La Repubblica riconosce e tutela il diritto di ogni persona ad
accedere a tutte le fonti di informazione e ai relativi servizi, ivi
compresi quelli che si articolano attraverso gli strumenti informatici
e telematici". Con queste parole si apre la legge sull'accessibilità
delle tecnologie informatiche, voluta dal ministro per l'Innovazione e
le Tecnologie Lucio Stanca e approvata oggi all'unanimità dal
Parlamento.


Una legge che, al termine dell'anno europeo del disabile, pone
l'Italia all'avanguardia nel riconoscere e garantire ai portatori di
handicap l'accesso alle autostrade dell'informazione. Unico neo, la
copertura finanziaria, che dai 20 milioni di euro previsti nel primo
disegno di legge sull'accessibilità (presentato un anno fa dai
deputati Campa e Palmieri di Forza Italia) è passata a zero.


Nel momento in cui la legge Stanca sarà promulgata, le pubbliche
amministrazioni, così come i privati concessionari di servizi
pubblici, le municipalizzate e le aziende a prevalente partecipazione
pubblica, non potranno più realizzare siti Internet che non
garantiscano l'accessibilità a tutti i cittadini. Per i dirigenti che
non osserveranno le disposizioni di legge è prevista anche la
rimozione dall'incarico.


Il provvedimento non si applica ai privati, i quali però saranno
incentivati a rispettare i criteri di accessibilità tramite
l'assegnazione di un "bollino blu", che distinguerà i siti conformi.


"Quella appena approvata è una legge di grande civiltà", ha commentato
Stanca "e il pieno consenso che si è realizzato su di essa onora il
Parlamento".

Ma quali sono le caratteristiche che rendono un sito accessibile? La
nuova legge rimanda l'enunciazione dei criteri di accessibilità ad un
regolamento emanato, entro 90 giorni dall'entrata in vigore, di
concerto con le associazioni dei disabili e i rappresentanti degli
operatori tecnologici. Allo stesso tempo, però, il testo indica come
modelli le "direttive sull'accessibilità dell'Unione europea" e le
"normative internazionalmente riconosciute". Verosimilmente, quindi,
le linee guida contenute nel regolamento si ispireranno alle Web
Content Accessibility Guidelines enunciate dal W3C, il consorzio
indipendente che fissa gli standard adottati sul Web.


D'ora in avanti, dunque, i siti della pubblica amministrazione
dovranno curarsi di fornire alternative testuali alle immagini e ai
video, in modo che anche chi, come i non vedenti, utilizza browser
vocali possa usufruire di tutte le informazioni contenute in un sito.
Allo stesso modo, i siti istituzionali dovranno evitare l'uso di
finestre pop-up, poiché ciò potrebbe disorientare quegli utenti che
non sono in grado di vedere esattamente cosa succede sullo schermo.


E questi sono solo alcuni esempi di cosa voglia dire "accessibilità".
Una parola che non significa necessariamente realizzare siti brutti o
spartani: "Le nostre linee guida non vogliono scoraggiare gli
sviluppatori ad utilizzare immagini, video, e così via", spiegano dal
W3C. "Piuttosto, vogliono spiegare come rendere i contenuti
multimediali accessibili ad un'utenza più vasta".


Non a caso, Stanca ha sottolineato come questo provvedimento
"consentirà di abbattere le barriere digitali e creare invece
rilevanti opportunità per consentire agli oltre 3 milioni di disabili
italiani di poter studiare, lavorare e partecipare attivamente alla
vita sociale, senza esclusioni". A questo proposito, la legge appena
approvata si applica anche agli strumenti didattici e formativi: alle
biblioteche scolastiche dovranno essere sempre fornite copie in
formato digitale e accessibile dei libri di testo e degli altri
materiali didattici. Anche tale fornitura, però, come le altre
disposizioni del provvedimento, dovrà fare i conti con le
disponibilità di bilancio: la via italiana all'accessibilità, per ora,
è a costo zero.

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