Il clientelismo che attanaglia la società marocchina, il nepotismo e i favori che circolano laddove maggiore è l'amicizia e la vicinanza con la monarchia non sono problemi nuovi per il Marocco ma rimangono questioni imbarazzanti, oltreché faccende dense di derive macrosociali che le autorità preferiscono sottacere. Al punto che chi ne parla su Internet finisce in galera.

il blogger marocchinoStando alle cronache questo è quanto accaduto al blogger 29enne Mohamed Erraji, secondo cui il vizio nazionale di dipendenza economica e psicologica dalla monarchia si è diffuso a tutti i livelli, tanto che ormai tutti si sono abituati a chiedere favori, a pietire per ottenere un lavoro o quasi qualsiasi altra cosa. A suo dire, e lo ha scritto sui blog ma lo ha riportato anche in un articolo pubblicato dal giornale online Hespress, questa cultura del chiedere "ha reso i marocchini un popolo senza dignità, che vive di donazioni e regali". "Le licenze di trasporto (come quelle dei taxi, ndr.) e titoli nobiliari che il Re distribuisce ai cittadini che gli inviano lettere - ha anche scritto nell'articolo - sono scritte con le stesse frasi utilizzate dagli accattoni sui marciapiedi".

Troppo per la monarchia, troppo per le autorità, da sempre impegnate a far rispettare una legge sulla stampa che vieta di criticare la monarchia stessa. Ed ora, annuncia proprio il quotidiano marocchino, Erraji è stato condannato a 2 anni di carcere e ad una multa pecuniaria di 500 euro, una cifra non trascurabile per il blogger, la cui salute è precaria e che non ha una occupazione fissa. Il suo blog personale risulta ora irraggiungibile.

Il processo è durato circa dieci minuti
. Arrestato venerdì, lunedì era in aula senza avvocato difensore e i familiari hanno dichiarato di non essere riusciti ad ascoltare cosa è stato detto ma di aver visto che il giovane non ha avuto modo di difendersi dinanzi al magistrato che ha deciso la sua incarcerazione.

Sdegno per quanto accaduto è stato espresso anche dall'organizzazione per i diritti umani in Marocco, AMDH, secondo cui non c'è stato un processo equo, perdipiù a causa di un articolo che non violava la legge perché se la prendeva con le modalità con cui il paese è governato e non con l'istituzione monarchica in sé. Va detto che non si tratta di una sentenza particolarmente pesante per gli standard marocchini, se si pensa che lo scorso febbraio è stato condannato a tre anni di reclusione un utente Internet che si era registrato su Facebook usando il nome di un membro della famiglia reale.

Ad ogni modo, come riportano i blog locali, il fatto che proprio quell'articolo abbia inguaiato Erraji rimane in dubbio: il processo ultraveloce e l'assenza di una difesa non hanno fin qui consentito di andare oltre le supposizioni. Fatto è che ora Erraji è dietro le sbarre, mentre inizia a montare nella blogosfera marocchina un movimento che ne chiede la scarcerazione. Sul sito che raccoglie le firme, Help Erraji, sono già centinaia le testimonianze lasciate dagli utenti.

http://punto-informatico.it/2399325/PI/News/marocco-blogga-male-marcisca-pure-galera.aspx

il dispositivoGli ebook sono da molto al centro dell'attenzione di osservatori e critici. I nomi più noti sono Sony e Kindle, i contendenti non mancano, e ora c'è un altro prodotto a raccogliere la sfida: lo produrrà Plastic Logic.

Usa la stessa consolidata tecnologia dei suoi concorrenti più conosciuti (quella di E Ink), ma ancora non ha un nome, spiega il New York Times: lo chiamano semplicemente "Reader".

Si tratta di un dispositivo diverso dai suoi principali competitor. Di vera e propria competizione in realtà non si può parlare: il display è più grande, esattamente come un foglio formato lettera. Piattissimo, potrà ospitare molto materiale ed essere aggiornato in tempo reale via WiFi. La risoluzione è stata scelta per presentare documenti di tipo business dunque anche un giornale ce lo si legge benissimo.

Lo stesso New York Times, infatti, è proprio tra quei quotidiani ai quali ci si può abbonare in varie forme, compresa la versione su Kindle. "Puntiamo a sperimentare tutte queste piattaforme. Quando gli apparecchi inizieranno ad approssimarsi al look ed al feeling di un giornale, ci saremo anche noi", ha detto Michael Zimbalist, direttore ricerca e sviluppo della testata statunitense, riferendosi al nuovo reader.

I dettagli sul prezzo saranno rivelati solo dopo l'International Consumer Electronics Show di Las Vegas, che si terrà a gennaio 2009. Nel frattempo quello di Plastic Logic è l'apparecchio con il display più grande e quello che riesce meglio a presentare un prodotto editoriale con l'aspetto di un vero e proprio giornale: "ciò che tutti ci chiedono - rivela Richard Archuleta, direttore dell'azienda - è un giornale".

Lo scenario di mercato è certamente complesso: questi reader, nella maggior parte dei casi, hanno più di qualche lucchetto che ne impedisce un impiego del tutto libero. Si trovano a fronteggiare faccia a faccia il Web, dove la maggior parte dei quotidiani ha oggi il proprio sito e dove gli internauti leggono le notizie gratuitamente. Occorrerà dunque sfruttare a fondo ogni strumento che renda più appetibile il reader rispetto al Web. Ma tra profilazioni e advertising mirato, i mezzi non mancano, spiega ancora la testata statunitense: la preoccupazione per la privacy sta già montando.

Marco Valerio Principato - http://punto-informatico.it/2399555/PI/News/un-lettore-sottile-come-un-foglio-giornale.aspx

I was looking for legitimate writing sites which compensate authors. Writing sites like these are mushrooming and there are worries of scams amongst them. Triond has been on the top list of writing websites which pay me dutifully every month. But I decided that I need to look at other sites to earn more from my freelance writing activity - thus, the search for legitimate writing sites. 

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Constant Content

Constant Content allows you to submit articles, photos, videos and illustrations for sale. These articles are often purchased by magazine editors or website content developers or bloggers for blog entries. There are many licenses for these people to purchase, namely full rights license, unique rights license and usage rights license. If you have articles previously published, you can still sell them at Constant Content for usage rights license. These buyers are constantly looking for material and if they can't find them at Constant Content, they can make a private or public request for the specific articles to be written. Many writers will attempt to do so and they will have a list of articles pertaining to that topic in no time. Payment is made on the first week of every month once you reach $50 in your account.

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Demand Studios

Demand Studios has many websites on various topics of interest. You can get freelance writing assignments from Demand Studios and get paid for them. First of all, you need to provide your CV when you sign up for an account. Once it is approved, their editorial staff will match writing jobs based on your interests, skills and competence. You can receive an upfront payment for your approved assignments. The payment varies according to your content. You will be paid via Paypal every Friday or a check for special assignments if the editorial team contacted you via email. The downside is that Demand Studios owns all rights to the content. And it is only for US citizens above the age of 18 years old.

Ground Report

At Ground Report, you can publish news stories, photos or videos. You get paid via Paypal at end of each month based on statistics from the previous month. You will receive a proportionate share of the payout based on the traffic to your published materials. Whatever you publish at Ground Report must be original. The best part is that you retain all rights to your work. You also get to choose from 4 different kind of Creative Commons licenses for your work.

Associated Content

At Associated Content, you can write articles on any topic and submit them for approval. Once they are approved, you can start earning money. Besides articles, you can also submit videos, audios and slideshows. There are two ways you can be compensated at Associated Content, namely Performance Payment and Upfront Payment. You are only eligible for Upfront Payment if you are a US citizen above 18 years old. They pay via Paypal once your earnings amount to $1.50 and payments are sent every Monday, Wednesday and Friday for Upfront Payments or the beginning of every month for Performance Payments. At Associated Content, you can submit articles under the Exclusive, non-Exclusive or Display-Only rights grant. The different rights you grant affect the distribution of your materials to their partnership sites.

Helium

Helium is a publishing website which allows you to write articles on various topics. You can either write articles based on topics others have written before or make up your own category. Helium is famous for its rating system. It allows readers to compare 2 articles of similar topics or titles to determine which is the better one. As such, your article will be ranked against other articles written by other writers. Your earnings is based on your article ranking and the number of pageviews you get. Apart from performance payment, Helium also organizes contest where you can win cash. At Helium Marketplace, there is a list of articles wanted by websites or magazines. You can write an article based on the topic they requested and hopefully, website owners or magazine editors will pick yours up. You can be paid a lump sum for that. They pay via Paypal once you reach $25.

Review Stream

At Review Stream, you can write reviews on books, hotels, products, places, cities, practically anything. Once you submit the reviews, the editors will review them, reject or accept them. The current rate for each piece of review is $2 if accepted. However, sometimes your review may not meet their criteria. As such, you can be paid the bulk rate which is the current rate divided by 5, in this case 40 cents. On top of that, every vote pays 10 cents. You can get paid via PayPal after reaching the threshold of $50. You need not sign up to write reviews for them.

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At Triond, you can get paid for writing articles, publish photos, videos and audio materials. You are free to write on any topic you like and submit them. You can even write in other languages besides English. Once your material is approved by the admin, you will receive a confirmation e-mail from Triond to notify you that your article has been published. They will tell you where the article has been published. Triond has many affiliate sites pertaining to different topics. So you may have your articles published at different websites if you write about different things. Triond will automatically pay via PayPal on the 15th of every month once you have earned at least 50 cents, lowest payout so far. Payment is based on an ad-revenue sharing scheme as well as the number of pageviews. Triond only accepts original materials which has never been published elsewhere before.
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 Source: http://www.writinghood.com/Online-Writing/Nine-Legitimate-Writing-Sites-Which-Pay.199101

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I've been using remote desktop sharing software for a while now and it's worked wonders for our team. Multiple people in different locations around the country can work on a presentation or a project plan simultaneously from their desktop computers! Here's a list of a couple of my favorite screen sharing software over the last few years:
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CroosLoop is also very easy to use, but requires that each party install the CrossLoop software onto their computers. Uses 128-bit encryption and allows for file-sharing also.
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showmypc
A good free tool for online collaboration, desktop sharing, and remote PC access. No registration required, no logins, very easy to use. Uses SSH to make connections to other PC's.
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SkyFex allows remote watching and remote control in real time. Does not require additional software installation and works transparently through NAT and Firewalls. Only for IE though.
teamviewer
TeamViewer has a couple of features, such as remote control of PCs, screen sharing, file transfer, chat ability, and is secure. Have to install the TeamViewer software for it to work.
screen stream
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If you know of one that I missed or think is better, post a comment! Enjoy!

La tecnologia Intel sulla strada dell'alimentazione senza fili. Possibili anche pacemaker. "Ma non subito", avverte Rattner


ADDIO a cavi e batterie: presto potremo accomodarci al parco, al bar o in treno e navigare senza l'incubo che si spenga il pc. Il Chief Technology Officer di Intel, Justin Rattner, ha infatti annunciato che i laboratori della sua azienza, partendo dalla tecnologia messa a punto dai ricercatori del MIT, stanno lavorando a un nuovo tipo di tecnologia wireless capace di ricaricare il computer senza bisogno di batterie. La notizia è stata data ufficialmente in occasione del Developer Forum di San Francisco.

Insomma, siamo a un passo dall'alimentazione senza fili. In soldoni il pc diventerà un accessorio come un altro, autonomo e capace di "assistere" l'essere umano senza bisogno di dipendere da una ricarica. Rattner ha già mostrato come un Wireless Resonant Energy Link (WREL) sia capace di alimentare una lampadina da 60 Watt senza usare né cavi né prese elettriche, con una dispersione di energia pari al 30%. Un'energia sufficiente ad alimentare anche un computer portatile.

Trasmettere energia attraverso l'aria è comunque un campo di ricerca abbastanza vecchio (uno dei pionieri è stato Tesla, all'inizio del '900), ma non ha mai portato grandi risultati. In passato gli studiosi cercavano di far percorrere all'energia grandi distanze, ma si scontravano con il fatto che la maggior parte dell'energia andava sprecata. La "scoperta" in questione è più che altro un' "intuizione intelligente" basata sul fatto che la situazione è cambiata rispetto al passato: visto che l'elettricità arriva dovunque con la corrente, non serve un metodo di trasmettere energia a lungo raggio, ma basta un metodo efficiente su brevi distanze. In pratica lo scopo di tutto è rimuovere i cavi di alimentazione.

"Un passo importante - dice l'ingegnere Intel Joshua Smith - tra qualche anno avremo la possibilità di usare il pc anche a grande distanza dalla stazione wireless". La tecnologia WREL impiega dei risonatori in grado di assorbire l'energia anche a distanza: questo significa che sarà possibile anche lavorare con i laptop a diversi metri di distanza dalla fonte wireless.

Il mercato per i dispositivi wireless da anni ormai è in forte ascesa. Da un giro d'affari pari a 300 milioni di dollari nel 1998, è passato a 1,6 miliardi nel 2005. Le reti wireless oggi vengono installate negli aeroporti, nelle università, nei parchi pubblici delle grandi città e aiutano le persone a connettersi a internet senza bisogno di cavi. Tra qualche anno, oltre che fornire l'allacciamento alla rete, permetteranno di usare illimitatamente il pc dappertutto, senza l'incubo che la batteria si scarichi.

Si tratta comunque di una realtà non ancora pronta per essere messa sul mercato. "Rimangono ancora molte sfide ingegneristiche e molto lavoro lavoro da fare", spiega prudentemente Rattner.

Marin Soljacic, docente di fisica al Mit, ha aggiunto che sono tante le applicazioni pratiche di questo tipo di tecnologia, dal pacemaker al cuore artificiale, capace di "vivere" grazie a un'alimentazione wireless. Altro che fantascienza: la WiT-ricity, frutto della combinazione tra "wireless" ed "electricity", riesce ad accendere una lampadina a distanza. Perché non alimentare il dispositivo che fa battere un cuore?

SARA FICOCELLI - repubblica.it

Il paese africano usato come discarica dei rifiuti elettronici nocivi
L'organizzazione ha ricostruito la rotta delle nuove navi dei veleni. Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno. Contengono elementi tossici che mettono a rischio ambiente e salute umana



E' il remake di un film degli anni Ottanta, un brutto film. Gli slum africani utilizzati come pattumiera dei veleni dei paesi ricchi, i primi vani tentativi di bloccare il traffico, la rivolta dei nigeriani che, esattamente vent'anni fa, sequestrarono una nave italiana, con 24 uomini di equipaggio, come arma di pressione per costringerci a risanare la discarica pirata di Port Koko. Adesso ci risiamo. Nella versione tecnologicamente avanzata dell'e-waste, il rifiuto elettronico che fluisce sempre più abbondante. La nuova pattumiera del mondo industrializzato è il Ghana: è qui che finisce una buona parte degli oggetti che fino a un istante prima dell'abbandono sembravano indispensabili e che all'improvviso si sono rivelati inutili, cancellati nella possibilità d'uso da memorie più potenti, software più avanzati.

La denuncia viene da Greenpeace che, con un'azione di "spionaggio industriale" è riuscita a ricostruire il percorso delle nuove navi dei veleni. Il punto di partenza per l'Europa è Anversa, in Belgio, dove confluiscono scarti elettronici provenienti da Olanda, Germania, Italia, Danimarca e Svizzera. Non si tratta di piccoli numeri. Le stime Onu parlano di 20-50 milioni di tonnellate di rifiuti tecnologici prodotti ogni anno: i Raee, ovvero i rifiuti derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale (3-5% annuo, nel 2006 ogni cittadino europeo ne ha prodotto tra 17 e 20 chili all'anno). Contengono elementi tossici e persistenti (metalli pesanti, ftalati, pcb) che rappresentano un rischio per l'ambiente e la salute umana nelle fasi di trattamento, riciclaggio e smaltimento.

Dunque roba da maneggiare con attenzione. Ma le foto che potete vedere mostrano cosa succede veramente. Oggetti pericolosi trattati senza nessuna precauzione anche da bambini, materiale tossico bruciato vicino alle case, pozze di liquame contaminato in cui tutti sguazzano. E' questa la fine che fa una buona parte dell'e-waste occidentale: si perdono le tracce del 75 per cento dei rifiuti tecnologici prodotti nell'Unione Europea e di oltre l'80 per cento di quelli prodotti negli Stati Uniti. In parte restano nei garage e nelle cantine, in parte vengono smaltiti illegalmente nei paesi in cui sono stati usati, ma in buona parte salgono sulle navi dei veleni per arrivare nei luoghi in cui i lavoratori, spesso bambini, sono esposti ai rischi legati al cocktail di composti chimici che questi rifiuti sprigionano quando vengono trattati in modo non adeguato.

In Ghana l'indagine di Greenpeace ha messo in evidenza una rete di cimiteri clandestini. Le navi ufficialmente cariche di "beni elettronici di seconda mano" arrivano nel più grande porto del paese, a Tema, e da lì prendono la strada del centro di smaltimento di Agbogbloshie, ad Accra, la capitale. Oppure si sperdono nel marasma dei piccoli cimiteri sparsi un po' ovunque. Greenpeace ha fornito i dati relativi a quello di Korforidua, ma è un esempio tra tanti.

Un disastro ambientale, sociale, umano che rappresenta l'altra faccia del disastro politico che ci coinvolge direttamente. Vent'anni fa l'Occidente chiuse gli occhi sulle rotte dei veleni finché il contenzioso internazionale divenne troppo aspro per ignorarlo. Ora la capacità di risposta dei paesi che subiscono l'arrivo clandestino dei rifiuti elettronici (dall'Africa alle piazze asiatiche) è più alta ed è prevedibile che la tensione tornerà a salire molto presto.

ANTONIO CIANCIULLO - repubblica.it

I giganti del web contro la censura "Codice di condotta, dopo i Giochi"
Google, Yahoo! e Microsoft stendono un documento per i paesi non democratici. Verrà completato entro l'anno, quando Pechino 2008 sarà alle spalle. Preoccupato il Senato americano: "Pericolo per la privacy degli inviati alle Olimpiadi"

PECHINO - Google, Yahoo! e Microsoft, leader delle ricerche su internet, passano al contrattacco. I giganti del web stanno preparando un codice volontario di condotta per "proteggere e promuovere la libertà di
espressione e la privacy a livello globale" da applicarsi in quei Paesi dove vige un regime di censura. Purtroppo il documento non vedrà la luce prima di fine anno.

Il codice. L'iniziativa delle tre società, alle quali si aggiungono altre aziende più piccole ed alcuni gruppi per i diritti umani, parte dal gennaio del 2007. La sua attuale accelerazione è dovuta ad un'azione bipartisan del Senato americano. Il mese scorso il senatore democratico Richard Durbin e quello repubblicano Tom Coburn hanno scritto alle società chiedendo di finire il codice prima dell'apertura delle Olimpiadi, che inizieranno venerdì prossimo. I politici statunitensi sono preoccupati dall'idea che le grandi società della rete forniscano informazioni sui siti visitati dai giornalisti e dagli atleti giunti in Cina per i Giochi. Secondo il Wall Street Journal la risposta è arrivata oggi e nella loro lettera le società del web si dichiarano pronte a dare l'ufficialità al nuovo codice entro la fine dell'anno: i Giochi di Pechino restano quindi fuori dal codice.

I precedenti. Pochi giorni fa la censura cinese aveva fatto un passo avanti permettendo l'accesso ad alcuni siti bloccati come la versione cinese di Wikipedia e la pagina di Amnesty International. Un'apertura limitata però solo ai giornalisti. Negli anni scorsi le grandi società del web erano state pesantemente attaccate dai gruppi a tutela dei diritti umani, ed in particolare da Amnesty, per il loro supporto al regime di Pechino. Tutte le società hanno accettato di filtrare i risultati delle proprie ricerche alla luce dei diktat cinesi, con una percentuale vicina al 20% dei risultati oscurati: addirittura Yahoo! ha aiutato le autorità a rintracciare il giornalista dissidente Shi Tao, reo di aver diffuso sul web alcune direttive segrete del governo cinese.

Il mercato. Un danno di immagine notevole per alcune società come Google, che sul motto di "non essere cattivi" hanno fondato la loro fortuna. Eppure di fronte alla scelta tra il piegarsi al volere del regime o chiudere battenti, tutti i big della rete hanno preferito la prima ipotesi. Secondo gli ultimi dati in Cina adesso ci sono oltre 250 milioni di navigatori: troppi per essere esclusi dai piani di Microsoft, Yahoo! e "Big G". La speranza è che il codice di condotta in arrivo possa concedere anche agli internauti cinesi i diritti di quelli occidentali.

repubblica.it

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Paradossalmente, la Rete è stata fortemente promossa dallo Stato. Poi, però, è cresciuta sotto pesanti limitazioni alla navigazione. Sei cancelli e le parole vietate, ecco Internet censurato alla cinese
La "Grande muraglia": un insieme di sofisticati "firewall" e software, che rappresentano il più avanzato tentativo di controllare il cyberspazio





PECHINO - Una caratteristica originale di Internet in Cina è il ruolo propulsore e decisivo che lo Stato ha avuto nel suo sviluppo. Questo aspetto è stato esposto nei dettagli da uno dei più autorevoli esperti del settore, il dissidente cinese in esilio Xiao Qiang, nella sua audizione del 14 aprile 2005 a Washington ("The Development and the State Control of the Chinese Internet") di fronte alla US-China Economic and Security Review Commission. Molto più di quanto abbia fatto davvero (al di là dei proclami retorici) l'allora vicepresidente americano Al Gore quando a metà degli anni Novanta lanciò lo slogan delle "autostrade dell'informazione", in Cina le autorità di governo hanno avuto inizialmente una funzione maggiore dei privati nel consentire la diffusione della rete. Come nel caso degli aeroporti e dei porti, delle telecomunicazioni e delle autostrade, Internet è stato considerato dai vertici del partito comunista uno strumento al servizio dello sviluppo economico. E per definizione tutto ciò che contribuisce a mantenere alti ritmi di crescita economica è utile a cementare il consenso e la stabilità del regime.

Mentre negli Stati Uniti e in Europa Internet è cresciuto in maniera pervasiva, con un ruolo determinante degli interessi privati fin dall'inizio, e con un approccio bottom-up, in Cina il governo ha promosso e disegnato l'infrastruttura. Questo fra l'altro ha consentito di organizzarla secondo uno schema fortemente centralizzato, come tale più facile da sottoporre a controlli.

Gli utenti Internet in Cina si collegano alla rete globale passando attraverso sei "cancelli" di interconnessione che sono strettamente sorvegliati da agenzie statali. Esistono molti Internet Service Providers privati, ma essi possono operare solo collegandosi al World Wide Web attraverso quei sei cancelli, e pagando il pedaggio politico imposto dal governo. "In realtà - ha detto Xiao Qiang - Internet in Cina è piuttosto un grande Intra-net (rete a circuito chiuso, ndr) su scala nazionale, con accessi limitati all'Internet globale".

La componente più nota di questi controlli governativi è la censura, soprannominata dai dissidenti The Great Firewall of China (la Grande Muraglia di Fuoco della Cina), la cui funzione consiste nell'oscurare l'accesso ai siti indesiderati.

Sono "invisibili" per un utente che si trovi sul territorio cinese ben 19.000 siti stranieri sgraditi, che vanno da quelli della Bbc ad Amnesty International, da Wikipedia ai missionari cattolici di Asianews. Una censura più selettiva è quella che consiste nell'oscurare con precisione chirurgica solo quelle schermate che contengono alcune delle parole proibite contenute in un corposo "libro nero" del governo.

Per sorvegliare l'informazione che circola in rete il governo impiega trentamila tecnici a tempo pieno, assistiti da programmi di software che talvolta sono made in China, in altri casi sono stati forniti volontariamente dalle grandi società di software occidentali. Quei programmi filtrano le parole, cancellano, censurano, bloccano messaggi. Si è scoperto come uno di questi filtri si introduce di soppiatto all'insaputa degli utenti: il software Qq è il più diffuso per la messaggeria istantanea via Internet; la società cinese che produce Qq, la Tencent, su diposizione delle autorità ha incollato a quel software un programma (nome in codice ComToolKit. dll) che automaticamente blocca tutte le parole proibite.

Il Center for Internet and Society dell'università di Harvard lo ha definito "il più sofisticato sforzo in atto nel mondo" per controllare il cyberspazio. L'università di Berkeley è riuscita a estrarre il programma di software: contiene 1.041 parole sospette. Nella lista nera il 15% sono termini che hanno a che vedere con la pornografia e la pedofilia.

Il resto riguarda invece le libertà politiche e religiose, i diritti umani. Tra le 1.041 parole pericolose ci sono "democrazia", "libertà" e tutti i suoi composti e derivati (Free-China, Free-Net), "corruzione", "manifestazione", "sciopero", "Tibet indipendente", "Falun Gong". C'è anche la locuzione "figli di dirigenti del partito", forse per individuare tentativi di ricerca online sui patrimoni familiari, le aziende che possiedono, i consigli d'amministrazione di cui sono membri.

Le 1.041 parole sospette non vengono necessariamente censurate. Sono i campanelli d'allarme che fanno scattare i filtri della Grande Muraglia di Fuoco. Se un utente residente in Cina clicca troppe volte "Tibet libero" vede misteriosamente interrotta la connessione. Oppure si trova istradato per forza verso il sito ufficiale del governo che esalta "la pacifica liberazione del Tibet" da parte dell'esercito cinese nel 1950.

FEDERICO RAMPINI  - repubblica.it (31 luglio 2008)

Nel gigante asiatico gli utenti sono diventati 253 milioni, contro i 220 milioni Usa. Nell'ultimo anno, la crescita è stata di oltre il cinquanta per cento


Internet, ormai è ufficiale La Cina ha sorpassato gli Usa
ERA STATO ampiamente annunciato negli ultimi mesi, ma adesso è ufficiale: la Cina ha sorpassato gli Usa nel numero di utenti internet. Secondo i dati diffusi ieri da Pechino, infatti, sono 253 milioni i cittadini che usano la grande rete. Contro i 220 milioni di americani.

Naturalmente i cinesi sono molti di più degli statunitensi, e in percentuale la differenza si vede: il 19% dei cinesi naviga su internet contro il 70% degli statunitensi (una cifra attorno al 70% si riscontra anche in Giappone). Ma proprio questa differenza segnala le enormi potenzialità del mercato cinese. Tanto più che i ritmi di crescita degli internauti sono impressionanti: nell'ultimo anno l'aumento è stato pari a 90 milioni di unità, pari al 50%. Le cifre sono state fornite dal Centro di informazione su internet di Pechino, e basate su un sondaggio telefonico. A riferirlo, oggi, è il New York Times.

Il Centro lavora sotto controllo della Accademia delle scienze cinesi, a sua volta controllata dal governo. Dal punto di vista meramente commerciale, il mercato cinese della telematica è ostacolato dalla pesante censura effettuata a monte sui: i siti stranieri devono accettare numerose restrizioni e il periodico oscuramento quando pubblicano articoli considerati pericolosi, soprattutto per lo sviluppo delle coscienze degli adolescenti cinesi. Veri protagonisti del balzo in avanti dei navigatori del web: quasi il 70% ha meno di 30 anni. Nel primo semestre 2008, su 43 milioni di nuovi utenti, 39 milioni sono studenti liceali.

E parallelamente alla crescita, esplode anche la pubblicità sul web: la società di investimento Morgan Stanley parla di un aumento dal 60 al 70% all'anno del settore, che entro la fine dell'anno potrebbe rappresentare un mercato di 1,7 miliardi di dollari. Per non parlarare delle internet company cinesi (Baidu, Sina, Tencent, Alibaba), che nel Paese in molti casi superano il giro d'affari di giganti come Google e Yahoo. La Baidu, ad esempio, ha visto salire i suoi profitti nel secondo trimestre 2008 dell'81%. E accaparrandosi il 63% del mercato dei motori di ricerca, contro il 26% di Google.

Un'altra misura della crescita di internet è la popolarità dei blog: tra i più popolari, quello dell'attrice Xu Jinglei. Ma anche i blogger sono un fattore di rischio per la censura cinese. Che si preoccupa non solo strettamente di politica (video di protesta, articoli critici) ma anche di pornografia e scommesse online.

Repubblica.it

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Intervista a Ron Deibert, direttore del Citizen Lab di Toronto, centro all'avanguardia nel monitoraggio delle restrizioni online. Non solo Cina, Iran e Arabia Saudita: sistemi di filtraggio sempre più sofisticati. Ma si evolvono anche i software di difesa
MARCO DESERIIS - Repubblica.it

TORONTO (Canada) - Che i media e la rete cinese vengano regolarmente monitorati e censurati non è un mistero. Ma da un paio di settimane le maglie della censura sono ancora più strette: i servizi televisivi dei network satellitari sulla rivolta dei tibetani a Lhasa e sulle contestazioni all'accensione della fiamma olimpica vengono regolarmente oscurati, i maggiori siti di informazione internazionale sono spesso inaccessibili, e anche l'accesso a YouTube, su cui sono stati postati diversi video indipendenti della rivolta, risulta bloccato.

La stretta repressiva non coglie certo di sorpresa Ron Deibert, direttore del Citizen Lab di Toronto, centro di ricerca all'avanguardia nel monitoraggio della censura online. "I siti sull'indipendenza del Tibet sono sempre stati oscurati in Cina", spiega Deibert. E in momenti come questo, è facile per il governo cinese bloccare l'accesso a determinati siti: i loro filtri sono installati direttamente sulle dorsali di internet, negli internet service provider e negli internet caffè, il che oltre a essere tecnicamente efficace produce un clima di autocensura."

Situato in uno spazioso seminterrato inondato di luce all'interno del Munk Centre for International Studies dell'Università di Toronto, il Citizen Lab è in questi giorni in piena fibrillazione. Oltre a monitorare la situazione cinese, il team di dodici ricercatori si riunisce frequentemente nella sala conferenze - ironicamente ribattezzata "the cage" (la gabbia) - per vagliare i dati raccolti nel 2007 sullo stato della censura in internet in 71 paesi. Condotta in collaborazione con la OpenNet Initiative - una partnership delle università di Toronto, Harvard, Oxford e Cambridge - la ricerca verrà pubblicata ufficialmente a giugno.

Da un paio di settimane la OpenNet Iniative ha dato alle stampe Access Denied, un volume edito dalla casa editrice del MIT, contenente i dati relativi alle ricerce effettuate nel 2006 in 41 paesi. I risultati non sono certo rassicuranti: "La censura su internet è in crescita sia da un punto di vista quantitativo che per sofisticazione," spiega Deibert. "Su 41 paesi in cui abbiamo condotto dei test, abbiamo riscontrato varie forme di censura in 26 paesi. Quando iniziammo il monitoraggio nel 2000 erano pochi i paesi a destare preoccupazioni: la Cina, l'Iran, l'Arabia Saudita e pochi altri. Negli ultimi anni la crescita è stata impressionante. Dal rapporto 2007 ci aspettiamo che siano una quarantina i paesi che esercitano varie forme di controllo sulla rete."

Quali sono gli stati in cui la censura è più diffusa?
"Nel rapporto 2006, abbiamo classificato alcuni paesi come censori "pervasivi" - il che significa che hanno bloccato la percentuale più alta di contenuti in tutte le categorie che abbiamo testato. In questa categoria rientrano Cina, Birmania, Vietnam, Tunisia, Iran e Siria. Seguono l'Uzbekistan, il Pakistan, l'Etiopia, l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi che bloccano una quantità "sostanziale" di contenuti".

Quali sono le tipologie di censura più frequenti?
"Abbiamo diviso il filtraggio di contenuti in quattro tipologie: la censura apertamente politica; quella sociale (contenuti legati alla sessualità, il gioco d'azzardo, il consumo di droghe e alcol, ecc.); la censura legata a conflitti armati regionali; e la censura relativa e specifici servizi internet come l'email, il web hosting, e i motori di ricerca. Ad esempio negli ultimi anni abbiamo notato una crescita della censura nel Voice Over IP e di servizi come YouTube. Inoltre le tecniche stesse di filtraggio variano da paese a paese".

Può fare un esempio?
"In alcuni paesi, come la Cina, il filtraggio viene implementato soprattutto a livello delle dorsali e dei gateway internazionali. In altri paesi il filtraggio avviene a livello dei singoli Internet Service Provider. Il che significa che la rete appare diversa a seconda del provider da cui ci si collega. Inoltre, in paesi come la Cina la richiesta di una pagina bloccata restituisce all'utente un semplice errore di time out. In altri casi, come in Arabia Saudita, il governo chiede al cittadino di compilare un form in cui può spiegare perché la pagina richiesta non dovrebbe essere bloccata".

Avete riscontrato una crescita della censura anche nelle cosiddette democrazie occidentali? Se sì, qual è la differenza con la censura nei paesi non democratici?
"Diversi paesi occidentali hanno iniziato a discutere il filtraggio dei contenuti in rete, in particolare in relazione a materiali legati allo sfruttamento sessuale dei minori o alla pornografia in rete. Tra questi vi sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Norvegia, Danimarca, Canada e Australia. Poiché in questi paesi il filtraggio viene discusso a livello legislativo, non ci siamo concentrati molto su di loro, perché le eventuali tecniche di filtraggio adottate sono in gran parte trasparenti. Il discorso cambia notevolmente se ci si sposta nel settore commerciale. Ad esempio, esistono una serie di aziende nella California del Nord che si stanno specializzando nella produzione di software per il filtraggio selettivo di contenuti. Software che vengono rivenduti a paesi terzi come l'Iran, la Birmania e la Tunisia. Il problema è che questi software sono protetti da segreto industriale ed è quindi estremamente difficile per i cittadini sapere quali tipo di servizi e contenuti vengono filtrati, e perché. Bisogna inoltre considerare - e questa osservazione vale anche per i paesi democratici - che una volta che dei sistemi di filtraggio vengono installati la tentazione di usarli per scopi diversi da quelli dichiarati può essere molto forte".

Come fate a raccogliere i vostri dati? Qual è il modello organizzativo della OpenNet Initiative?
"La OpenNet Initiative si avvale del lavoro di circa ottanta operatori che combinano la ricerca contestuale sul campo con una serie di strumenti sofisticati di indagine sulle reti. Le quattro università che formano la partnership hanno diverse funzioni. Ad esempio l'Advance Network Research Group dell'università di Cambridge coordina la ricerca sul campo. Al Citizen Lab invece sviluppiamo gli strumenti di monitoraggio delle reti. Ci avvaliamo inoltre della collaborazione di circa ottanta Ong che sono fondamentali per capire i paesi che stiamo studiando, dalla lingua ai problemi politici a livello locale. A livello tecnico usiamo diversi strumenti di analisi, come il Traceroute, per capire come sono dislocati i filtri. Tuttavia, al di là del fatto che alcune di queste tecniche di monitoraggio sono discutibili da un punto di etico, anche da un punto di vista tecnico hanno un'efficacia limitata, soprattutto se le si usa solo remotamente. Per questo ci affidiamo a una serie di ricercatori che si trovano fisicamente nei paesi sotto osservazione. I ricercatori scaricano da internet o portano con se nei propri computer portatili delle applicazioni e le usano a livello locale collegandosi a internet da diversi provider. Le applicazioni creano degli elenchi di migliaia di URL e parole chiave, che vengono poi trasmesse a dei database situati al Citizen Lab di Toronto dove vengono analizzate e interpretate".

"In un certo senso - continua Deibert - la nostra struttura organizzativa è ricalcato sul modello dei servizi di intelligence nazionali: la divisione del settore tecnico e umano, la compartimentazione delle conoscenze, sono tutte misure che adottiamo per proteggere i nostri ricercatori, cioè coloro che corrono i rischi maggiori. In molti dei paesi che stiamo studiando questo tipo di operazioni sono classificate come spionaggio. Personalmente, trovandomi al vertice di questa operazione, non conosco l'identità di gran parte dei nostri ricercatori. Se volessimo descriverci in poche parole potremmo dire che la ONI è "un'operazione di contro-spionaggio globale della società civile"".

Nel dicembre 2006 il Citizen Lab ha rilasciato Psiphon un software che consente ai navigatori di aggirare la censura nei paesi che bloccano l'accesso a determinati siti. Può spegarci come funziona?
"Psiphon si serve di Internet e delle reti sociali di amici, familiari e conoscenti distribuite 'a cavallo' di paesi in cui la rete è censurata e di paesi in cui non lo è. Il primo passo per rendere Psiphon operativo è che una persona residente in un paese in cui internet non è censurata scarichi il software e lo installi sul proprio computer, che diviene così un provider Psiphon. La persona in questione fa quindi pervenire le informazioni per connettersi al proprio nodo Psiphon a una ristretta cerchia di familiari, amici o colleghi residenti in un paese in cui la rete è censurata. Quando questi vogliono visualizzare dei contenuti bloccati si collegano con un nome utente e password al nodo-provider Psiphon, che li collega a sua volta all'informazione richiesta. Poiché l'intera transazione è crittata e il processo rimane privato, è difficile per le autorità individuare e bloccare i nodi Psiphon. Inoltre il protocollo utilizzato da Psiphon è l'Https che essendo in uso per le transazioni finanziarie non può essere bloccato indiscrinatamente dai provider.

Quali sono le principali differenze tra Psiphon e altri software anonimizzanti?
"Psiphon non è un anonymizer. I suoi utenti non sono anonimi rispetto al loro provider. Anche se il traffico tra l'utente Psiphon e il provider Psiphon è crittato, questi ultimi possono in teoria monitorare tutte le attività degli utenti Psiphon. Lo abbiamo progettato in questo modo deliberatamente, per sottolineare l'importanza dei rapporti di fiducia interpersonale, in particolare tra i provider e gli utenti di Psiphon. Rispetto ad altri software simili Psiphon ha il vantaggio di essere molto facile da installare. E poi è open source, il che significa che riceviamo ottimi suggerimenti su come migliorarlo".

Quanti utenti ne fanno uso al momento?
"L'architettura decentrata di Psiphon e l'indipendenza di ciascun nodo, fa sì che sia impossibile per noi sapere quante persone ne fanno uso. Quello che sappiamo è che dal dicembre 2006 è stato scaricato da 150.000 utenti. Anche i ricercatori dell'OpenNet Initiative se ne servono quando si trovano nei paesi in cui la rete è censurata, il che significa che sappiamo bene come funziona 'sul campo'".

Le Olimpiadi di Pechino potrebbe fornirvi un'ottima occasione per diffondere Psiphon. Molti giornalisti e operatori avranno bisogno di fare un uso non censurato della rete...
"Di recente ci siamo resi conto che esiste una porzione significativa degli utenti della rete che potrebbe beneficiare di un servizio professionale strutturato intorno a Psiphon, e le Olimpiadi di Pechino ne sono un buon esempio. Migliaia di giornalisti arriveranno in uno dei paesi in cui la rete è più censurata. Anche se alcune testate dispongono di soluzioni proprie, molti si affideranno a fornitori esterni. Per questo abbiamo creato una società apposita che ha riscontrato un interesse immediato. Ovviamente la maggior parte delle aziende interessate preferiscono non parlarne apertamente per timore di mettere i propri giornalisti a rischio. Noi speriamo che le Olimpiadi siano l'occasione giusta per lanciare Psiphon come business".

Quali sono le tecniche di aggiramento della censura più usate dagli attivisti e dai dissidenti cinesi per navigare?
"La maggior parte degli utenti cinesi si servono di server proxy aperti. Essendo "aperti" questo tipo di server sono insicuri per definizione e possono essere facilmente monitorati. Inoltre molti di questi server finiscono rapidamente su delle block list, e quindi diventa estremamente difficile farne uso. Esistono anche dei software realizzati da cittadini cinesi che vivono negli Stati Uniti, ma poiché devono essere scaricati non sono del tutto sicuri. Altri utenti cinesi si servono di Tor, un software che distribuisce le richieste dei navigatori lungo una lunga serie di nodi che anonimizzano l'identità di chi naviga. Anche quando non vengono bloccate, questo tipo di connessioni hanno il problema di essere estremamente lente".

In che modo Psiphon può tornar loro d'aiuto?
"Psiphon è facile da usare, molto veloce, e piuttosto sicuro. Se i cittadini cinesi hanno contatti con amici, familiari e parenti al di fuori del loro paese è un ottima scelta. Abbiamo tradotto le FAQ in cinese e faremo lo stesso con l'interfaccia del software e la guida utente. Stiamo anche lavorando a una nuova versione che permetterà agli utenti di fare domanda per la gestione di nodi Psiphon anche se si trovano all'interno del paese censurato, senza che debbano scaricare alcun software. L'interno processo sarà gestito dal web. Per lanciare questo servizio Psiphon dovrà gestire migliaia di nodi a livello mondiale e implementare una strategia anti-bloccaggio. Quest'ultima richiede molte risorse, il che dipende da quanti introiti l'azienda riuscirà a generare, e da altre forme di sovvenzionamento".

A proposito, chi sono i finanziatori della OpenNet Initiative?
"La ONI è finanziata da diverse fondazioni come la MacArthur Foundation e l'Open Society Institute. All'ONI consideriamo la nostra autonomia un fattore cruciale. Non accettiamo soldi dai governi ad esempio, e facciamo sì che un elenco aggiornato di tutti i nostri finanziatori sia sempre presente sul nostro sito".


L'organizzazione di finanziamento "tra pari" online ha ormai 270mila utenti Aiuta i poveri di 40 paesi a mettere su piccole attività. Il denaro circola a costo nullo. Nasce nella Silicon Valley, tempio dell'hi-tech. Il presidente Shah: "Presi per matti"

di PAOLO PONTONIERE


Kiva, tra banca e social network presti 25 dollari e avvii un'impresa

Il presidente di Kiva, Premal Shah, e il cofondatore Matt Flannery

ROMA - Un tanzaniano che presta soldi a un peruviano, che a sua volta li presta a un'indiana che spera di raccoglierne abbastanza per avviare una piccola sartoria di villaggio. Che cos'hanno in comune? Sono tutti membri di Kiva.org, uno dei primi, e più efficaci, social network per il prestito P2P, tra pari. Un sito che dimostra che non tutta la finanza internazionale è in crisi e che anzi quando si viene alla gestione del credito, oggi piccolo e autogestito è bello.

Emanazione diretta delle teorie del premio Nobel per l'economia Muhammad Yunus e dell'operato della Grameen Bank, Kiva può essere considerata come una sorta di borsa online del microcredito. Un luogo al di fuori del sistema bancario tradizionale dove creditori e debitori si incontrano per scambiarsi orizzontalmente risorse economiche e incoraggiamento. I membri del network pubblicano i loro progetti sul sito di Kiva e i prestatori seguono il loro sviluppo attraverso un diario internet. Nella maggior parte dei casi, si tratta di imprenditori che chiedono un prestito che può andare dalle poche centinaia a qualche migliaio di dollari. Coloro che vogliono aiutarli a realizzare il loro sogno - perché molto spesso proprio di questi si tratta - possono prestargli contanti, versando 25 dollari ciascuno. Non molto si dirà ma per una bangladeshi che, facendosela prestare dall'usuraio del villaggio, sulla stessa cifra avrebbe pagato oltre il 300 per cento di interesse, rischiando inoltre di finire in schiavitù quando non è in grado di ripagare in tempo, i piccoli prestiti rappresentano una via praticabile verso l'affrancamento da un circolo vizioso di coercizione economica e povertà cronica.

E pensare che quando avevano lanciato l'idea, Matt e Jessica Flannery, due lavoratori della catena di montaggio digitale che fa girare le ruote di San Francisco e della Silicon Valley (programmatore a TiVo lui, Master in business administration con puntate ad Amazon e al Center for Social Innovation di Stanford lei), s'erano sentiti dire che stavano perdendo tempo. Che nessuno li avrebbe finanziati o che nessuno avvrebbe mai prestato denaro online ai poveri dei paesi emergenti.

"Alcuni amici avvocati ci dissero addirittura che saremmo finiti nelle maglie della FED perché stavamo violando le leggi federali", racconta Premal Shah, presidente di Kiva e uno dei primi uomini di PayPal, "E così, piuttosto che sfidare le ire di Bernanke preferimmo limitarci ad apire linee di credito solo per i cittadini dei paesi emergenti".

Ma 270 mila membri e 40 mila prestiti devoluti dopo, Kiva non solo è diventato uno dei siti più in voga del web, un luogo dove tutti vogliono recarsi per fare del bene al terzo mondo, ma ha attirato anche l'attenzione dei maggiori pensatori progressisti statiunitensi. A cominciare dall'ex presidente Bill Clinton, che l'ha voluta nella sua inziativa globale contro la povertà, per finire con i vertici di Momentum 2008, uno dei maggiori incontri periodici dell'intellighenzia di sinistra statunitense che, al suo recente convegno di San Francisco, ha riservato ovazioni degne delle rockstar ai rappresentanti di Kiva.

Oggi Kiva cresce al ritmo di oltre ottomila prestatori alla settimana, finanzia 2500 progetti (di cui 550 vengono in media ripagati ogni settimana); i ranghi dei richiedenti nuovi prestiti si infoltiscono di 1500 aderenti. E contrariamente alle altre istituzioni finanziarie, come le casse di risparmio che al ricevente fanno sempre pagare una serie di tariffe per l'originazione del credito, i capitali affidati a Kiva arrivano al destinatario nella loro "interezza".
"Siamo una non profit che dipende molto dal volontariato e dalla carità degli utenti", afferma Shah. Ogni prestito ha un costo medio di gestione di 2,50 dollari, ma l'amministrazione del sito, anziché detrarlo al richiedente, invita il prestatore a versare la cifra come sottoscrizione. "Può sembrare incredibile ma oltre il 70 per cento dei prestatori, seppure non siano obbligati a farlo, sceglie di donare anche di più", aggiunge Shah.

Non tutto è sempre andato per il meglio, però. La fase iniziale di Kiva è passata attraverso un buon numero di problemi. "Primo tra tutti quello della scelta dei partner che dovevano garantire il microcredito nei paesi nei quali andavamo a realizzare i prestiti", racconta Matt Flannery, "Alcune non profit africane erano una mera emanazione personale di leader locali che avevano un'idea abbastanza diversa di cosa significa fare un prestito, a chi farlo e come bisogna ripagarlo".

Il battesimo africano di Kiva aveva quasi fatto svanire il sogno di costruire una centrale mondiale del microcredito, ma oggi, dopo aver sviluppato un nuovo sistema per stabilire le partnership, un centinaio in giro per il mondo, il sito è presente in 40 paesi. Il suo successo è tale che il mensile di finanza Forbes l'ha definito l'eBay del microcredito, un sito che esprime uno spirito aziendale che incrocia l'aggressività di Google con la creatività di Bono. Oprah Winfrey, la maggiore intrattenitrice afro-americana degli Stati Uniti, gli ha addirittura dedicato uno speciale lanciandola nel firmamento delle organizzazioni caritatevoli mondiali a fianco di Catholic Relief Services, CARE e Oxfam. Col tempo sono pure arrivate le imitazioni.

La stessa eBay l'anno scorso ha lanciato MicroPlace https://www.microplace.com , un sito per il microprestito, mentre NamasteDirect e MicroEnetrprises, seppure fondate nel 2005, solo quest'anno si sono investite pesantemente nel web. Intanto Kiva, che garantisce un ritorno del 22 per cento sui suoi prestiti, si sta preparando a sbarcare negli USA, dove con quasi 40 milioni di poveri - gran parte in aree urbane e nel sud del paese - la popolazione indigente che potrebbe usare gli strumenti del microcredito per sollevarsi dalla miseria non manca certamente. "E così in breve potrà anche accadere che un povero del Malawi presterà dei soldi ad uno della Louisiana", sogna Premal.

repubblica.it

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Abbiamo provato lo smartphone della Apple, da domani in vendita in Italia. Telefono, email, internet, foto, video, musica, gps, videogiochi e altro ancora. Ecco il cellulare intelligente...

LA LUNGA attesa sta per finire. Domani l'iPhone sarà nei negozi italiani, nella nuova versione 3G, con molte novità rispetto al primo modello, uscito un anno fa negli Stati Uniti. L'attesa è grande e già le prenotazioni per questo nuovo gadget fanno registrare il "tutto esaurito" per le prime quantità che arriveranno domani. Lo smartphone della Apple è già stato venduto in sei milioni di esemplari e Steve Jobs prevede di arrivare a 10 milioni per la fine del 2008.

E' la macchina portatile della "screen generation", destinata a cambiare in maniera radicale lo scenario della comunicazione mobile. Non è solo un telefono, ma soprattutto un terminale Internet mobile, una macchina multifunzione che consente molte attività diverse. Jobs, del resto, presentando la nuova macchina qualche settimana fa a San Francisco aveva segnalato l'inizio di una nuova stagione della telefonia mobile e del computing da tasca, una stagione nella quale la sfida sarà su macchine e servizi sempre più sofisticati e ricchi, in grado di garantire soddisfazione ad una generazione di utenti che chiede macchine multimediali e non telefoni, in grado di fare molte più cose e in maniera incredibilmente più semplice, ad un costo più basso.

Se la prima versione dell'iPhone lasciava ancora qualche margine di dubbio, proprio perché sembrava non aver deciso cosa essere esattamente (un iPod, un telefono, uno smartphone, un terminale Internet mobile), l'iPhone 3G è una macchina che, invece, fa una radicale scelta di campo, ovvero quella di non essere più un telefono. Non è la telefonia il motivo d'acquisto di una macchina del genere, ma tutto il resto. Quella telefonica è, in fin dei conti, una funzione secondaria, perché è identica in tutti i telefoni, quindi scegliere un portatile piuttosto che un altro non comporta miglioramenti. Invece fotografare, o ascoltare musica, o collegarsi alla rete, non avviene allo stesso modo su tutte le macchine.


Ed è su questo terreno che si sta giocando la partita principale tra i grandi produttori, Nokia, Motorola, Samsung, Blackberry, Htc, Palm, e tutti gli altri mettono sul mercato macchine sempre più sofisticate e multifunzione, per un pubblico che chiede strumenti sempre più efficienti e, in alcuni casi, divertenti. Con i quali giocare e passare il tempo, oltre che telefonare. Ed è su questo terreno che l'iPhone gioca la sua partita, e Steve Jobs scommette il suo futuro.

Abbiamo provato l'iPhone 3G ed eccone le caratteristiche principali:

Telefono
L'iPhone è ovviamente un telefono, anche se privo di tastiera. Per digitare i numeri compare sullo schermo un tastierino virtuale che risponde al tatto. Si possono ricevere e trasmettere sms, non gli mms. Non consente le videochiamate. A differenza del precedente è Umts, ma anche Gprs, Edge e Hdspa.

Email
Si possono ricevere e spedire mail, utilizzando tutti i sistemi di posta. E il telefono si integra con Microsoft Exchange.

Musica
L'iPod ha le normali funzioni di playlist e di ascolto casuale. E' stata migliorata l'uscita audio, anche in termini di volume. Esiste la possibilità di collegarsi direttamente all'iTunes Store, comprare e scaricare la musica sul cellulare, ma può essere utilizzata solo in presenza di una connessione wifi.

Video
Il "melafonino" ha uno schermo molto ampio, che consente la visione di film e video con una buona risoluzione. Nell'iTunes Store è possibile comprare film, video e programmi televisivi. Ma, incomprensibilmente, solo negli Stati Uniti.

Foto
La fotocamera ha due megapixel. E non consente, nella sua versione ufficiale, di girare filmati. Ma ci sono già applicazioni che possono essere scaricate e aggiungono all'iPhone anche questa funzione. Lo scorrimento delle immagini con il tocco delle dita, la possibilità di zoomare nelle fotografie e di creare album rendono la sezione immagini molto accattivante e funzionale.

Gps
Una delle principali novità del nuovo iPhone è il Gps integrato, che funziona in maniera brillante, ottimamente integrato con Google Map, sia nella versione "disegnata" che in quella satellitare. Offre funzioni di itinerario, ma non ha una guida vocale.

Internet
L'iPhone si collega ad Internet attraverso il wifi, e attraverso il collegamento telefonico veloce. Le pagine si caricano molto rapidamente e sono ben visibili sullo schermo. Il browser utilizzato è il Safari, ampiamente sperimentato sulle macchine Apple.

Videogiochi
Per la prima volta sull'iPhone arrivano i videogame, molti dei quali sviluppati espressamente per questa nuova macchina. Alcuni giochi utilizzano l'accelerometro interno, quello che serve a far ruotare le schermate e reagisce ai movimenti, per giocare.

YouTube
L'Iphone propone un collegamento diretto con YouTube, si possono cercare i filmati e vederli sullo schermo in streaming.

App Store
La grande novità è la possibilità di scaricare moltissime applicazioni nel cellulare. Strumenti professionali, giochi, migliorie tecniche, nuove funzioni, che rendono l'iPhone espandibile.

Altre funzioni
Lo smartphone della Apple offre anche due calcolatrici, una semplice e una scientifica, un servizio di aggiornamento continuo sulla borsa, uno sul meteo, una agenda multifunzione e un blocco note.

http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/scienza_e_tecnologia/iphone-3g/iphone-arriva/iphone-arriva.html?ref=hpspr1

Presentato lo scorso giugno come il primo dispositivo hardware a permettere l'installazione di Mac OS X sui PC, EFiX fa il suo primo, timido ingresso sul mercato. Secondo questa pagina del sito ufficiale, oggi la versione per PC desktop di EFiX è in vendita a Taiwan e in Bulgaria, mentre sono in corso trattative per estenderne la distribuzione a Stati Uniti, Malaysia, Hong Kong, Brasile, Spagna, Russia e Ucraina.

EFiXIl prezzo di lancio del prodotto è di 80 euro, ma la società che fabbrica EFiX conta di ridurne significativamente il costo non appena i volumi di produzione saliranno.

Come spiegato sul sito del produttore, EFiX è un piccolo dispositivo da installare all'interno di un PC desktop, collegandolo ai pin di una porta USB presente sulla scheda madre. Lo "scatolotto" consente di installare Mac OS X su un comune PC utilizzando il DVD originale, dunque senza ricorrere a versioni modificate del sistema operativo di Apple: ciò non solo evita lunghe ed elaborate procedure d'installazione fai-da-te, ma permette anche di avvalersi del sistema di aggiornamento automatico integrato in Mac OS X.
EFiX deve il suo nome all'Extensible Firmware Interface (EFI), che come noto è l'unico tipo di firmware nativamente supportato da Mac OS X. Insieme ai chip contenuti nel device, il firmware di EFiX - aggiornabile via Internet in modo indipendente dal BIOS della scheda madre - fa sì che Mac OS X riconosca il PC come un Mactel autentico.

Attualmente, però, EFiX supporta ufficialmente un numero limitato di schede madri Intel-based, peraltro tutte marchiate Gigabyte. In realtà le configurazioni hardware potenzialmente compatibili con EFiX sono ben di più, e verranno aggiunte alla lista ufficiale mano a mano che saranno testate dall'azienda che produce il prodotto.

"Il supporto per i frigoriferi, i forni a microonde e i mouse pad non è ancora stato implementato... per ora", ironizzano i creatori di EFiX sul sito ufficiale, secondo i quali EFiX sarà presto in grado di supportare la stragrande maggioranza dei PC oggi in commercio.

Oltre ad estendere il numero di paesi nei quali sarà possibile acquistare EFiX, gli sviluppatori del dispositivo hanno già in piano il futuro lancio di una versione per i notebook, di una con interfaccia PCI e di una saldabile direttamente sulla scheda madre di un PC (dedicata agli OEM). L'attuale modello USB per PC desktop dovrebbe invece arrivare in due nuove versioni: la Deluxe, che aggiungerà un hub USB e un chipset audio integrato, e la Ultimate, dotata anche di Bluetooth.

Al momento non esiste alcuna tabella di marcia ufficiale: l'effettiva commercializzazione di questi prodotti dipenderà in larga parte dal grado di interesse che il mercato dimostrerà verso questo tipo di soluzioni. Tra le incognite non può essere ignorata anche quella relativa ad eventuali reazioni di Apple, reazioni che si attendevano per altro anche nel caso degli Open Mac di Psystar e che invece, ad oggi, non ci sono ancora state.



Pugno duro del governo Sarkozy contro chi pratica illegalmente il peer to peer
Un progetto di legge dell'esecutivo prevede la sospensione della connesione
Sul web i nomi di chi scambia file

Un giro di vite destinato a far discutere. Nicolas Sarkozy ha dichiarato guerra al peer to peer, lo scambio illegale di file in rete, e nonostante le raccomandazioni del Parlamento Europeo va avanti per la sua strada. Il governo transalpino ha presentato qualche giorno fa un progetto di legge che prevede il taglio della connessione internet a chi scambia file online illegalmente. Non solo, i nomi dei trasgressori verranno pubblicati in Rete, in una sorta di "cyber-gogna". Per evitare che gli internauti scoperti cambino semplicemente provider e ricomincino con il file sharing.

La norma. Il provvedimento che già sta scatenando polemiche, prevede l'istituzione di una specifica autorità. L'organismo (Hadopi) sarà formato da magistrati e funzionari che decideranno le sanzioni. Chi viene scoperto a scambiare illegalmente opere cinematografiche e musicali, riceverà fino a due lettere di avvertimento da parte del proprio provider. In caso di recidiva l'autorità gli comminerà la sospensione. Il "taglio" della connessione avrà una durata da tre mesi a un anno e potrà essere ridotto, qualora l'internauta accettasse di pagara una multa. Il registro dei "rei" verrà pubblicato online, per evitare che la norma possa essere aggirata cambiando provider.

Le ragioni del governo. Il progetto di legge ha
subito richiamato l'attenzione del Parlamento europeo, che qualche mese fa, quando erano trapelate le prime indiscrezioni, aveva chiesto agli Stati dell'Unione di non tagliare la connessione internet ai "pirati" del web. Il governo transalpino non ha ascoltato questa raccomandazione. Anche per l'ostinazione del presidente francese, che ha dichiarato: "Internet non può essere una zona senza leggi". D'accordo con lui, la firmataria del provvedimento, il ministro della Cultura, Christine Albanel, secondo la quale la legge potrà ridurre gli atti di pirateria tra il 70 e l'80%.

Altri Paesi dopo la Francia? Una funzione "pedagogica" più che repressiva secondo il governo. "Il progetto di legge risponde", spiega il ministro "a una situazione di urgenza, il furto di opere penalizza fortemente l'economia del settore culturale". Si tratta comunque, spiega Albanel, di "una norma equilibrata, che sarà accompagnata da un aumento dell'offerta legale". La misura adottata dal governo francese potrebbe essere utilizzata anche da altri paesi. Regno Unito, Svizzera e Belgio stanno studiando provvedimenti simili.


repubblica.it


Software Export as a percentage of India’s Total Export

Source: NASSCOM

Bangalore, Calcutta, Hyderabad, Trivandrum, Mumbai, Pune, Chennai, Delhi-Noida-Gurgaon belt, Vadodara, Chandigarh, are Indian Software development hotspots.

A large part of India’s success in the software area is due to the impressive and crucial role played by the State of Karnataka in promoting and providing a boost to IT.

Karnataka, in the South of India, has emerged as the computer capital and center of high-tech industries, especially software. Bangalore has for long been known as India’s answer to Silicon Valley, and this is the city where most large software companies have set up shop and operate out of state-of-the-art facilities.
The Government of Karnataka has also been extremely positive about the software
and services marketplace and has helped create the relevant telecom and policy infrastructure conducive to the growth of this sector.

Indian Software Industry 1995-2000
(US $ million)


1995-96

1996-97

1997-98

1998-99

1999-2000

2000-01*

Domestic software Market

490

670

920

1250

1700

2450

Software Exports

734

1085

1750

2650

4000

6300

Indian Software Industry

1224

1755

2670

3900

5700

8750

(Source: NASSCOM Report)


Consumers are “bombed” from advertising. All companies say that all their products are wonderful… but reality can be very different.

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