“Fare come la Cina”. Un decennio di crociate contro le reti libere e l’innovazione La campagna contro il video in rete dei "bulli" sembrava condita da ottime intenzioni, in realtà è stato soltanto l’ultimo attacco della politica, della magistratura e dei media tradizionali ad Internet.
Dalle BBS fino al peer to peer, dallo streaming video fino agli odierni aggregatori di contenuti multimediali, ogni novità è stata accolta in Italia con retate, sequestri, processi sommari, campagne denigratorie ed accuse di ogni tipo, ben presto rivelatesi campate in aria.
Le opportunità della rete oggi sono straordinarie, e permetterebbero in questo stesso istante di annullare lo strapotere dei monopoli tv e creare una comunicazione democratica. I regimi di tutto il mondo sono da tempo mobilitati. Forse è questo il vero nodo?

La fiducia radicale

Non avrei mai creduto che un giorno Time – il primo settimanale al mondo – mi nominasse “Uomo dell’anno”.

Ovviamente, i redattori di Time non sanno neanche che io esisto come individuo, mentre mi conoscono perfettamente come “categoria di persone”.

Gli utenti che contribuiscono alla crescita collettiva della Rete sono l’uomo dell’anno per il 2007. “You”, dice la copertina del settimanale, e raffigura un computer pronto per l’upload di un video, esattamente quel gesto demonizzato in Italia per molte settimane da pensosi editorialisti, educatori angosciati, politici in vena di repressione.

Uomo dell’anno non sarà mai il ministro dell’Istruzione Fioroni, un democristiano grigio che interpreta morale, religione e difesa del fanciullo come palle al piede dell’umanità.

Fioroni farebbe un’ottima figura negli anni bui della repressione fascista, o in quelli del fondamentalismo democristiano che amava sorvegliare, punire e guardare alle novità con pretesca diffidenza.

I Fioroni stanno male in questo millennio che offre quotidianamente novità tecnologiche che permettono comunicazioni rapide, veloci, multipolari. E ci stanno malissimo i regimi a cui lui si ispira, come la Cina, per i quali non bastano più le retate contro le tipografie, le incursioni della polizia politica, le schedature dei sovversivi.

Oggi occorrono filtri basati su algoritmi, scansioni di keyword ribelli, euristiche sofisticate, e tutto questo non basterà perché l’attivismo in rete non ha confini.

Il buon Fioroni, e non è il solo, ritiene che il proprietario di un sito sia anche responsabile civilmente e penalmente dei suoi contenuti, ed in base a questo semplice assunto Fioroni dovrebbe finire in tribunale per diffusione di materiale pedo-pornografico.

Sì, perché per alcuni giorni, nel novembre del 2006, il blog di questo triste cattolico timorato di Dio e del sesso ha diffuso i link a qualunque forma di perversione concepibile dalla mente umana, e questo perché il suo blog, come tutti i blog, era aperto ai contributi degli utenti, senza filtro, e gli utenti hanno contribuito spesso nel bene, questa volta nel male.

Ma nessun poliziotto ha bussato a casa del ministro. Non così è avvenuto per i responsabili di Google Italia, due cittadini Usa conviti di lavorare in un paese dell’Europa moderna e non in una landa di talebani informaticamente analfabeti.

Non così è avvenuto per le centinaia di attivisti, amatori, appassionati di telematica e delle sue immense potenzialità di comunicazione libertaria. Ogni novità, ogni passo in avanti è stato “festeggiato” con retate, processi, persino pedinamenti ed informative dei servizi segreti.

Leggeremo di frigoriferi ispezionati, tappetini del mouse sigillati dalla Magistratura della Repubblica italiana, servizi segreti mobilitati contro i temibili modem a 1200 baud, pacifisti condannati a tre mesi di galera per un vecchio Word senza licenza.

Fotogrammi della fantascienza italiana che si ripropone con cadenza periodica e che contraddice i tromboni della politica che blaterano di “innovazione e ricerca”, per poi ostacolare in ogni modo chi di questo vive ogni giorno.

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“Neutralità della rete” è un argomento che sta infiammando il dibattito negli Usa ed è qualcosa che riguarda da vicino il nostro futuro. Avete mai sentito un tg parlarne, un politico accennarvi?

La neutralità della rete indica il non intervento dei provider di connettività (Telecom, Fastweb, etc.) rispetto all’uso che gli utenti fanno della banda acquistata.

Una rete non neutrale può essere orientata dalle aziende rispetto alle proprie finalità commerciali, ma anche dai governi rispetto ai propri obiettivi.

Una rete orientata può affossare lo sviluppo del Voip, il telefono a basso costo che terrorizza i gestori dei cellulari. Può bloccare la Iptv orizzontale e prodotta dal basso che manderebbe in pensione Rai e Mediaset. Una rete orientata è parzialmente controllabile da regimi dittariali e ministri democristiani.

Si tratta di una campagna cruciale, su cui si stanno impegnando gli attivisti in tutto il mondo proprio mentre il Parlamento italiano discuteva un grottesco progetto di legge sul “permesso dei genitori” per caricare filmati su Internet.

Del resto, negli Usa circola un’espressione importante, radical trust , che indica un atteggiamento fondamentale per lo sviluppo di una rete che raggiunga tutte le proprie potenzialità.

La sfiducia radicale è invece quel morbo che abbiamo ereditato dalla società contadina e che ci fa guardare con diffidenza e letale prudenza alle novità.

Ho vissuto sulla mia pelle le limitazioni, gli ostacoli, le ondate di scettiscimo che hanno accompagnato la crescita della telematica.

Le osservazioni tese a sminuire, i giochetti finalizzati a trovare a tutti i costi “il lato negativo” delle nuove tecnologie e persino le sterili contrapposizioni tra la “virtualità” delle reti e la “viva materialità” del mondo reale, dell’incontro in carne ed ossa, della compresenza, come se non usassimo da decenni il telefono e come se mandare una mail impedisse di incontrarsi un’ora dopo.

Alienante era la parola di moda, perché il cittadino medio inscatolato nel traffico dell’ora di punta, ucciso da lavori ripetivi, impieghi fantozziani, mansioni massacranti, inebetito dai grandi fratelli e dai telequiz improvvisamente diventava un alienato nell’uso dell’unico strumento interattivo che si trovava, quasi per caso, di fronte.

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Tanti pregiudizi sono svaniti, ed oggi appaiono ridicoli ricordi. Eppure la rete ha il difetto di non fermarsi mai, cresce alla velocità della luce specie da quando l’open source e la filosofia della condivisione hanno dimostrato che se colleghiamo un milione di persone, ed ognuna senza sforzo mette su un mattoncino, si costruisce la grande muraglia in men che non si dica.

Potremmo fare di tutto: l’enciclopedia più grande del mondo, un film collaborativo, l'editoria su richiesta, un giornale che ogni mattina arriva nelle case, la televisione che ancora non c’è.

Ed, invece, siamo ancora qui a scrivere di quel triste ministro cattolico che vuole imitare la censura cinese.

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