L’espressione "digital divide" definisce il gap esistente fra coloro che possono utilizzare i nuovi mezzi di comunicazione e coloro che, per varie ragioni, non possono. Questa rappresenta una tematica chiave della società contemporanea, in quanto segna lo spartiacque fra coloro che sono in grado di accedere a determinate informazioni e coloro che non sono in grado di farlo.

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Alcuni esperti e ricercatori considerano il digital divide come un problema di mera natura economica che affligge i paesi poveri; sebbene la maggior parte di queste tecnologie sia fisicamente prodotta nei paesi in via di sviluppo, coloro che possono permettersele non hanno l’alfabetizzazione e le conoscenze necessarie per utilizzarle.

Comunque, identificare il problema esclusivamente nella loro condizione economica sarebbe inappropriato: il digital divide esprime anche l’impossibilità ad usare le tecnologie digitali per una considerevole percentuale delle popolazioni dei paesi industrializzati. Ciò significa che, anche se le persone possono permettersi l’acquisto di un pc o di un cellulare, non è detto che automaticamente siano in grado di utilizzarli.

Un altro aspetto della problematica del digital divide riguarda il potenziale intrinseco di accrescimento, ossia la capacità di sfruttare appieno le possibilità offerte da queste nuove tecnologie digitali; anche se queste tecnologie fossero accessibili e di facile uso, vi sarebbero comunque molte persone non in grado di trarne tutti i possibili benefici.

Come può essere ridotto questo fenomeno?

Nel seguito della trattazione analizzerò tre aspetti che debbono essere tenuti in considerazione analizzando il digital divide, fornendo delle possibili soluzioni.

Primo aspetto: l’economia

La carenza di opportunità di business assieme al lento progresso economico che caratterizza molti dei paesi in via di sviluppo sono certamente le ragioni primarie del digital divide. I governi di questi paesi poveri hanno da affrontare sfide ben più difficili, quali fame, sanità e sicurezza, prima di pensare a fantomatici sviluppi tecnologici.

Il risultato è che le popolazioni di questi paesi non raggiungono alti livelli di educazione e non hanno le conoscenze necessarie per utilizzare queste tecnologie. Il 14 Marzo 2005 le Nazioni Unite hanno stabilito la creazione del Fondo di Solidarietà Digitale per finanziare progetti riguardanti “l’uso e la distribuzione di nuove tecnologie di informazione e comunicazione” e “la possibilità di permettere alle persone o ai paesi esclusi di entrare nella nuova era della società informatizzata”.

Un articolo molto interessante pubblicato da The Economist evidenzia come il digital divide non sia di per se un problema, ma semplicemente un sintomo di un gap più importante e profondo; di reddito, sviluppo e alfabetizzazione. L’autore dell’articolo dice in proposito: “Il dibattito sul digital divide sembra fondarsi sulla convinzione che il semplice fatto di portare internet ai paesi poveri possa aiutarli a diventare rapidamente ricchi.

D’altra parte, la diffusione dei cellulari può rappresentare un’importante opportunità di sviluppo per questi paesi per una ragione; i benefici portati dalle tecnologie mobili si basano sul fatto che i cellulari non hanno bisogno di essere continuamente alimentati da energia elettrica e possono essere utilizzati da persone che non sanno ne leggere ne scrivere.

Nuove ricerche hanno evidenziato che il tasso di crescita a lungo termine dell’uso dei cellulari sia in aumento e il suo impatto sarà due volte più importante nei paesi in via di sviluppo che nei paesi già sviluppati. Il vero digital divide, allora, è fra coloro che hanno accesso ad una rete mobile e quelli senza. Le Nazioni Unite hanno stabilito come obiettivo minimo che il 50% delle popolazioni dei paesi in via di sviluppo abbiano accesso ad una rete mobile nel 2015, ma un più recente report della Banca Mondiale fa notare come il 77% della popolazione mondiale già viva in un luogo
dove esiste la copertura di una rete mobile.

In aree come Nord America, Europa, Australia, e i paesi sviluppati dell’Asia, il prezzo dei computer non è più un problema, così come quello dei cellulari. Il computer più economico sul mercato costa meno di 400 dollari (USD). Se è vero che comunque vi sono persone che non possono permettersi di spendere tale cifra, i prezzi dei computer diminuiscono ogni anno così come quelli dei cellulari che lo fanno in maniera ancor più rapida.

E’ d’obbligo menzionare il cosiddetto progetto "One laptop per child", il cui obbiettivo è quello di fornire a giovani individui residenti nei paesi in via di sviluppo dei laptop parsimoniosi in termini di consumi energetici ed ad un prezzo irrisorio. Il computer infatti costerebbe attorno ai 100 dollari e sarebbe dotato dei dispositivi necessari per connettersi ad internet.



Secondo aspetto: l’usabilità

Le tecnologie digitali sono lungi dall’essere “semplici” e “di facile utilizzo” per molte persone. Questa affermazione è valida indipendentemente dal tasso di alfabetizzazione del target a cui facciamo riferimento, e attraversa in maniera trasversale ogni locazione geografica. Molte persone non sarebbero comunque in grado di utilizzare un computer, nemmeno se lo avessero gratis.

Il livello di alfabetizzazione tra i proprietari di computer è veramente basso; solo il 40%. Inoltre, solo pochi siti web seguono le linee guida di scrittura per utenti poco alfabetizzati e molti siti istituzionali si rivolgono ai cittadini poveri dei loro paesi utilizzando spesso un linguaggio oltremodo complicato.

Una bassa alfabetizzazione è comunque differente dalla totale assenza di alfabetizzazione: le persone poco alfabetizzate sanno leggere, pur se con difficoltà. La differenza sostanziale tra poco alfabetizzati e pienamente alfabetizzati è il fatto che i primi non riescono a comprendere con una lettura veloce il significato del testo. Devono leggere parola per parola e spesso perdono molto tempo tentando di capire le parole con molte sillabe.

Gli utenti anziani affrontano il secondo grande problema di accessibilità, ma di nuovo vi è generalmente poco interesse a seguire le linee guida che rendono semplice l’utilizzo di un sito anche da parte di utenti anziani.



Terzo aspetto: l’alfabetizzazione

La maggior parte delle persone che usano le tecnologie digitali non riescono a sfruttarne appieno le potenzialità e non sono ancora in grado di fare uno step in avanti. Talvolta, gli utenti ne fanno un uso inappropriato o incompetente: un buon esempio riguarda l’utilizzo dei motori di ricerca web.

Le persone hanno difficoltà a comprendere l’uso delle caratteristiche di ricerca avanzate o non sanno esattamente quale parola chiave utilizzare. Molti fra di loro selezionano acriticamente i risultati e sono all’oscuro del fatto che i motori di ricerca diano priorità a determinati risultati in quanto sponsorizzati.

Un’altra problematica interessante che ha aiutato il digital divide a crescere è la cosiddetta “sperequazione partecipativa”, che si riferisce al fatto che nelle comunità online e nei social network basati sugli utenti, molti di essi non partecipano e preferiscono rimanere passivamente sullo sfondo.

A causa del fatto che mancano delle capacità per partecipare e contribuire attivamente alla crescita della comunità, molti utenti rimangono alla mercé delle decisioni altrui. Per esempio, le persone spesso accettano la home page scelta di default dal produttore del computer o dal loro ISP (i motori di ricerca pagano molto bene questa prassi), piuttosto che sceglierne una in linea con i propri bisogni.



Conclusioni

La limitata accessibilità alle tecnologie digitali - conosciuta anche come "digital divide" – è un problema sia nelle nazioni sviluppate sia in quelle in via di sviluppo. Nelle aree industrializzate del mondo le tecnologie digitali sono economiche, ma vi è una grande percentuale della popolazione che non è in grado di sfruttarne appieno il potenziale. D’altra parte, nei paesi in via di sviluppo vi sono problemi di accesso dovuti a ragioni sia economiche sia di istruzione ( sebbene la maggior parte delle tecnologie digitali siano attualmente prodotte proprio in quei paesi ).

Il digital divide deve essere affrontato su due versanti: economia e istruzione. Riguardo la possibilità di fare in modo che più persone possano permettersi un pc o un cellulare, siamo aiutati dal fatto che i costi delle tecnologie digitali diminuiscano ogni anno. Le Nazioni Unite stanno attualmente cercando di aiutare l’eliminazione del digital divide nei paesi in via di sviluppo promuovendo iniziative internazionali, ed anche le istituzioni private stanno apportando il loro contributo con idee tipo il progetto "One Laptop Per Child".

D’altra parte, rimane ancora molto da fare per avere la certezza che chiunque sappia usare propriamente le tecnologie digitali; per esempio, Internet – espressione della nuova dimensione dei media – non è ancora completamente accessibile e interattivo per la maggior parte degli utenti. Nella progettazione di un sito web, sarebbe un grande risultato avere una maggior adozione delle W3C accessibility guidelines, favorendo l’uso di uno stile di scrittura semplice che renda i contenuti semplici da leggere e da cercare.

La problematica maggiore rimane comunque la mancanza di educazione che affligge molte persone e non permette di accedere a certe fonti di informazione raggiungibili solo attraverso le tecnologie digitali. In questo caso, la progressiva espansione dei cellulari e delle reti mobili ( come evidenziato dal recente report della Banca Mondiale) potrà sicuramente rappresentare un significativo progresso nelle vite di questi individui a cui l’accesso alle tecnologie digitali viene ancora negato.

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