anni di terremoti in casa Telecom. Che si sono susseguiti praticamente senza soluzione di continuità. Dalla privatizzazione dell'autunno 1997 con Guido Rossi come presidente, alla scalata di Olivetti, fino all'era Tronchetti e all'accorciamento della catena di controllo che ha fatto sparire lo storico marchio piemontese (la Sip), al matrimonio fisso-mobile, durato circa un anno e mezzo, prima del dietro-front di lunedì scorso. E le dimissoni di oggi del suo presidente. Una cronistoria di questi ultimi, tormentati anni di Telecom Italia.

1997 Il 20 ottobre si apre l'offerta pubblica di vendita di Telecom. Il prezzo per gli investitori privati è di 10.908 lire per azione. Il collocamento, chiuso il 24 ottobre, frutta alle casse dello Stato 26.000 miliardi di lire.

1998 Il 19 novembre dopo un rapido susseguirsi di presidenti e ad, inizia l'era di Franco Bernabè.

1999 A fine febbraio la Olivetti e la Tecnost di Roberto Colaninno, già nel settore delle telecomunicazioni con Omnitel e Infostrada (queste ultime due cedute in seguito alla tedesca Mannesmann), lanciano una offerta pubblica d'acquisto e scambio riuscendo ad ottenere, dopo un braccio di ferro con Bernabè, il controllo della società, con una quota del 52%. Il 28 giugno Roberto Colaninno è il nuovo presidente e amministratore delegato di Telecom Italia.

2001 Il 28 luglio Pirelli ed Edizione Holding, attraverso Olimpia, rilevano il 100% della partecipazione della finanziaria lussemburghese Bell in Olivetti, pari a circa il 23% della società che controlla Telecom Italia: finisce così l'era Colaninno. Il giorno dopo sul ponte di comando vengono chiamati Enrico Bondi e Carlo Buora. A fine settembre, in Olimpia, come annunciato dallo stesso Tronchetti all'indomani dell'acquisto, entrano anche Unicredit e Banca Intesa.

2002 Il 14 febbraio Tronchetti detta le sue parole d'ordine: "fare di Telecom l'azienda leader tra le società di tlc in Europa" e ridurre la catena di controllo del gruppo Olivetti-Telecom. Il 30 agosto Bondi lascia Telecom per la Premafin. In settembre Riccardo Ruggiero entra in cda al posto di Bondi e viene nominato amministratore delegato per la telefonia fissa. Il 9 dicembre Lo Stato, dopo 70 anni, esce dai telefoni. Il Tesoro annuncia di aver ceduto la quota residua ancora detenuta in Telecom Italia, pari al 3,5% delle azioni ordinarie e allo 0,7% di quelle risparmio. Dopo 10 giorni Emilio Gnutti, socio di Colaninno ai tempi della scalata a Olivetti, ritorna nel colosso telefonico. Hopa entra in Olimpia con una quota del 16%.

2003 Il 12 marzo Tronchetti squarcia il velo sui piani diaccorciamento della catena di controllo. Si profila la fusione di Telecom Italia nella controllante Olivetti e la nascita di una nuova società che si chiamerà Telecom Italia: sparirà così il marchio storico Olivetti. A giugno Telecom cede la sua quota del 61,5% di Seat Pagine Gialle. Il 4 agosto si chiude la fusione di Telecom Italia in Olivetti. In Borsa cominciano le negoziazioni delle azioni di Telecom Italia, la società nata dalla fusione.

2005 Telecom Italia lancia un'Opa da 14,5 miliardi di euro sulla controllata Tim. L'offerta si chiude il 21 gennaio con l'ulteriore accorciamento della catena di controllo voluto da Tronchetti. L'obiettivo della fusione è quello di contenere con i profitti di Tim il debito della capogruppo. Il 10 agosto Telecom cede la controllata Tim Perù. E' una delle numerose dismissioni estere concluse dalla società per ridurre l'indebitamento.

2006 A gennaio per motivi di salute Emilio Gnutti lascia Olimpia ed esce definitivamente dal gruppo. Il finanziere bresciano è travolto dallo scandalo Antonveneta. Ora bisognerà decidere il destino dei rapporti tra Hopa, orfana di Gnutti, e Olimpia, di cui la finanziaria detiene il 16%. Un mese dopo i soci di Olimpia inviano una disdetta dei patti che li legano a Hopa. La società sarà liquidata in denaro. A fine marzo Banca Intesa prima e Unicredito poi escono dai patti di Olimpia. Il 7 settembre a largo dell'isola di Zante, sul megayacht del magnate australiano Rupert Murdoch, Tronchetti Provera incontra il patron di Sky. Sul tavolo il possibile accordo sui contenuti. Passano pochi giorni e ad un anno e mezzo dalla fusione, Tronchetti annuncia in cda lo scorporo e la societarizzazione di Tim. Ancora una volta, l'obiettivo dell'operazione è quello di ridurre il debito di Telecom Italia salito nel primo semestre 2006 a 41,3 miliardi. Dopo le polemiche politiche che hanno investito il piano gruppo, le reazioni critiche del governo e di vari esponenti delle forze politiche, nel corso di un cda straordinario di Telecom, Tronchetti Provera presenta le dimissioni da presidente del gruppo.

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