La rivoluzione degli e-book sta arrivando oppure no? Il lancio di Kindle di Amazon ha lasciato molte persone incertecostituisca effettivamente un passo avanti nel cammino che dovrebbe portare all'affermazione definitiva dell'editoria elettronica. se questo e-book reader sia destinato a un flop o no...
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E dunque il tanto atteso Kindle è infine arrivato. Dopo mesi di rumors e indiscrezioni, Jeff Bezos ha squarciato il velo e avviato la grancassa (organizzata niente male) per il lancio di Kindle: l’eBook reading device basato su inchiostro elettronico di casa Amazon.

Sul device c’è in realtà abbastanza poco da dire: si sapeva già che avrebbe adottato la tecnologia e-Ink, al pari di Sony, iLiad e Cybook (gli unici dispositivi, con Kindle, oggi sul mercato: Kindle e Sony solo negli USA, iLiad e Cybook anche in Europa). Si sapeva già che a frenarne l’uscita era la necessità non tanto di mettere a punto l’hardware, quanto di chiudere gli accordi necessari con gli editori per avere da subito un bel pacchetto di ebook da vendere.

Quello che si sapeva meno, e ciò che la presentazione ufficiale ha finalmente reso noto, era semmai il modello di business scelto da Amazon.

A questo proposito confesso che le mie aspettative erano sbagliate.

Pensavo infatti che Bezos avrebbe puntato a sussidiare l’hardware per offrire in bundle un bel pacco di ebook, o un abbonamento al download degli stessi, o una scheda ricaribile per comprarli. Pensavo insomma che avrebbe seguito il modello in cui le compagnie telefoniche cellulari hanno fatto scuola: ti regalo (o giù di lì) il telefonino, in cambio mi firmi questo bel contrattino per tot anni.

Non è così.

Amazon vende il suo Kindle a 400$, 50$ in più del Sony Portable Reader (stessa tecnologia di visualizzazione, stesse dimensioni dello schermo, a vantaggio di Kindle la connessione 3G per scaricare i libri Amazon direttamente col device senza passare dal pc; a vantaggio di Sony l’aspetto estetico del device).

Il modello di business è quindi il modello-iPod: ti compri questo hardware, con cui potrai connetterti a questo negozio, da cui potrai scaricare e leggere questi libri, i quali libri, per chiudere il cerchio, potrai leggere solo usando questo device.

Da notare che per far funzionare il meccanismo gli ebook di Amazon non saranno in normale Mobipocket (il formato della società francese che Amazon, in vista di questa operazione, acquisì già qualche anno fa), ma in un Mobipocket modificato per dar vita ad una "Kindle Edition".



Visione d'Insieme sul Mercato degli E-Book

La situazione dell’offerta e della competizione sul mercato della lettura digitale si va perciò delineando, sia dal punto di vista delle caratteristiche e delle funzioni dei singoli device, sia dal punto di vista dei modelli di business perseguiti.

Dal punto di vista della caratteristiche tecniche, i quattro device di fatto disponibili sul mercato possono essere divisi in due gruppi:



a) Il primo gruppo include il Sony Portable Reader, il Cybook Gen3 e il Kindle..

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Tutti e tre adottano la tecnologia e-Ink di base, con uno schermo di 6 pollici, una risoluzione 600×800 e 4 toni di grigio. Tutti e tre sono lettori puri, servono esclusivamente per leggere. Tutti e tre hanno prezzi simili (350$ per Sony, 400$ per Kindle, 350€ per Cybook).

La differenza più rilevante semmai riguarda i formati letti:

* Kindle non legge i PDF

* Sony non legge i Mobipocket

* Cybook legge sia PDF sia Mobipocket.

Quanto al software, pare che Kindle abbia rilasciato il codice sorgente, consentendo così in linea teorica lo sviluppo di qualche applicazione da terze parti (ma cosa si può sviluppare lì sopra? Un viewer PDF? Mi piacerebbe avere pareri su questo)

Cybook e Sony no, ma quelli di Cybook (esperienza diretta) sono molto disponibili, almeno in questa fase, nel raccogliere e accogliere suggerimenti e richieste (con Sony ovviamente manco a parlarne



b) Il secondo gruppo... che non è un gruppo, è rappresentato da un sono lettore di e-book: iLiad.

the iLiad Rex

iLiad iRex ha scelto una strada tutta sua: sul brevetto di base della eInk ha costruito un dispositivo che va ben al di là della sola lettura.

Il suo monitor è considerevolmente più grande degli altri, 8.1 pollici, e la risoluzione è di 768×1024.

Con iLiad si può oltre che leggere anche scrivere, sia per annotare un documento (nei file pdf) che per prendere appunti, compilare schede ecc… Con iLiad si dispone inoltre di una vera e propria connessione wi-fi, in grado di connettere il device ad un server remoto o locale su protocollo IP.

Infine il punto forse meno vendibile e visibile al momento, ma secondo me anche l’asset maggiore e più promettente di iLiad: il codice sorgente è pubblico, e si è già creata una community di sviluppatori che sta sfornando applicazioni di ogni genere (viewers, giochi, planners, browser…).

Quando ho visto qualche giorno fa mio figlio scaricarsi la posta gmail sul suo iLiad grazie a Minimo, la superiorità di iLiad mi è diventata improvvisamente molto chiara.

Naturalmente il tutto ha una contropartita nel prezzo: attualmente 650 € al pubblico.



Avviso: Antonio Tombolini, l'autore originario di questo articolo, e il proprietario della prima società italiana che si occupa sia della distribuzione degli e-book reader, sia della pubblicazione di contenuti pensati specificamente per questo mercato. La sua società, Simplicissimus Books, vende, per il solo mercato italiano, alcuni dei lettori di e-book sopra analizzati: il Cybook e l'iLiad. Simplicissimus Books è stata in passato anche sponsor di Robin Good TV.


L'autore di questo articolo è Robin Good. L'articolo è stato pubblicato per la prima volta il November 22, 2007 su MasterNewMedia con il titolo " Kindle, e compagnia bella /1 ".

La versione italiana è stata scritta da Giulio Gaudiano.
http://www.masternewmedia.org/it/distribuzione_dei_contenuti_online/ebook-reader/amazon-kindle-e-il-mercato-degli-ebook-situazione-e-protagonisti-20071130.htm

Le imprese ormai dovrebbero saperlo, quelle che non lo sanno sono destinate a rimanere indietro. La figura dell'informatico è cambiata negli ultimi 25 anni ed ora è più centrale che mai. Ecco perché


Quando 23 anni fa ho iniziato a sviluppare applicazioni Enterprise (il modulo per i pagamenti dei bollettini postali run-time l'ho sviluppato nel lontano '85 in Assembler), l'informatica era qualcosa di assolutamente avulso dalla realtà quotidiana. Per la comunità, gli informatici erano qualcosa di molto simile ai tecnici delle lavatrici ed il computer un costosissimo accessorio, la cui utilità a livello personale era quanto mai dubbia (ricordate la famosa frase del CEO IBM: il pc non ha futuro?!).

Nei primi anni '90 si comprese che il PC computer aveva una sua ragione di essere, questo grazie anche all'introduzione di linguaggi RAD, agli spreadsheet e agli editor di testo. Si trattò di un epoca di transizione, dove ancora i mini computer erano troppo mini per le applicazioni aziendali, ma avanzavano a rapidi passi. L'informatico all'epoca era già sentito come un tecnico qualificato e benché pochi ancora capissero in cosa realmente consistesse il lavoro dell'informatico, si iniziava già a consideralo un risolutore di "particolari problemi".

Poco dopo la metà degli anni '90 l'essere informatico fece un balzo in avanti. I mini computer (in cluster) avevano raggiunto le prestazioni adeguate per sostituire in molti casi i Mainfraime e la corsa al downsizing era iniziata. Erano gli anni del C e di UNIX e avere degli informatici era un mezzo per contenere i costi di molti servizi, od averne altri più veloci e fruibili. L'uso delle LAN iniziò a diffondersi sempre di più ed il Business capì che lo stesso lavoro poteva essere fatto meglio e con meno risorse proprio grazie all'informatica. L'informatico era per tutti un money saver.
Nella seconda metà degli anni '90 grazie all'avvento di Internet l'informatico ebbe un momento di splendore. Era diventato rain man, l'uomo della pioggia (di soldi). In quegli anni di sogni di gloria e di facile guadagno due strumenti si affermano: l'email ed il motore di ricerca.
L'Informatico è ormai un partner affidabile in grado di realizzare e soddisfare i bisogni del Business. È proprio di quegli anni che sorge per il Bravo Informatico la necessità di meglio qualificarsi in termini livelli di servizio e di assistenza totale al cliente.

È ancora un informatico che lavora On Demand, ma che si rende sempre più conto che il proprio lavoro è qualcosa che è percepito molto al di là del puro intervento tecnico. Inizia ad emergere la figura dell'Analista di Business, cioè l'Informatico che conosce il Business del cliente e che perciò può meglio tradurre i bisogni del Business dal linguaggio corrente in specifiche formali.

Ed infine veniamo ai giorni nostri.
Negli ultimi 3 anni si è assistito ad una concezione completamente diversa dell'essere IT.
Quello che adesso si richiede è che l'IT fornisca "Servizi", il più possibile aperti e possibilmente fruibili dai sistemi più diversi. Si vuole un IT propositivo, un IT che sia malleabile e flessibile, che sia di supporto al Business, ma anche che gli indichi attraverso la proposizione di sempre nuovi ed integrati servizi la possibilità di diversificare meglio vari canali di vendita, produzione e commercializzazione.

Questo ovviamente corrisponde per il Bravo Informatico ad un maggiore impegno, dovendo abbracciare il Business del Cliente in toto e non limitarsi solo a presidiare la tecnologia o l'applicazione che lo riguarda. Ad esempio, chi cura il servizio di un Portale Aziendale dovrà occuparsi di tutto, dal modo con cui le policy aziendali sono recepite, alla sicurezza, ai server, al Network, alle statistiche, alle applicazioni che risiedono sul Portale, alla corretta rappresentazione dei dati che provengono dai vari sistema legacy, in una parola di tutto quello che l'utente/cliente "vede" attraverso il Portale.

Oltre a questo dovrà far evolvere il tutto in un'ottica di servizio distribuito e partecipare fianco a fianco con l'utente/cliente/committente alla valutazione dei requisiti e del ROI (è decisamente un bel impegno che presuppone un'elevata professionalità ed un aggiornamento continuo cui dovrebbe corrispondere un'altrettanta adeguata incentivazione, parafrasando una famosa canzone (se è vero che ad ogni maggior impegno corrisponde una contropartita....considerevole...).

Non mi meraviglierebbe sapere che questo modo di Essere Informatico per molti è già realtà, ma sarei sorpreso di sapere che al fianco di questo modo di Essere IT sia stato anche varato un piano di riqualifica e d'addestramento.

I Bravi Informatici sanno che tutto parte dalla persona e che sono le persone che realizzano quello che il Business immagina.
Le persone sono il capitale dell'Azienda ed i Bravi Informatici sono tra i capitali più preziosi, specie li dove è permesso loro di sperimentare e di proporre idee che diventeranno prodotti e servizi.

E questo capitale in Italia è pagato troppo poco. Un analista programmatore in Germania guadagna quasi il doppio, poco meno del doppio in USA e UK, in Francia il 50% in più, in Spagna il 20%, in Svizzera il 150% (fonte Mercer).
Ma non è solo una questione di prezzo ( e stato sociale ) che fa la differenza.

In una recente intervista rilasciata a LineaEdp il CEO di SAS dichiara: "Prima di tutto le persone. Il 95% del mio patrimonio aziendale varca i cancelli ogni sera ed il mio obiettivo è creare un contesto tale da fare in modo che questo patrimonio torni in azienda ogni mattina".
È importante notare che molti prodotti di questa azienda sono stati creati a partire dall'innovazione che gli stessi Bravi Informatici hanno sviluppato e proposto. Anche altre aziende "americane" hanno iniziato già da tempo un percorso che pone la persona al centro della strategia dei servizi.
Il nocciolo della questione per queste aziende è che non si possono offrire buoni servizi se non si hanno buone persone e non si hanno buone persone se non ci si dedica ad esse.

Alcuni ragazzi mi hanno raccontato le loro storie da Co.Co.Pro sul mio blog.
Aziende che basano la loro produzione su questi tipi di rapporti contrattuali non hanno futuro in un ottica di servizi con il cliente e sono destinate ad una fetta molto piccola del mercato ed a scomparire nel tempo per mancanza d'innovazione.

Essere IT per come il mercato lo richiede è possedere il know-how che genera innovazione, la quale è il volano del Business. L'uomo IT di oggi è molto più vicino al Business di quanto lo sia mai stato e secondo me, moltissime potenzialità in Italia del mondo IT ancora devono essere esplorate, sono lì, in attesa di avere un opportunità da parte dei vari HR e CEO.

Google non sarebbe mai nata se non avessero permesso a chi sviluppa di vedersi riconoscere il proprio valore e le proprie idee, ma soprattutto di non sentirsi colpevolizzato per i propri errori.
Chi è IT sa di valere, aspetta che gli si dia una possibilità di mostrarlo, ma non aspettate troppo a prendere questo treno, sono sempre i migliori che vanno via per primi.

Giuseppe Cubasia
Cubasia blog

Punto Informatico
http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2129255

Fattura elettronica per fare business con la Pa
Fattura elettronica per fare business con la Pa. Una norma contenuta nella legge Finanziaria obbliga all'abbandono del documento cartaceo dal 1° luglio 2008

Fra le novità previste dalla Legge Finanziaria c'è anche l'obbligo dal primo luglio 2008 di utilizzare la fatturazione elettronica “per tutti gli operatori che hanno relazioni con l'Amministrazione statale e gli enti pubblici”. Secondo la nuova normativa la Pa, oltre a non accettare fattura cartacee, non darà il via ai pagamenti fino a quando non arriverà una versione elettronica della fattura. La norma contenuta in Finanziaria dovrebbe così sbloccare la situazione di questo documento che fino a oggi vanta un tasso di adozione inferiore al 5%. Un po' poco visto che l'osservatorio della School of management sdel Politecnico di Milano sull'argomento stima che la fattura, intesa come integrazione del ciclo ordine-consegna-fatturazione e pagamento, permette una riduzione del ciclo dell'ordine per la coppia produttore-distributore pari a 25 euro per ordine o fattura nel farmaceutico, 45 euro nel mercato del materiale elettrico e fino a 60 euro nel largo consumo. Accanto a questi benefici di efficienza bisogna poi aggiungere i benefici di miglioramento dell'efficacia del processo (tempestività, accuratezza) più difficili da stimare.


Risparmi che, secondo gli esperti dell'università milanese, non sono conosciuti anche da molte aziende che oggi hanno già adottato la fattura. Oltre naturalmente dalla massa dei potenziali fino ad arrivare agli attori del mondo dell'offerta. Altre barriere sono costituite dalla legislazione e dall'esistenza di molteplici standard. Fattori che, stima il Politecnico, sono enfatizzati ma alla fine non costituiscono un vero impedimento all'adozione della fattura elettronica.


“Il quadro normativo (decreto legislativo del 20 febbraio 2004 n. 52 e decreto del ministero dell'Economia del 23 gennaio 2004) con le circolari interpretative che chiariscono le novità introdotte risulta ragionevolmente completo e chiaro”.


E in quanto agli standard il Politecnico spiega che anche questo deve essere considerato un fattore di ricchezza “essendo molti di questi standard legati a specificità di contesto (settore, paese, porzione di processo); la nativa diversità non costituisce un problema particolarmente significativo per lo sviluppo di progetti di integrazione e dematerializzazione del ciclo dell'ordine, essendo agevole ricondurre la diversità a fattor comune”.


Pochi problemi esistono anche per quanto riguarda la filiera dell'offerta “strutturata e culturalmente preparata”.
I problemi comunque esistono e riguardano in particolare la complessità organizzativa che è una combinazione di complessità interna legata alle difficoltà di affrontare per preparare l'azienda a integrarsi e collaborare con i partner di filiera in termini sia di adeguamento dei sistemi informativi aziendali che di gestione del cambiamento organizzativo (persone e processi).
La complessità esterna, invece, è legata da un lato alle difficoltà che i partner di filiera devono affrontare per esporsi alla integrazione/collaborazione in termini di organizzazione e sistemi informativi, e dall'altro alla presenza o meno di un quadro normativo chiaro e di standard di comunicazione o di processo all'interno della filiera.

SmauNews
http://www.lineaedppmi.it/

Assoro: Vecchietti a passeggio. - Assoro

Come il mondo vede l’Italia
Il Times: “La Levi Prodi è un assalto geriatrico ai bloggers italiani”
Grillo “crociato”, Prodi “arzillo sessantottenne”: in Italia governano “nonni”

Paola Monti - Pubblicata il 25/10/2007


“Assalto geriatrico ai bloggers italiani”: questo il titolo di un articolo del Times che commenta la Levi Prodi, ovvero la proposta di legge che, puntando a regolamentare in modo più severo l’editoria, ha finito per mettere in allarme ed in rivolta il mondo della rete.



Sì, perché, se la Levi Prodi diventerà legge, chiunque voglia aprire un blog o un proprio sito internet dovrà obbligatoriamente iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione) e sottostare al controllo, alla burocrazia, alle sanzioni e alle tasse, perchè saranno considerate attività editoriali anche quelle esercitate senza scopo di lucro, come i blog.

E’ per questo che anche uno dei quotidiani più famosi al mondo ha deciso di occuparsi dell’argomento e dall’articolo di ieri l’Italia non esce bene: “Considerando gli standard del G8, l’Italia è un Paese strano – si legge – Per farla semplice, è una nazione di legislatori ottuagenari eletti da settantenni, i pensionati. Tutti gli altri non contano”.

E così il Times continua, dipingendo Prodi come un “arzillo sessantottenne” che ha battuto un Berlusconi settantunenne alle ultime elezioni, mentre a Napolitano (82 anni) ne aveva già 20 quando i tedeschi si sono arresi alla fine della seconda guerra mondiale.
Secondo il Times, il governo italiano “non sembra capace di adattarsi al mondo moderno” e la spiegazione è semplice: “Anche il vostro Paese funzionerebbe in questo modo se i vostri nonni fossero in carica”, sostiene l’articolo.

Questa l’introduzione che il Times ci ha riservato, passando poi ad affrontare il tema centrale: la Levi Prodi è descritta come una legge che ha come bersaglio “la vita moderna”, una legge incredibilmente generica che obbliga tutti i bloggers e gli utenti della rete a registrarsi con lo Stato: “Anche un innocuo blog della squadra del cuore o quello di un adolescente che discute dell’iniquità della vita – spiega il quotidiano – saranno soggetti alla vigilanza del governo e alla tassazione (pur non trattandosi di siti commerciali)”.

“L’intento della proposta di legge, come è stato scritto quando è passata al vaglio del Consiglio dei Ministri, sarebbe quello di mettere il bavaglio ai bloggers, che ormai rappresentano un vero guaio per quelli che sono al potere”, continua l’articolo.
I blogger, secondo il Times, sono guidati dal “crociato (che alcuni definiscono populista)” Beppe Grillo, “un comico diventato attivista diventato blogger”: secondo il quotidiano, infatti, Grillo è uno di quelli che sanno interpretare e commentare in modo più corretto le vicende italiane sia fuori che dentro al Paese e si batte per un governo più trasparente.

L’articolo del Times si conclude con un appello rivolto a Levi e a Gentiloni: “E così mi appello – scrive il giornalista Bernhard Warner - al ministro italiano delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ex giornalista, e Ricardo Franco Levi, il deputato che ha concepito questo sbagliato testo di legge. La soluzione migliore per questo Paese è davvero mettere i giovani in silenzio?”.

paola monti
http://www.newsfood.com/Articolo/Italia/20071025-Times-Levi-Prodi-assalto-geriatrico-bloggers-italiani.asp