<B>Internauti, Cina supera Usa<br>ma la censura è al governo</B>
Pechino annuncia un traguardo storico
Viaggio nelle potenzialità e nei pericoli di un primato
Internauti, Cina supera Usa
ma la censura è al governo

di ALESSANDRO LONGO - repubblica.it

Internauti, Cina supera Usa
ma la censura è al governo

Il sorpasso era previsto, inevitabile, e ora ci siamo: tra poche settimane la Cina diventerà il primo Paese al mondo per numero di utenti internet, superando anche gli Stati Uniti. Lo comunicano oggi i dati istituzionali di China internet network information center (Cnnic): a fine 2007 gli utenti erano 210 milioni, solo cinque milioni in meno rispetto agli Usa. A fine 2006 erano invece 137 milioni, cioè il 10 per cento della popolazione, contro i 210 milioni degli Usa. Insomma, in un anno la Cina è cresciuta del 53 pr cento, mentre gli Stati Uniti sono quasi in stallo. La previsione, scontata, è che a breve nel 2008 ci sarà il sorpasso, anche perché in Cina i margini di crescita sono ancora grandi: solo il 16 per cento della popolazione è online, contro una media mondiale del 19,1 per cento.

La notizia segna come una pietra miliare nella storia del progresso tecnologico e deve fare riflettere: la più grande massa di utenti verrà presto da un Paese non democratico, che offre una versione addomesticata di internet, imbrigliata nella censura di Stato. Bisogna ancora scoprire quali effetti avrà questo paradosso sull'economia e la cultura digitali mondiali.

I motivi della crescita
Il punto è che il boom dell'internet cinese sta avvenendo molto rapidamente. I progressi del 2007 sono dovuti soprattutto alla crescita delle connessioni nelle aree rurali, dove il governo ha fatto una grande campagna di cablaggio di linee telefoniche e servizi internet. Il Cnnic nella popolazione internet ha conteggiato molte cose, forse spinto da orgoglio nazionalistico: anche gli utenti che non hanno collegamento a casa ma si connettono via internet cafè (e sono un terzo del totale); e anche coloro che lo fanno via cellulare (un quinto). Tutto sommato, a banda larga navigano circa 80 milioni di cinesi.

Comunque, anche mettendo in conto che i dati cinesi forse sono un po' gonfiati, è indubbio che ci siano le condizioni strutturali perché avvenga presto il sorpasso sugli Usa. Basta sommare due elementi: la Cina è il Paese più popoloso ed è diventato in breve tempo la quarta maggiore economia mondiale.

I siti più noti
A colpire è anche il fatto che la internet cinese sia come un mondo a parte, recintata e autoctona. I siti più visitati non hanno niente a che fare con i protagonisti della internet mondiale: non c'è Microsoft, eBay, Yahoo!; Google. cn è appena al quarto posto, secondo i dati di Alexa.

Al primo c'è Baidu.com, un motore di ricerca nazionale che eccelle grazie a un ottimo supporto della lingua cinese e alle funzioni per trovare e scaricare film e musica (pirata; le major americane dell'audio-visivo da anni stanno facendo a Baidu battaglia legale). Al secondo posto, tra i siti più visitati, c'è QQ.com, che fornisce chat, un servizio a cui i cinesi sono molto affezionati, come ai giochi online. C'è poi un sito di notizie, Sina.com.cn, e tra le prime posizioni anche Taobao, un sito d'asta come eBay.

Ai giganti americani non piace essere in Cina nelle retrovie, un problema destinato a pesare sempre più man mano che la popolazione internet cinese diventa preponderante. Anche per questo motivo le multinazionali di internet sono disposte anche a qualche compromesso con la propria coscienza pur di farsi strada nel mercato cinese: come dimostrano le accuse a Google, Yahoo! e Microsoft di venire a patti con leggi liberticide.

La grande censura cinese
La internet cinese è ben diversa da quella conosciuta e accessibile in Occidente. Il governo ha creato un enorme firewall (chiamato anche la Grande Muraglia digitale), per filtrare i siti reputati sconvenienti, che quindi sono inaccessibili dai computer connessi a internet dalla Cina. Sono banditi siti che riportano notizie considerate pericolose dal regime, contenuti scabrosi o semplici opinioni non in linea con il Partito. Si dice che al firewall lavorino 30 mila guardiani, che si occupano di monitorare la rete a caccia di siti scomodi e di utenti cinesi che si esprimono troppo liberamente nei forum, nei blog.

Per avere un blog in Cina, da fine 2007 bisogna seguire un protocollo di autoregolamentazione, dove i firmatari si impegnano a non diffondere messaggi "erronei e illegali". Lo scopo è anche abolire l'anonimato sui blog. Reporters senza Frontiere ha definito questo protocollo "la fine dei blog liberi in Cina". Il tutto non ha impedito alla Cina di raggiungere, a dicembre, quota 72,82 milioni di blog (di cui 28,75 milioni attivi), secondo Cnnic.

Questo mese invece è scattata la censura di Stato nei confronti dei video online. Solo i portali che hanno ricevuto l'autorizzazione della Repubblica Popolare potranno diffondere video. Si devono impegnare inoltre a eliminare quelli considerati sconvenienti.

Già ci si chiede come reagirà Google/YouTube, se chinerà la testa alle leggi pur di restare nel mercato cinese. Tutti questi ingredienti, il boom degli utenti, la censura, il crescente interesse da parte dei big dell'hi-tech, rendono l'internet cinese un calderone di contraddizioni. Una ferita nascosta nello spirito originario, libertario, di internet, ma ormai prossima a manifestarsi al pubblico. Il momento sembra arrivato, proprio quest'anno, e non solo per via del sorpasso simbolico sugli Usa ma anche perché le Olimpiadi di Pechino metteranno i riflettori internazionali sul fenomeno Cina, mostrandone luci e ombre del boom. E allora le contraddizioni potrebbero venire al pettine.

(17 gennaio 2008)

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