Budapest, perché non sempre "liberazione" è sinonimo di "libertà"

Duro verdetto del tribunale di Alessandria d'Egitto, contro un ex studente ventiduenne
che utilizzava il suo spazio su internet per esprimere opinioni "liberal" Protestano Amnesty e Reporter senza frontiere, "preoccupato" il dipartimento di Stato Usa

ALESSANDRIA D'EGITTO - Il tribunale di Alessandria ha condannato a quattro anni di prigione un ragazzo di 22 anni, colpevole di aver scritto, nel suo blog, parole di critica al fondamentalismo islamico e al presidente Hosni Mubarak. I legali hanno già annunciato che ricorreranno in appello.

Protagonista della vicenda è Abdel Karim Suleiman, ex studente di legge. In galera già dallo scorso novembre, a causa di otto suoi articoli postati sul web a partire dal 2004. Nei suoi scritti, aveva sostenuto ad esempio che al Cairo i maggiori leader religiosi sunniti promuovono idee integraliste ed estreme. E aveva paragonato Mubarak ai faraoni che, nei tempi antichi, governavano con metodi assolutamente dittatoriali.

Un caso che ha suscitato molto clamore nella comunità dei blogger, e di cui si sono interessate anche le associazioni che si battono per i diritti umani. Visto che si tratta di una classica vicenda in cui viene punito un (presunto) reato d'opinione. In tanti hanno protestato già ai tempi del suo arresto, sostenendo che l'accanimento sul suo blog è una sorta di cavallo di Troia, con cui le autorità egiziane vogliono limitare la libertà su internet.

Tra le organizzazioni che hanno seguito più attivamente il processo c'è Amnesty International, che in un comunicato diffuso dalla sua sede di Londra ha commentato così la vicenda: "E' un nuovo capitolo di abuso sulla libertà di espressione, in quel Paese".

Da Parigi, invece, è intervenuta l'associazione Reporter senza frontiere, definendo la condanna "una disgrazia". E che ha chiesto alla Nazioni Unite di intervenire, togliendo all'Egitto il ruolo di ospite dell'Internet Governance Forum, che si terrà nel 2009. "E' tempo che la comunità internazionale prenda posizione, sulle ripetute violazioni della libertà di stampa e dei diritti degli utenti web", è scritto in un comunicato. Ma l'eco della vicenda è arrivata fino a Washington. Il portavoce del dipartimento di Stato, Tom Casey, si è detto "molto preoccupato" per il verdetto.

E quello di Sulemain - musulmano e liberal - non è un episodio isolato, visto che nel paese maghrebino internet è uno dei pochi luoghi di critica alle autorità. Visto che il governo controllo i maggiori giornali e le tv. E se il ventiduenne ex studente è il primo condannato alla prigione, i blogger che hanno subito l'arresto sono molti di più.

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