Fattura elettronica per fare business con la Pa
Fattura elettronica per fare business con la Pa. Una norma contenuta nella legge Finanziaria obbliga all'abbandono del documento cartaceo dal 1° luglio 2008

Fra le novità previste dalla Legge Finanziaria c'è anche l'obbligo dal primo luglio 2008 di utilizzare la fatturazione elettronica “per tutti gli operatori che hanno relazioni con l'Amministrazione statale e gli enti pubblici”. Secondo la nuova normativa la Pa, oltre a non accettare fattura cartacee, non darà il via ai pagamenti fino a quando non arriverà una versione elettronica della fattura. La norma contenuta in Finanziaria dovrebbe così sbloccare la situazione di questo documento che fino a oggi vanta un tasso di adozione inferiore al 5%. Un po' poco visto che l'osservatorio della School of management sdel Politecnico di Milano sull'argomento stima che la fattura, intesa come integrazione del ciclo ordine-consegna-fatturazione e pagamento, permette una riduzione del ciclo dell'ordine per la coppia produttore-distributore pari a 25 euro per ordine o fattura nel farmaceutico, 45 euro nel mercato del materiale elettrico e fino a 60 euro nel largo consumo. Accanto a questi benefici di efficienza bisogna poi aggiungere i benefici di miglioramento dell'efficacia del processo (tempestività, accuratezza) più difficili da stimare.


Risparmi che, secondo gli esperti dell'università milanese, non sono conosciuti anche da molte aziende che oggi hanno già adottato la fattura. Oltre naturalmente dalla massa dei potenziali fino ad arrivare agli attori del mondo dell'offerta. Altre barriere sono costituite dalla legislazione e dall'esistenza di molteplici standard. Fattori che, stima il Politecnico, sono enfatizzati ma alla fine non costituiscono un vero impedimento all'adozione della fattura elettronica.


“Il quadro normativo (decreto legislativo del 20 febbraio 2004 n. 52 e decreto del ministero dell'Economia del 23 gennaio 2004) con le circolari interpretative che chiariscono le novità introdotte risulta ragionevolmente completo e chiaro”.


E in quanto agli standard il Politecnico spiega che anche questo deve essere considerato un fattore di ricchezza “essendo molti di questi standard legati a specificità di contesto (settore, paese, porzione di processo); la nativa diversità non costituisce un problema particolarmente significativo per lo sviluppo di progetti di integrazione e dematerializzazione del ciclo dell'ordine, essendo agevole ricondurre la diversità a fattor comune”.


Pochi problemi esistono anche per quanto riguarda la filiera dell'offerta “strutturata e culturalmente preparata”.
I problemi comunque esistono e riguardano in particolare la complessità organizzativa che è una combinazione di complessità interna legata alle difficoltà di affrontare per preparare l'azienda a integrarsi e collaborare con i partner di filiera in termini sia di adeguamento dei sistemi informativi aziendali che di gestione del cambiamento organizzativo (persone e processi).
La complessità esterna, invece, è legata da un lato alle difficoltà che i partner di filiera devono affrontare per esporsi alla integrazione/collaborazione in termini di organizzazione e sistemi informativi, e dall'altro alla presenza o meno di un quadro normativo chiaro e di standard di comunicazione o di processo all'interno della filiera.

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