Il Politecnico realizza il record mondiale di trasmissione dati senza fili
"Una soluzione per ridurre il digital divide tra i paesi industrializzati e il terzo Mondo"
"Trasmettiamo a 300 km con vecchi pc"

UNA CONNESSIONE internet senza fili in grado di trasmettere a 300 chilometri di distanza , senza ripetitori intermedi. E' un record mondiale, ed è un record tutto italiano. Merito del Laboratorio Ixem del Politecnico di Torino che, sotto la guida del professor Daniele Trinchero, ha creato un sistema di comunicazione wireless potentissimo, utilizzando vecchi computer 386 (quasi antiquariato informatico) e Linux. Le prestazioni sono eccezionali, in grado di far impallidire non solo i normali sistemi WiFi, che hanno un raggio di copertura di 220 metri, ma anche il nuovissimo WiMax. Che raggiunge i 40 Km.

Il progetto nasce dall'idea di partecipare a una competizione internazionale tra laboratori di ricerca finalizzata alla progettazione e realizzazione del collegamento wireless in grado di mettere in comunicazione due punti ubicati alla distanza maggiore. "E' una sorta di gara autogestita fra le università e i laboratori attrezzati per lo studio e la progettazione degli impianti wireless", spiega il porfessore Daniele Trinchero, capo del progetto. "Non c'è una giuria che valuta il nostro lavoro o che dia dei punteggi".

Ma è già possibile stabilire il vincitore. Il miglior risultato ottenuto fino ad ora è stato un collegamento tra Cipro e Libano che copre 200 kilometri e offre un'ampiezza di banda (la velocità con cui si trasferiscono i dati) di 4 megabit al secondo. Niente in confronto a quanto ottenuto dal Politecnico. "Abbiamo collegato Capanna Margherita, il rifugio più alto d'Europa, a 4556 m di altezza, con Pian Cavallaro, sull'Appennino Tosco-Emiliano, a 295 chilometri di distanza - dice Trinchero - offrendo una velocità stabile di 20 megabit al secondo. La rete di collegamento è stata da subito utilizzata per rendere disponibile la connettività internet a banda larga agli ospiti del Rifugio e per l'installazione di una webcam che ogni 15 secondi trasmette immagini ad alta risoluzione sul sito web del laboratorio iXem del Politecnico di Torino. E questa estate puntiamo a trasmettere anche a 340 chilometri".

Il progetto, nonostante l'alto livello tecnico, è stato realizzato con pochissimi fondi. "Quello che ci interessava - spiega Trinchero - era dimostrare cosa era possibile fare utilizzando tecnologia cosidetta povera". Il progetto è tutto stato autofinanziato all'interno del mio laboratorio. Si dice tanto che la ricerca non ha fondi, e quindi noi, per una volta, i fondi ce li siamo inventati. Tutto il sistema è stato creato con l'idea del basso costo in mente. Siamo convinti che per battere il digital divide, ovvero i ritardi di sviluppo economico dei paesi con un basso sviluppo informatico, l'unico modo sia usare tecnologie a costi contenuti. Soprattutto nell'ambito delle comunicazioni. Che dovrebbero essere per definizione 'di massa', ovvero alla portata di tutti".

Il risultato, quindi, è un sistema wireless su misura per i paesi del terzo mondo. "Siamo attivi da anni sul fronte della lotta contro il digital divide e lo sviluppo di tecnologia a basso costo per l'informatizzazione del territorio. I risultati ottenuti aprono interessanti scenari di applicazione per la riduzione del divario digitale tra i paesi industrializzati e i paesi del terzo mondo. Nei paesi occidentali non si pone il problema di trasmettere a così grande distanza. Esistono delle reti di trasmissioni dati via cavo che svolgono ottimamente il lavoro. Ma in molti Stati dell'Africa e del Sud America, i 20mila euro a chilometro necessari per costruire reti del genere non sono una spesa sostenibile. La nostra soluzione, invece, ha un costo molto contenuto. Abbiamo attrezzato dei vecchi computer dismessi con schede di trasmissione e li abbiamo fatti girare con una versione "ad hoc" di Linux, scaricabile gratuitamente. Lavorano con potenza bassissima (-2 dBm), trascurabile rispetto a quella di un comune telefono cellulare, nel pieno rispetto della normativa nazionale ed internazionale. Li abbiamo collegati a delle antenne direzionali e siamo riusciti a spedire a 300 km di distanza non solo internet, ma anche servizi di telefonia Voip e di videoconferenze".

Il record mondiale, insomma, è stato realizzato con un'attrezzatura che reputeremmo antiquata per le nostre case. Un risultato straordinario, che mette in luce la capacità della ricerca degli atenei italiani e la sua capacità di collaborare con il territorio. "Il progetto non si sarebbe potuto realizzare senza l'entusiasmo e la preparazione del laboratorio e dei miei collaboratori Riccardo Stefanelli, Alessandro Galardini e Enrico Guariso. Ma abbiamo avuto molta disponibilità anche dalle comunità locali - spiega Trinchero. E abbiamo potuto contare perfino sull'Austria, che ci ha permesso di installare una stazione di ricezione anche a Sankt Anton am Arlberg, in Tirolo. Al gruppo di ricerca ha aderito anche il Ministero delle Comunicazioni, che ci ha seguito in tutte le fasi, e la Andrew, che è la più importante azienda al mondo nella fabbricazione di antenne. Ci ha messo a disposizione tutto il materiale del magazzino. Per il nostro laboratorio è stato quasi un sogno".



Lo sostiene la nuova indagine Altroconsumo su otto paesi Europei. La banda larga salassa gli italiani più di quanto accade all'estero. AIIP rilancia: subito la riforma Bitstream, e che sia fatta bene. Basterà?

Navigare costa caro. Ma non solo in ambito nautico, dove un'imbarcazione da diporto può essere considerata uno status symbol: navigare in Internet può non essere economico, anche per un popolo di navigatori come quello italiano. È quanto emerge da un'inchiesta condotta da Altroconsumo, che ha rilevato come in Italia i contratti di connettività siano più costosi d'Europa.

"Nel nostro Paese la concorrenza continua a essere praticamente assente" commenta l'associazione, presentando i risultati di una nuova inchiesta internazionale sulle tariffe ADSL di otto Paesi europei. Oltre al mercato italiano, infatti, Altroconsumo ha analizzato quelli di Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito, Spagna.

"Rispetto all'inchiesta condotta due anni fa - osserva l'associazione - il costo mensile dei contratti italiani oggi è diminuito. Se si considera un contratto flat base, oggi si pagano circa 20 euro al mese, contro i 30 euro nel 2005. Anche la velocità di connessione è aumentata a 2000 Kbit/s". Ma questa nota positiva non basta a confortare l'utenza, se si alza lo sguardo e si dà un'occhiata al di là delle Alpi: "Nel complesso - commenta l'associazione - i migliori contratti in Europa distanziano quelli italiani in convenienza e in velocità massima di connessione".

Il mercato italiano, nell'inquadratura di Altroconsumo, risulta ingessato con una concorrenza volente o nolente allineata ai prezzi stabiliti da Telecom Italia.

"Alcuni esempi in cifre: per un uso medio della Rete (un'ora al giorno di connessione, 30 al mese) la forbice delle tariffe in Europa è ampia: si va dai 10 euro offerti dal provider olandese 12Move ai 47,44 euro dello spagnolo Telefonica. Ai primi posti in classifica si trova l'italiano Tele2 ADSL Flat 2 Mega che costa comunque 18,90 euro al mese, cioè molto più dei contratti meno cari nei Paesi Bassi e in Francia".

L'analisi prosegue con l'esame di connessioni più sfruttate: "Per un uso elevato della Rete (5 ore al giorno di connessione, 150 al mese), ben cinque Paesi su sette sono più convenienti dell'Italia: Francia, Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, e Portogallo offrono tariffe più contenute. I contratti più economici del Bel Paese, Tiscali ADSL 12 Mega Flat e Wind Libero Mega sono a 29,95 euro, cioè il doppio rispetto al più conveniente in Europa, il provider francese Club Internet (14,90 euro)". A questo indirizzo il grafico di confronto tra le offerte europee di connettività.

La delibera Agcom approvata mercoledì potrebbe, secondo Altroconsumo, apportare benefici significativi sul mercato italiano: "Dovremmo assistere infatti a riduzioni di prezzi al consumo e migliori prestazioni grazie all'abbandono del costo al dettaglio (retail minus) nella formazione del prezzo all'ingrosso".

A questo proposito, l'associazione chiede all'Authority delle Comunicazioni di esercitare il proprio compito di vigilanza "in vista dell'offerta che Telecom dovrà fare, in base alla nuova delibera dell'Autorità, entro quindici giorni. Prezzi all'ingrosso da parte di Telecom Italia sproporzionati, rispetto alle pratiche più competitive in Europa, non dovranno essere accettati nell'interesse della concorrenza, dei consumatori, e della modernizzazione del Paese".

"Con investimenti più efficienti nel settore e più efficace concorrenza tra operatori - conclude Altroconsumo - si potrebbe così colmare la distanza che divide il nostro Paese in zone raggiunte dalla banda larga e zone non ancora coperte da infrastrutture di accesso a larga banda, con i cittadini divisi tra chi è privilegiato e chi invece è di serie B".

Sostanzialmente allineata ad Altroconsumo è AIIP, che in una nota diffusa ieri dichiara: "Tra 15 giorni usciranno finalmente i prezzi all'ingrosso dell'offerta detta Bitstream, e se verranno rispettati i criteri stabiliti dall'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, i nostri prezzi si dovranno allineare ai migliori Paesi europei".

"Tanto è vero - prosegue l'associazione dei provider - che i dati frutto dell'analisi di AIIP sui migliori Paesi europei, assunta agli atti dalla Autorità, portano a risultati che convergono, nella sostanza, con l'inchiesta portata avanti da Altroconsumo, la quale invece guarda agli effetti. I consumatori pagano lo scotto di prezzi all'ingrosso troppo salati".

"Non è più ammissibile - continua AIIP - pagare costi non giustificati, frutto di contabilità regolatorie poco trasparenti e non aggiornate. Altri paesi, come la Danimarca, il Belgio e il Portogallo, sono arrivati al successo proprio tenendo conto delle singole componenti di costo di una impresa efficiente e partendo dal basso, si direbbe, pezzo dopo pezzo, e non dal bilancio, a ritroso".

"Avere subito dei prezzi Bitstream allineati alla migliore pratica europea - conclude AIIP - significa abbassare di molto i prezzi ai consumatori e far fiorire una industria dei servizi che oggi è assente ed è la causa che ci relega in fondo alla classifica della competitività e dell'innovazione".


Perché Mediaset ha comprato Endemol? E perché questo preoccupa alcuni? Perché SKY si muove con Wilder? E la RAI deve temere qualcosa? Il futuro è nelle tre televisioni, non nei marchi


  Siamo un paese di pettegoli della televisione. Ne parliamo tanto, spesso e quasi sempre con discorsi paragonabili alle chiacchiere di condominio. Qualsiasi argomento si tratti dai dati di ascolto, alle star tv, alle grandi acquisizioni finiamo immancabilmente per ragionare in un ottica da paesino, concentrandoci solo sulle beghe locali nella inconsapevole e radicata convinzione che tutto il mondo finisca dove terminano i confini del nostro amato stivale.

Il provincialismo della critica italiana riguardo a moltissimi temi strategici come lo sviluppo della televisione sta diventando un problema enorme. Sembriamo incapaci di dare un respiro più ampio ai nostri ragionamenti rimanendo ciechi, e facendo rimanere inconsapevole l'opinione pubblica, su quello che sta realmente accadendo. La stragrande maggioranza delle critiche che ho avuto modo di leggere in questi giorni riguardo l'acquisizione di Endemol da parte di Mediaset rientra a pieno in questa definizione. L'unica preoccupazione emersa è che anche RAI usa format di Endemol, quindi Mediaset ha il potere di controllare il futuro di molti programmi che decretano il successo di RAI in fasce importanti del palinsesto. Fine del ragionamento. Polemiche, dibattiti, accuse etc. Questo l'unico tema trattato, quasi da tutti.

Paragoni del tipo: è come se ci fossero due ristoranti nella piazza di un paese ed uno comprasse il fornitore di viveri del suo concorrente. Questo il livello. Ma lo vogliamo capire che la televisione è diventato un affare globale? Ce ne vogliamo rendere conto? I format ormai da anni attraversano i continenti, i diritti si stanno liquefacendo, la distribuzione sta travalicando le reti di broadcasting classico. Sta cambiando tutto, e ad un ritmo impressionante.

Tutta la televisione viene da almeno 15 anni di progressiva perdita di creatività. Soprattutto qui in Italia. Il modello vincente, che sembrava eterno, è stato quello dei packager. Aggregatori di contenuti comprati altrove. Eventi sportivi, telefilm, film, giochi, reality. Tutti pezzi di televisione costruiti altrove e "semplicemente" acquistati, impacchettati e distribuiti. Attenzione, non che questo non sia importante: saper scegliere, aggregare e quindi distribuire in un bouquet unico un'offerta vincente è un merito enorme. Ed è forse l'unico modo ancora esistente per offrire contenuti di qualità alle masse. Ma tutto ciò sta velocemente cambiando.

Se quando ci si siederà di nuovo intorno ad un tavolo a discutere l'acquisizione dei diritti, arrivasse qualcun altro con più risorse, si perderebbe in un sol istante tutta la forza acquisita. Pensiamo a FOX che con l'insieme dei suoi canali nell'offerta SKY fa uno share non distante di quello di La7. Cosa è FOX prevalentemente oggi? È un packager, ovvero propone una serie di contenuti per i quali ha acquistato i diritti di distribuzione satellitare in Italia. FOX ha messo insieme un'offerta strepitosa, che contribuisce significativamente al traino della piattaforma SKY. Ma FOX è perfettamente consapevole che la politica del puro packaging non può essere il solo centro delle strategie future. Cosa succederebbe infatti quando dovesse arrivare in Italia un player come iTunes capace di offrire puntate di LOST, 24, Heros, House, Friends a 99 centesimi, il giorno dopo la messa in onda? O ancora qualsiasi altro attore in grado di fornire un abbonamento per la visione "in affitto" degli stessi contenuti ad una frazione del prezzo? Accadrebbe probabilmente quello che già si sta misurando in mercati come quello statunitense e quello inglese: la gente, fatti due conti, comincerebbe a scegliere queste nuove forme di distribuzione, più economiche ma anche incredibilmente più comode perché non più legate al palinsesto. Poter vedere quello che si vuole, quando si vuole ad una frazione del costo è sicuramente un mix di fattori motivanti che non lascerebbe alcun dubbio.

È solo necessario rendere questo tipo di offerta semplice da fruire come lo è oggi la televisione, ma questa è solo una questione di tempo. Neanche l'arretratezza italica nella penetrazione della banda larga sarebbe più di tanto un problema perché i contenuti verrebbero scaricati con tutta calma durante tutto il giorno, pronti per essere visti quando serve. In sostanza, basare le proprie politiche editoriali solo sul packaging è già oggi per un broadcaster troppo rischioso. E allora FOX Italia cosa ha fatto? Ha comprato Wilder, una splendida realtà italiana che produce format di successo per diversi attori, RAI compresa. Con Wilder, e non solo, FOX ha cambiato rotta, ha ricominciato pesantemente a produrre contenuti originali, qui in Italia. Un esempio su tutti è Boris, serie TV sulla TV, che sta avendo uno straordinario successo. Fare contenuti è diventato centrale per un broadcaster. Solo chi ha suoi propri contenuti non ha nessun timore e potrà giocarsi appieno la strategia distributiva cosiddetta "3 screen" che dominerà la scena negli anni a venire. Televisione, Mobile e PC, diventano, per chi possiede i contenuti, le 3 interfacce che gli utenti potranno indifferentemente usare per la "guardare la TV".

Ma chi acquisisce la capacità di produzione lo fa per diventare abile ed arruolarsi in questo nuovo tipo di business, non per distruggerlo. Per intenderci, non c'è nessuna intenzione da parte di FOX di impedire che Wilder continui a produrre contenuti per la RAI, anzi. È proprio questo il senso: produrre contenuti originali, avere in mano la leva di gestione dell'asset più importante della nuova rivoluzione televisiva. RAI, SKY, Telefonini, Internet, Alta Definizione saranno solo canali, interfacce, modalità con cui valorizzare questa capacità. Se poi si è cosi bravi da saper fare contenuti che possano essere esportati anche all'estero, si riuscirà a completare il quadro.

Questo è esattamente il senso della strategia dietro l'acquisizione di Endemol da parte di Mediaset, con l'enorme vantaggio da parte di quest'ultima di aver incamerato una azienda che già produce format "3 Screen" e che è fortissima su scala internazionale. Vendere questi contenuti a diversi network, su diverse piattaforme, in varie modalità è esattamente l'obiettivo delle nuove Media Company (furono broadcaster). Non fare la guerra del paesino, dove una trattoria toglie il vino a quella di fronte. RAI non perderà nulla da Endemol dopo questa acquisizione. E se vogliamo fare un ragionamento serio, dovremmo semmai preoccuparci di cosa stia facendo RAI per riacquisire a pieno la sua grande capacità di generazione di contenuti originali.

Tommaso Tessarolo
Il blog di T.T.

eye shadow
Da ieri la backdoor di Stato è aperta: tutti gli operatori di rete, qualunque provider di qualsiasi genere, hanno installato strumenti che facilitano le intercettazioni delle attività Internet. E la cosa non riguarda i soli utenti americani

Washington - Tutti gli operatori di rete statunitensi, i fornitori di accesso e di servizi online, i provider di servizi VoIP, le aziende del broad band e quelle del cavo, società satellitari e molte università: da ieri tutti questi soggetti negli Stati Uniti sono tenuti per legge a disporre di tecnologie che consentano alla polizia federale di accedere in qualsiasi momento alle attività online degli utenti Internet.

Lo ha ricordato ieri Wired che parla di Giorno dell'Intercettazione di internet, in uno scenario atteso da tempo e che le nuove leggi rendono reale.

Si tratta, come noto, degli effetti dell'estensione alla rete delle norme sulle intercettazioni, che già da più di dieci anni obbligano i fornitori di servizi voce tradizionali a facilitare il lavoro di monitoraggio delle conversazioni da parte della polizia.

Sebbene questo possa avvenire solo dietro mandato di un giudice, non sono mancati i casi in cui la polizia federale ha utilizzato il sistema per velocizzare indagini ottenendo i permessi a posteriori. Un quadro che ora si ripresenta, preoccupando i molti che già preconizzano l'avvento di nugoli di cybercop dediti all'osservazione delle attività online di utenti ancora non formalmente indagati. Questo è, peraltro, quanto avviene in molti paesi, un malcostume ben noto, dove l'autorizzazione a raccogliere le prove viene rilasciata a prove già acquisite, illegalmente.

Inutile dire che c'è anche chi sottolinea come la semplicità delle intercettazioni sia destinata a fornire ai detentori del diritto d'autore nuove armi per chiedere più ficcanti indagini sulle attività online degli utenti. Basterà loro la compiacenza di un tribunale per ottenere dati ed informazioni che consentano di costruire procedimenti ad hoc basati, anziché su attività investigative, sull'intercettazione pura e semplice delle attività degli utenti.

"Rendere la sorveglianza più veloce e più facile - sottolinea Wired - offre alle forze dell'ordine di ogni genere nuove ragioni per evitare il tradizionale lavoro di indagine e preferire lo spionaggio". Come già avvenuto per le intercettazioni telefoniche, il numero di operazioni di questo tipo, secondo gli esperti, non potrà che aumentare di anno in anno.

Ciò che preoccupa gli utenti americani dovrebbe però preoccupare anche moltissimi utenti di altri paesi. Una parte consistente del traffico Internet globale, infatti, passa sulle reti americane ed è ora gestito da operatori con la backdoor a stelle e strisce. Per non parlare della quantità di attività Internet mantenuta da utenti di mezzo mondo su server statunitensi, ora soggetti al nuovo sistema di monitoraggio. Ritenere una garanzia il fatto che un tribunale americano debba dare il suo via libera al monitoraggio delle attività web, soprattutto per gli utenti non americani, è dunque del tutto improponibile.

TV tower II
Se non te ne sei ancora accorto, la televisione, così come l’hai conosciuta e vista crescere insieme a te, è un malato in coma irreversibile. Non ispira, non riporta, non trascina… se non in quelle rare occasioni in cui si ricorda ancora il suo vero mandato, quello in cui nessun’altro mezzo di comunicazione potrebbe superarla: la diretta! Documentare puntualmente persone ed eventi con gli occhi di colui che è li, a poterli vivere di persona.

Nella vecchia TV tutto è pre-confezionato, pre-ordinato, anticipato e previsto, corretto, tagliato, “bippato”… passato al vaglio ed approvato.
La vecchia TV non è un mezzo di comunicazione: è uno strumento di propaganda politica e pubblicitaria.
Se non te eri ancora accorto, sveglia!

Per vivere alla velocità del cambiamento alla quale viaggiamo oggi, se tu non prendi il controllo dei media ai quali attingi per imparare, conoscere, informarti e divertirti, sei segato fuori.
Da oggi sei tu la cabina di regia, il pannello di controllo, il telecomando vivente che sceglie e seleziona le informazioni video che ti serviranno per arrichirti, per imparare, per scoprire, per conoscere altre cose e persone che condividono le tue stesse passioni.
T’abbiamo beccato.

Se ti siedi ancora a guardare un altro Festival od un altra puntata di Porta a Porta fermati qua. Il mondo, le idee, la tua azienda e le persone che ci lavorano dentro non si possono cambiare facendosi ipnotizzare da questo flusso di intrattenimento di spessore millimetrico.
Se aspetti che sia la vecchia TV a guidarti nello scoprire quanto hai ancora da scoprire, senza venderti nel frattempo un mutuo, due macchine ed una vacanza in crociera, premi “pausa” e ripensa un attimo a quanto la vecchia televisione ha dato di utile alla tua vita.
Solo in qualche raro istante di qualche competizione sportiva, la vecchia TV riesce ancora a farti sentire il sapore dell’adrenalina dell’essere li, eccitato ed appassionata, come se realmente tele-portato in un evento reale per quanto distante. Magici momenti in cui dimentichi dove sei e diventi tutt’uno con chi ti è distante migliaia di kilometri.
Oltre, è la noia più profonda.

Le Net TV

La nuova televisione che sta emergendo online è molto diversa da quella che sei abituato a vedere. E’ fatta di tanti nuovi modi di fare televisione che stanno prendendo via via nuove forme e formati: YouTube, Blip.tv, Brightcove, DoveTail, Joost, Democracy. C’è chi la chiama Online Television, chi l’ha soprannomina Internet TV, e c’è chi spende grosse somme per convincerci che dovremmo chiamarla IPTV.
Ma non farti ingannare da queste sigle. La nuova televisione online, la Net TV, ha un sapore tutto particolare, ed è facile da riconoscere indipendentemente dalla lingua che parla o dalla sigla con cui si fa riconoscere.
In più da due mesi a questa parte la televisione su Internet si può fare anche in diretta. E lo può fare chiunque. Si! Hai letto proprio bene. Live streaming video accessibile a tutti a costo zero. Il nuovo modo di fare di se stessi una micro stazione televisiva non ha un nome ufficiale per ora, ma per comodità di linguaggio chiamerò questo nuovo tipo di televisione online: La Net TV.

Questo, il suo, inconfondibile identikit:

Non ha orari. Sei tu che decidi cosa vedere e quando. Tutto ciò che va in diretta su una Net TV è sempre disponibile anche in versione registrata. On-demand.
Si vede ovunque. Le nuove Net TV si vedono a casa, ma anche in movimento, sul PDA come sul portatile o con i nuovi strumenti come Apple.TV anche sul televisore di casa.
Non conosce confini. Si vede in tutto il mondo. Dove c’è una connessione wi-fi od un cavo ADSL al quale collegarsi ogni Net TV è immediatamente raggiungibile. A Koh Samui come a Rio Negro.
Non ha canone. La Net TV, non fa pagare il canone ai suoi telespettatori, ne chiede un pedaggio od un decoder per mostrare la maggior parte dei suoi migliori programmi.
Favorisce il ri-uso e la ri-distribuzione dei suoi migliori programmi. La Net TV offre libero accesso a tutta la sua migliore programmazione, ed anzi, promuove attivamente il ri-uso e la distribuzione dei suoi migliori cintenuti su altre Net TV, blog e siti di ogni genere.
Da voce ai suoi telespettatori. Le nuove Net TV, sono quelle che consentono al telespettatore di entrare nello show, di fare domande dal vivo a chi sta dall’altro lato della telecamera così come ad altri telespettatori collegati a distanza.
Ha un audience di centinaia non di milioni. Invece che audience di milioni telespettatori, le nuove Net TV hanno audience di centinaia o migliaia di telespettatori in diretta ma di decine e centinaia di migliaia che guardano i loro show registrati nell’arco di molti mesi od anni dopo l’evento originale.
Ama la nicchia. La Net TV ama specializzarsi su temi ed interessi specifici. Ama rivolgersi a comunità di interesse che amano vedere e sentire informazioni e notizie di un certo tipo. D’altro canto i suoi telespettatori sanno di poter sempre trovare sulle loro Net TV preferite qualcosa di interessante da poter seguire.
E’ appassionata. Guidata, presentata, trasmessa e curata da “veri” appassionati, la Net TV ha tutto un altro sapore rispetto alla vecchia TV dove tutto e tutti volevano apparire perfetti, forbiti e belli. Le vere Net TV si distinguono per la passione con cui i loro autori, reporter e showmen condividono i loro interventi online. Così come le prime radio private, pirate e libere della fine degli anni settanta esprimevano spesso contenuti e personaggi straordinariamente unici, poi gradualmente spazzati via dal commercializzazione sfrenata di tutto il settore, così oggi le Nuove TV scatenano ascolti passionali e seguiti da vera “febbre” d’ascolto.
Ha una voce forte e chiara. Non si nasconde dietro pareri e dichiarazioni fatti da altri, ma esprime in maniera diretta e personale i suoi punti di vista, offrendo un punto di vista dichiaranente personale e soggettivo su tutto ciò che riporta e trasmette. Come nel confronto fra “blog” e siti tradizionali, le nuove Net TV rappresentano spesso il pensiero diretto di artisti, scrittori ed analisti che non trovano nei media tradizionali le possibilità per condividere le loro idee e per potersi confrontare con altri appassionati delle stesse cose.
Parla dal basso. La Net TV è generalmente ispirata da concetti di community e condivisione e disdegna pertanto decisamente programmazioni eccessivamente formali, con personaggi “abbottonati” o troppo “istituzionali”. La Net TV è verace, a l’accento, non veste Armani, crea nuove mode da sola, ed è tipicamente anticonformista, nomade, tribale.
La può creare chiunque. Per creare una Net TV non servono ne grandi budget ne tralicci sparsi per tutta la penisola. Basta registrarsi gratuitamente su Ustream.tv o su Operator11.com, ed avendo collegato una webcam al proprio personal computer la diretta televisiva via Internet è garantita per ora a tutti. Non ci sono limiti di telespettatori, ne di durata dei vostri show. Infatti c’è chi come Justin a San Francisco, si è fatto costruire un video stazione addosso e trasmette ininterrottamente da quasi due mesi (www.Justin.tv).

Se non ha queste caratteristiche… non è una Net TV.
Ma tu dirai: “… ma allora tutte queste nuove TV che riceviamo con FastWeb e Alice non sono forse anche loro delle Net TV?”
No, non sono delle Net TV. Se guardi bene infatti, vedrai anche tu che molti dei tratti dipinti qui sopra, non sono riflessi nelle offerte sempre più pervasive dei nuovi operatori-telecom-diventati-tv. Quei canali sono soltanto un primitivo, inelegante tentativo di rifare la vecchia televisione, usando i cavi telefonici invece che i trasmettitori di una volta, ed offrendo tra l’ altro un prodotto di qualità notevolmente inferiore persino a quella schifezza della vecchia televisione.
Ma allora come faranno a sopravvivere?
Non sopravviveranno infatti. Almeno non con i formati editoriali ed i modelli di business scelti finora.

Il Futuro è adesso

La Net TV è già qui, senza che tu te ne sia neanche accorto. E’ un nuovo modo di fare televisione dal basso, senza apparecchiature da 50,000 euro, e con la flessibilità e freschezza di un blog.
Dentro e fuori dall’azienda, sulla Intranet o sul sito dell’associazione nazionale dell’ordine, le Net TV spunteranno come funghi consentendo a tutti quelli con un talento, una voce e tanta voglia di condividere di essere i pioneri di uno dei media più rivoluzionari dell’immediato futuro della comunicazione.
Con la Net TV ed i nuovi modi di fare televisione online, dove ognuno decide quando e cosa vedere senza dover guardare più un palinsesto il prime-time è a tutte le ore e le registrazioni valgono ancor più delle dirette.
La Net TV toglie i veli indecenti alla televisioni monopolio ed apre I cancelli a tutti quelli che hanno veramente qualcosa da dire independentemente da sponsor, palinsesti e gusti del direttore di rete.
La Net TV può essere creata con strumenti gratuiti o di bassissimo costo ed accessibili da chiunque con un minimo di familiarità con le nuove tecnologie di comunicazione che il Web mette a disposizione.
Solo coloro che avranno idee e temi veramente interessanti, una forte personalità e l’umilta di esplorare nuovi formati e modi di fare televisione riusciranno a trasformare questo mezzo in un tool di apprendimento, divulgazione, intrattenimento e marketing davvero dirompente.
Nonostante i relativamente piccoli bacini di ascolto che le nuove Net TV sembrano promettere, è ampiamente lecito pensare che chi coltiverà i proprio canali con cura, innovazione e professionalità potrà presto garantirsi spazi di servizio insostituibili ed anche opportunità di sostenibilità economica impensabili fino a ieri.
Alla fine dei conti, sarà comunque la capacità di comunicare in maniera efficace, a determinare, così come sul Web scritto, il successo e l’utilità di queste nuove micro stazioni televisive.