Lo scorso autunno i primi dettagli sullo sviluppo di Photoshop Express, il photo-editor online di Adobe, avevano destato molto interesse. Ieri l'applicativo è stato finalmente reso disponibile e preso d'assalto da migliaia di utenti. Gratuità, funzionalità e spazio di archiviazione online di 2 GB sono solo alcune delle peculiarità del nuovo software; quello che conta è che il marchio leader del settore abbia deciso finalmente di scommettere sui client software gratuiti per immagini e sui servizi web.

Photoshop Express sfrutta le potenzialità di Flash Player 9. Se inizialmente Adobe aveva pensato ad un semplice editor di immagini, nel tempo il lavoro si è concentrato anche sullo sviluppo delle funzioni di condivisione delle immagini e social networking, non a caso ci si ritrova con un collegamento diretto a Facebook.

"Abbiamo rilevato una convergenza di tendenze: un comune consumatore si sente sopraffatto dal numero di immagini disponibili e quindi desidera condividerle in modi nuovi e più interessanti", ha dichiarato Doug Mack, vice presidente del settore consumer and hosted solutions di Adobe. "Siamo ormai arrivati ad un tale livello di diffusione della banda larga da consentire alla maggior parte dei consumatori di utilizzare soluzioni online avanzate e anche di avere a che fare con un servizio di archiviazione e uploading di immagini". Di fatto Adobe ha realizzato una vera e propria infrastruttura back-end per non affidarsi a terzi. Un po' come è avvenuto per il suo video-editor online Premiere Express.

L'obiettivo è di ampliare l'offerta con nuove funzioni opzionali a pagamento. Il management statunitense ha già anticipato la prossima disponibilità di un servizio di stampa remoto, il supporto di formati multimediali, la possibilità di gestire file diversi rispetto allo standard JPEG e anche l'opzione per incrementare lo spazio di archiviazione. Inoltre, è già programmato il lancio del client offline basato su AIR (Adobe Integrated Runtime) che consentirà la gestione di ogni operazione di editing senza il bisogno di connettersi al web.

"Photoshop Express nasce per far fronte alle esigenze di chiunque utilizza le più comuni cam digitali", ha aggiunto Mack. Si tratta evidentemente di una soluzione entry-level: il trasferimento delle immagini avviene tramite trascinamento, l'editing in pochi click e la condivisione come su una comune piattaforma web 2.0.

Geoff Baum, direttore della linea prodotti Adobe Express, sostiene però che anche gli utenti più smaliziati potranno rimanere soddisfatti. "Abbiamo sfruttato le abilità dei migliori ingegneri che conoscono bene la tecnologia e i meccanismi che si celano dietro Photoshop; hanno riscritto alcuni algoritmi in ActionScript 3" ha sottolineato il dirigente.

Chi utilizza Google Picasa, suggerisce qualcuno, potrebbe essere tentato da Photoshop Express. Il primo è certamente più veloce, ma la soluzione Adobe vanta maggiori funzionalità. Tra i tanti anche WebWare concorda ma avverte: siamo ancora dinanzi ad una Beta. Qui sotto una prima video-recensione del servizio:



punto-informatico.it


L'allarme in uno studio americano: troppa energia sprecata
In soli 5 anni l'energia utilizzata per far funzionare i computer è raddoppiata
Da Internet tanta Co2 quanto gli aerei
Così il web surriscalda la Terra
Pochi secondi su Google consumano quanto 60 minuti di eco-lampadina


Da Internet tanta Co2 quanto gli aerei
Così il web surriscalda la Terra


<B>Da Internet tanta Co2 quanto gli aerei<br>Così il web surriscalda la Terra</B>

BERLINO - L'industria pesante americana, giapponese o europea, le acciaierie cinesi e indiane, il boom energetico dei russi di Gazprom, i gas di scarico dei jet di linea, il traffico di auto sempre più potenti ovunque nel mondo. Non sono più gli unici colpevoli del riscaldamento della temperatura sul nostro pianeta. Ora gli fanno illustre, e pericolosa, compagnia i computer e soprattutto l'uso crescente di internet. Il mondo virtuale, le comunicazioni online, i cellulari, i calcolatori in generale ormai, secondo i ricercatori della Gartner americana, sono responsabili per ben il 2% delle emissioni di Co2 in tutto il mondo. Cioè la stessa percentuale causata dall'aviazione civile.

L'allarme, lanciato da Der Spiegel, spinge a un drastico ripensamento: addio all'illusione che l'universo delle nuove tecnologie prepari un mondo pulito, più ecologico, meno pericoloso per il clima e per l'ambiente. L'unico rimedio è ridurre il numero dei grandi calcolatori, costruirne di sempre più potenti, e di nuovo tipo, in modo - almeno così assicurano i big del settore - di fornire al futuro una vita virtuale più ambientalista.

Le crude cifre illustrate dal professor Hegering, responsabile del supercomputer del centro di calcolo Leibnitz a Garching - la periferia ipermoderna dell'economia postindustriale alle porte della ricca Monaco di Baviera - fanno paura. Il nuovo supercalcolatore di Garching, che dovrebbe entrare in servizio tra tre anni, avrà un consumo di energia elettrica pari a quello di un Ice 3, il più moderno treno ad alta velocità made in Germany, quando con tutto il suo peso di 400 tonnellate a pieno carico accelera in pochi minuti da zero a 330 all'ora. Il consumo di energia del centro di Garching è salito da 2 a quasi 8 megawatt, il bisogno di energia per gli impianti di raffreddamento vola, i costi delle bollette sono alle stelle.

Ma è soprattutto l'inarrestabile, velocissima diffusione di internet sul pianeta blu a causare un aumento in crescita esponenziale del fabbisogno di produzione di energia. Proprio mentre il mutamento del clima, l'aumento della temperatura media sulla Terra, il pericolo desertificazione si fanno sempre più minacciosi, una nuova, crescente insidia all'equilibrio climatico già distorto viene proprio dalle tecnologie indispensabili alle ricerche per salvare l'ambiente e quindi il mondo in cui viviamo.

I conti sono presto fatti: in appena cinque anni, dal 2000 al 2005, il consumo di energia elettrica dei grandi calcolatori è raddoppiato nel mondo. Nel 2006, nella sola Germania, i circa cinquantamila grandi centri di calcolo elettronico assorbono la produzione di una intera centrale nucleare. Un altro esempio: bastano pochi secondi per una ricerca online affidandosi a Google o a un altro moderno motore, per consumare tanta energia elettrica quanto basta per tenere accesa una delle nuove lampadine ecologiche a risparmio di elettricità per un'ora intera.

Ancora una volta, il genere umano non ha pensato agli indesiderabili, pericolosi effetti collaterali delle sue geniali invenzioni. E non sfugge alla triste regola nemmeno internet. All'inizio le grandi aziende hanno comprato megacomputer a iosa, senza preoccuparsi del consumo. E parallelamente è cresciuto il consumo e l'uso privato della rete, quindi dei computer per navigarvi. Senza che nessuno si preoccupasse del consumo di elettricità necessario, quindi della produzione di energia richiesta dal web e del riscaldamento del clima che ne deriva. Senza parlare del riscaldamento degli apparati elettronici di per sé: i grandi computer devono essere raffreddati, con sistemi che a loro volta consumano energia.

Il triste paragone avanzato da Der Spiegel fa pensare: è quello tra la nuova, imprevista sfida di internet e dei computer al clima e la leggerezza con cui, all'alba della rivoluzione industriale, le potenze economiche e le grandi aziende si lanciarono nella corsa a chi produceva più acciaio o consumava più carbone. Senza che, per decenni e decenni, nessuno si chiedesse quali effetti la logica dello sviluppo ueber Alles avrebbe fatto sentire sulle risorse e sugli equilibri climatici e ambientali.

La storia si ripete. Basta vedere come sale la percentuale media del consumo d'energia nelle bollette di abbonamento ai server: in pochi anni è arrivata al 50 per cento del totale del conto pagato dall'utente, l'anno prossimo, ammonisce Thomas Meyer, esperto della Idc, salirà magari fino al 75 per cento. L'unico rimedio, secondo gli esperti, è paradossalmente centralizzare: meno grandi calcolatori, meno centri di calcolo, ma molto più potenti. Centralizzare la "virtualizzazione", come la chiamano alla Ibm, può consentire risparmi di consumo energetico fino all'80 per cento. Ironia della sorte: proprio nella dimensione più ipermoderna del nostro presente, cioè il mondo dei computer e di internet, in nome della difesa del clima torneranno i dinosauri, i grandi, ingombranti supercomputer ritenuti obsoleti fino a ieri. Ma questa possibile via di salvezza è costosa, e non tutti potranno permettersela.


repubblica.it (26 marzo 2008)

Passati gli anni della stampa rumorosa ed ignorante su quanto accadeva in Internet e a causa di Internet, ora su quella stessa stampa trovano spazio curiose associazioni e profeti fai-da-te

Massimo Mantellini - http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2224660

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Lo dico senza acrimonia. Fino a qualche anno fa molti danni allo sviluppo della rete Internet in Italia sono stati prodotti dai giornalisti. Lo devo aver scritto mille volte del resto, non è una novità. C'è stato un lungo periodo di transizione, a cavallo della fine degli anni novanta, durante il quale alla grande maggioranza dei soggetti deputati alla divulgazione informativa mancavano le competenze minime per spiegare Internet ai propri lettori e poiché scrivere si doveva scrivere e Internet era percepita diffusamente (come sempre avviene quando ci si trova di fronte ad uno scenario nuovo) come qualcosa di incerto e pericoloso, i risultati in termini di informazione sono stati per lungo tempo discretamente disastrosi. Per un certo numero di anni ogni articolo di stampa che si occupava di Internet trattava invariabilmente dei rischi legati all'accesso telematico per grandi e (soprattutto) piccini e di poco d'altro. Mai o quasi mai simili pezzi giornalistici servivano a sottolineare i grandi vantaggi per tutti legati alle nuove frontiere della comunicazione elettronica.

Ora i tempi sono un po' cambiati e fortunatamente il racconto da parte dei media di cosa sia, come funzioni, quali vantaggi porti e quali pericoli sottenda Internet, si è andato in buona parte normalizzando.

Oggi le tematiche della rete riempiono le pagine economiche e quelle culturali dei giornali di tutto il mondo ed anche di quelli italiani, invadono la comunicazione politica e quella istituzionale, disegnano nuove complesse mappe sociali che riguardano i giovani ma anche gli adulti, gli adolescenti come gli anziani. Internet sta insomma, almeno in questo, cambiando il mondo.
Eppure mentre i giornalisti iniziano a riprendere possesso delle loro prerogative, stiamo assistendo ad un effetto paradosso, anch'esso tipicamente italiano: la demonizzazione della rete, dal campo giornalistico (dove certo rimangono a cantarla alcuni soggetti di spicco come Bruno Vespa), si è trasferita a quello comunicativo in senso lato. Oggi in Italia esistono decine di soggetti differenti (sociologi, educatori, criminologi, sacerdoti, psichiatri) che si sono rapidamente sostituiti ai giornalisti nel sostenere e diffondere una idea della rete esclusivamente deteriore e pericolosa.

Si tratta di un fenomeno tanto imbarazzante quanto legittimo, animato da una pletora di personaggi differenti, capaci di generare attenzione attraverso alcuni meccanismi peculiari della emersione mediatica in questo paese, vale a dire la contiguità politica e l'associazionismo. Nascono come funghi Fondazioni e Onlus non meglio definite che si dedicano alla tutela dei minori e ad altre tematiche sensibili. Associazioni tutte uguali, con molti presidenti e pochi iscritti, capaci di perforare la calotta mediatica a colpi di convegni e comunicati stampa sulle tematiche più vicine alle nostre corde di adulti e genitori. Si moltiplicano le consulenze a ministri e politici vari da parte di soggetti dalle dubbie competenze tecnologiche, novelli esperti di tematiche che fino a ieri nessuno considerava, forti di una docenza universitaria qualsiasi, un libro pubblicato, una comparsata televisiva a far da curriculum.

Sulla scia di personaggi come il celebre Don Fortunato di Noto, sacerdote siciliano dedito da anni alla lotta mondiale alla pedopornografia su Internet, a suo tempo nominato consulente dal Ministro delle Comunicazioni Gasparri, una moltitudine di soggetti differenti sgomita oggi sui media e nei talk show per raccontarci una rete Internet pericolosa e angosciante, fatta di adescatori e pedofili, minorenni ridotti in dipendenza da foto porno e giochi online ed adulti malevoli in agguato dietro ad ogni router, agitati da ogni sorta di imprevedibile perversione.

Qualche giorno fa un gruppo di questi "esperti" (non vale la pena nemmeno citarne i nomi, sono più o meno sempre gli stessi che si rincorrono di evento in evento) ha partecipato a Roma all'ennesimo convegno dal titolo Dignità e diritti dei minori: rischi e abusi su internet durante il quale, all'unanimità - come ci informa l'Agenzia Ansa - è stato chiesto al prossimo governo di approntare una legge che consenta l'accesso a Internet solo dopo l'acquisizione di una licenza.

Non ci sarebbero nemmeno troppi commenti da fare se non fossimo il paese che siamo. Passata la sbornia dei giornalisti digiuni di Internet ora ci tocca quella degli educatori monocolore e degli accademici dell'Università di Vattelapesca, dei Professor Tersilli che ti guariscono dalla dipendenza da Internet o dei genitori con la G maiuscola, svegliatisi una mattina con chiaro in testa il compito di rappresentare, loro stessi, senza ulteriori barbose investiture, tutti i genitori del mondo, meglio se attraverso opportuni interventi in TV della loro nuova Fondazione patrocinata dalla Presidenza del Consiglio. Comunicatori "fai da te" che trovano nei media e nella loro annosa tendenza a dar eco a qualsiasi notizia, anche la più improbabile, a patto che sia enfatica e in grado di colpire il lettore, un utile acceleratore alle proprie aspirazioni di protagonismo.

Ora la rete Internet è il luogo del confronto ed ogni presenza è possibile e persino auspicabile. Nessuno dà fastidio a nessuno da queste parti. Tutto si somma al tutto. Ufologi e Raeliani possono confrontarsi con i sostenitori della Chiesa dell'Ultimo Giorno o con la setta degli adoratori di Pippo Baudo e perfino con gli affossatori di Internet o della mozzarella di bufala senza che questo possa portare alcun serio disturbo. Nel mondo reale invece le cosa stanno per adesso un po' diversamente.

E ancora una volta l'arretratezza culturale del nostro paese non fatica a dar segno di sé, con quella capacità unica che abbiamo da queste parti di dar voce al peggio del peggio per poi conviverci amabilmente senza il minimo imbarazzo.

I trucchi, i software per poter diffondere le proprie idee sul web
nei paesi dove non è possibile a causa delle restrizioni dei governi

Contro ogni censura su internet
guida per blogger cyberdissidenti

Reporter sans Frontières ha pubblicato un manuale ad hoc
di CRISTINA NADOTTI


ROMA - I blog sono una fonte di informazione preziosa e proteggerli dalla censura è essenziale per garantire la libertà di espressione e la circolazione di testimonianze da Paesi in cui non c'è libertà di stampa. È a partire da questa convinzione che Reporters sans frontières, associazione di giornalisti che in tutto il mondo si batte per difendere i diritti dei cronisti perseguitati e per la libertà di stampa, ha pubblicato la Guida pratica del blogger e del cyberdissidente, un manuale che spiega come creare un blog, aggiornarlo e soprattutto fare in modo che non cada sotto la scure della censura. Il testo è stato pubblicizzato il 12 marzo, in occasione della Giornata internazionale contro la cybercensura.

Una rete sempre meno libera. Nel 2007, Reporters sans frontières ha registrato nel mondo più di 2600 casi di censura su siti Internet. In carcere, in Cina, ci sono al momento 64 persone, colpevoli solo di aver esercitato il loro diritto alla libertà di espressione sul web. Nella Guida pratica un capitolo indica i Paesi in cui la censura è più forte: la Cina resta la nazione dove i cyberdissidenti subiscono più arresti e persecuzioni, il Vietnam imprigiona meno persone ma restringe in modo severissimo l'accesso a Internet. Il caso dell'Iran è indicativo: a fronte di una censura molto ampia, la circolazione di informazioni è però continua e ha dato spazio soprattutto all'espressione del malcontento delle donne. È noto infine il ruolo avuto da Internet e dai blogger nel denunciare la repressione delle proteste in Birmania nell'estate del 2007. Il manuale di Reporters sans frontières cita infine anche i grandi motori di ricerca, Yahoo e Google su tutti, che pur di assicurarsi una penetrazione economica in Paesi emergenti non hanno esitato a fornire ai governi informazioni sui cyberdissidenti per far chiudere siti e blog.

Una guida pratica. Clothilde Le Coz, responsabile Internet di Reporters sans frontières, mette l'accento sull'importanza di diffondere la guida: "Più il manuale verrà linkato su siti e blog, più avrà possibilità di arrivare a chi ne ha maggiore bisogno. Lo scopo della nostra pubblicazione è di porre l'accento sulla censura, ma anche di dare un aiuto concreto a quanti ogni giorno vogliono dare testimonianze su quanto accade nei loro Paesi e non possono farlo. È importante più che mai, in un momento in cui c'è un attacco forte alla libertà sulla rete, che si scriva tutto quel che si vuole e che tali messaggi arrivino a più persone possibile. Dobbiamo essere prima di tutto noi, giornalisti di nazioni in cui c'è libertà di stampa, a denunciare la censura e poi dobbiamo aiutare i nostri colleghi a eluderla".

Il ruolo del blogger e la sua etica. Non sempre il giornalista e il blogger sono la stessa persona: "Il blog è spesso uno strumento in più del giornalista o una fonte in più a sua disposizione - dice Clothilde Le Coz - è una testimonianza da un luogo in cui non ci si trova di persona. Per questo sono fondamentali un'etica del blog e l'abilità nel rendere il proprio blog visibile". La Guida pratica del blogger e del cyberdissidente dedica capitoli agli strumenti da utilizzare per essere inseriti nei motori di ricerca in buona posizione e per essere eticamente affidabili. Dan Gillmore, direttore della scuola di giornalismo e nuova comunicazione dell'Universita americana dell'Arizona, ha curato la parte del manuale in cui si parla appunto di etica. Completezza, accuratezza, lealtà, trasparenza e indipendenza sono per lui i pilastri del buon giornalismo e dovrebbero essere questi principî a ispirare anche i bloggers, almeno quelli che intendono con la loro testimonianza aiutare l'informazione. "Sappiamo tutti che sulla rete c'è un sacco di robaccia - osserva la responsabile Internet di Reporters sans frontières -, ma sappiamo anche che è facile smascherare chi non gioca lealmente. Un buon blogger riceve subito l'attenzione che merita e il suo ruolo viene riconosciuto".

Un caso pratico. La guida segue passo passo il blogger, fin dal momento in cui vuol creare il suo diario online, senza dare per scontato le sue conoscenze del funzionamento di internet. C'è un ottimo dizionario dei termini più importanti per orientarsi sul web e le linee guida per cominciare a far parte delle pagine più ricercate dei motori di ricerca. Per chi subisce una restrizione della libertà di espressione c'è l'esposizione di un caso pratico, con il quale Reporters sans frontières insegna ad usare il programma "anti-censura" TOR. Il software devìa le comunicazioni attraverso una rete distribuita di relay, gestiti da volontari in tutto il mondo e impedisce a chi osservi la connesione Internet da cui vengono inviate le informazioni di sapere quali siti si stanno visitando. Impedisce inoltre ai siti visitati di rintracciare il luogo da cui ci si connette. TOR funziona con molti programmi, come i browser web, i client per la chat, i programmi di login remoto e molte applicazioni basate sul protocollo TCP. Per chi, come un utente italiano, può digitare tranquillamente su un motore di ricerca le parole "programma anti-censura" rintracciare uno strumento come TOR non è difficile, ma per un cyberdissidente cinese o cubano l'unico modo per venire a sapere che esiste un tale software è attraverso altri siti, sui quali la censura ancora non si è imbattuta. La cosa più importante, dunque, è che il link al manuale di Reporters sans frontières arrivi, attraverso i tanti canali della rete, a chi ne ha bisogno.

(repubblica.it 13 marzo 2008)



Ma è rivolta: "Andate a studiare". Scoppia la polemica sul sito delle risposte interattive.Usato per traduzioni e problemi. Gli utenti: "E' intasato"

Una quindicina di anni fa, per correggere una versione di latino, si telefonava al compagno di classe più bravo, oggi le traduzioni dettate al telefono sono state surclassate dall'interattività del web e in particolare da uno strumento, "Yahoo Answer", creato per rispondere alle domande degli utenti, anche a quelle più strane. Il sistema è facile: basta porre una domanda in rete e subito chi in quel momento è collegato risponde, cercando di fornire una soluzione e correggendo quelle sbagliate. Chi risponde più velocemente o in modo più esaustivo guadagna dei punti in più rispetto agli altri; viene persino segnalata la "miglior risposta".
E così, da un "Aiutino in italiano" ad un altro "Help, sono in para con la versione di inglese", sono veramente tanti i messaggi di studenti che su "Yahoo Answer" si fanno correggere i compiti a casa. Versioni di latino, soluzioni ai problemi di matematica e geometria, questionati di storia: ogni pomeriggio il sito si trasforma in un vero e proprio centro di aiuto-compiti.

Cosa che in poco tempo ha scatenato le ire di quanti invece usano il programma per scambiarsi informazioni, curiosità, insomma che hanno concluso da un bel po' la carriera scolastica e non ne possono più di trovare il sistema intasato da traduzioni di greco e problemi di fisica. La protesta raccoglie anche le critiche di chi non è d'accordo per principio, indignato dal fatto che gli studenti di oggi siano incapaci di fare i compiti da soli.
Scorrere col mouse tra un commento e l'altro è un vero spasso, un po' per la fantasiosità dei nickname e un po' per la vivacità del dibattito. A innescare la miccia un post fra i tanti, intitolato proprio "Perché Answers nel pomeriggio diventa un centro di aiuto compiti?". A porre il quesito è "Cicciograna", secondo il quale "a giudicare dalla qualità sintattica e grammaticale delle domande, invece di stare al PC a perdere tempo ed implorare qualcun altro di lavorare per loro, dovrebbero dare una bella ripassata ai testi di lingua italiana, perché si trova un campionario di orrori che ha dell'incredibile!". La "miglior risposta" è quella di "Melancholia", che chiede implorante di "non rispondere più a questi ragazzini... poi ci lamentiamo se l'Italia va a rotoli...". Subito pronta la replica di "Chase Young": "e allora. che c'è di male??? se uno la fa solo perché non ha voglia ok, però se non riesce a farli????".

Non mancano però le eccezioni, come "Gianni93", che dice che "sinceramente quando devo fare i compiti me li faccio da solo e non ho mai chiesto a qualcuno, specialmente su answer, di svolgerli per me...", oppure "Calypso", secondo la quale "se a scuola ascoltassero la lezione invece di messaggiare o fare filmini per youtube, forse answer non sarebbe intasato da liceali che chiedono traduzioni di latino". Devil, tra il serio e il faceto, lancia un sassolino con un "siamo studenti, siamo studenti, siamo un mucchio di deficienti...", mentre è più lucida l'analisi di "Peter", secondo cui "i compiti hanno cercato di evitarli un po' tutti... anche mio nonno ogni tanto mi racconta di aver cercato di evitare di non farli.... e penso che nel 26 fossero un po' più severi.... ma ti appoggio il fatto che c'è una generale e disarmante ignoranza... ormai gli studenti se ne sbattono di tutto... del rispetto dell'insegnate... di chi lavora... e poi da adulti si lamentano di percepire uno stipendio minimo.... dovevano pensarci prima....".

Commenti di ragazzi che hanno in media meno di venti anni, pronti a difendersi e ad ammettere i propri errori. Il filo conduttore è per tutti lo stesso: la sincerità, talmente forte da risultare spiazzante. Il post di "Anna" punta l'accento su una questione interessante, che va oltre un semplice problema di intasamento della rete, chiedendo "Answer inibisce le capacità degli studenti?". "Capita di vedere domande di geometria, matematica, letteratura, addirittura intere versioni di latino.... Spesso sono problemi o operazioni anche molto banali, che i ragazzi non solo non sanno risolvere, ma nemmeno hanno la voglia di guardare su un libro e cercare la regola da applicare!". Secondo lei sarebbe più giusto che "questi ragazzi svolgessero i loro compiti invece che sbolognarli ai "più grandi", che prontamente rispondono alle domande pur di accaparrasi 10 miseri punticini... Lasciamo che i ragazzi svolgano da soli i compiti!". Il suo appello viene subito raccolto da "Ipazia", una di quelle che sta dall'altra parte della barricata, quella di chi fornisce le risposte: "In linea di principio, sono d'accordo con quanto dici, anche se sono io stessa tra quelli che "passano" le versioni su Answers... predico bene e razzolo male, dunque".

Sulla questione delle risposte "accaparra-punti" interviene "Stedeme": "Ripeto x l'ennesima volta che secondo me, se uno risponde, non lo fa per i punti. Anche perché, alla fine, non si vince niente! Che senso avrebbe cercare ogni mezzo per accumulare punti??". Mania di protagonismo, noia o semplice senso di solidarietà tra "Answeristi": sono tante le ragioni che spingono gli utenti a rispondere agli studenti che chiedono aiuto per un compito di grammatica o di geometria. Con buona pace di quanti, invece, non solo non rispondono ma sono assolutamente contrari a questa nuova "moda". E lo dimostra il coro unanime sollevato dalla timida domanda di "Magic Girl": "Come faccio a finire in tempo i compiti per le vacanze?". Risposta: "Spegni il pc e comincia a studiare".
(repubblica.it 10 marzo 2008)





Faxator.com è un ottimo servizio per mandare fax gratis. Potrete mandare quanti fax volete a tutti i numeri al solo costo di ... 1 sms (una tantum, non vi preoccupate).

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Come si manda un fax:
  • il modo più semplice è quello di mandarlo via mail
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Anche EuteliaVoip fa inviare fax gratis, ma alla prova dei fatti non si è dimostrato un servizio affidabile. In compenso, vi danno un numero geografico di fax su cui ricevere...


Social Media Essenziali

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Quali strumenti e siti di Social Media puoi usare? La risposta non è semplice, in quanto le comunità online su argomenti di nicchia abbondano e i servizi di Social Media sono davvero tanti.

Ci sono, in ogni caso, degli strumenti chiave e dei servizi che senz'altro potrai utilizzare nella tua strategia di Social Media Marketing. Ecco quelli da cui puoi cominciare:


  • Il tuo blog - sia che usi Blogger, Wordpress o Movable Type, il blog è il perno delle tue attività di Social Media Marketing. Il tuo blog può essere considerato il mezzo più efficace per costruire il tuo brand online, condividere con i tuoi lettori suggerimenti importanti, riflessioni, consigli e notizie, per specializzarti nel tuo argomento di nicchia.

    Avere un blog è anche uno dei modi migliori per scalare posizioni sui motori di ricerca con un sito. Bloggare spesso e bene ti consentirà di essere linkato più spesso e ciò ti permetterà di farti conoscere di più.

    Per migliorare il tuo blog puoi guardare la guida di Robert Scoble con i 15 ingredienti per un blog di successo o quella di Robin Good sul blogging professionale.



  • Servizi di social bookmarking - I servizi di social bookmarking ti permettono di condividere e far conoscere i video e i siti web più interessanti. Invece di tenere per te i migliori siti web che aggiungi ai tuoi preferiti, il social bookmarking ti consente di pubblicare sul web le pagine che ti piacciono, in modo che possano vederle tutti.

    Le persone che usano questi servizi possono trovare i tuoi bookmark e iscriversi. Tu, invece, puoi raggrupparli per categorie per aiutare gli altri utenti a trovare notizie interessanti.

    Il più famoso di questi servizi è forse del.icio.us e se crei un account e inizi ad aggiungere bookmark interessanti con una certa regolarità non potrai che guadagnarci, in termini di attenzione, stima degli altri utenti e traffico di visitatori.

    Per aumentare la possibilità che i tuoi contenuti vengano trovati sul web potresti prendere in considerazione l'idea di usare un tool come OnlyWire, che ti permetterà di aggiungere un bookmark a diversi servizi contemporaneamente con un solo click. Ciò ti darà ancora di più la possibilità di condividere i tuoi contenuti.



  • I servizi di social news - I servizi di social news permettono a chiunque di sottoporre fonti di notizie o post di blog ai loro utenti, in modo tale che questi contenuti possano essere giudicati e votati da tutti i lettori - Le storie più votate avranno il primo posto in classifica, quelle meno tenderanno a scomparire dall'elenco.

    Il più famoso di questi è Digg. Un'idea per aumentare le possibilità che le persone votino i tuoi contenuti sul blog è quella di aggiungere un'iconcina di "Digg". In questo modo se i tuoi lettori apprezzano i tuoi contenuti possono votarli direttamente dal tuo blog. In base alla piattaforma di blog che utilizzi, il modo per aggiungere questo pulsante varia. Prova a cercare su Google "Digg this widget", aggiungi il nome della tua piattaforma di blog, come "wordpress", "blogger" o "movable type" e inizierà la ricerca.

    Altri siti di Social Media molto famosi, dove puoi aggiungere contenuti e farti conoscere, sono Reddit, Netscape e Newsvine. Alex Iskold presenta bene le differenze tra questi Social Media nel suo articolo Social news faceoff scritto per Read/WriteWeb.



  • RSS e commenti - Come detto prima, l'RSS è uno strumento ottimo per essere sempre aggiornati su cosa si dice all'interno di una community o in particolare su te stesso, sul tuo prodotto o sul tuo blog.

    Probabilmente inizierai col cercare un aggregatore di feed online, che può essere considerato come una casella mail, capace di raccogliere notizie o post di blog. Puoi trovare alcuni suggerimenti sulla scelta di un lettore di feed e sui benefici dei feed RSS nella mia recente guida all'RSS.

    Una volta che ti sei iscritto a dei siti web di tuo interesse e che hai cominciato a lasciare commenti utili, magari potresti utilizzare un vanity feed. Un vanity feed (o "ego radar") è un modo per vedere ciò che viene scritto dalle persone sul web a proposito del tuo blog o del tuo business. Ciò ti dà la possibilità di rispondere in tempo reale ai commenti che vengono lasciati.

    Se qualcuno apprezza il tuo blog o il tuo business, potrai velocemente ringraziare nella sezione dei commenti. Se invece ti faranno delle critiche avrai la possibilità di farti stimare di più se riuscirai a dare risposte giuste e concrete a ciò che ti viene contestato.

    Darren Rowse di Problogger.net ti dà delle utili indicazioni per costruire il tuo vanity feed in poco tempo.



  • RSS e Blog Directory - Un altro modo per far conoscere il tuo blog sempre di più è iscriverlo a quanti più RSS e Blog directory è possibile. In questo modo anche i visitatori occasionali di queste diverse comunità potranno facilmente trovare i tuoi contenuti come non gli sarebbe possibile altrimenti, attraverso Google o un altri motori di ricerca.

    Su Robin Good's RSS Top 55 trovi una lista costantemente aggiornata di questi servizi, che puoi consultare per aggiungere novità ai tuoi contenuti e migliorare la tua visibilità in rete.

    Se preferisci spendere una piccola somma di denaro piuttosto che un giorno di lavoro, puoi iscriverti a dei servizi non particolarmente costosi come Postami e il più famoso RSS Feed Submission che faranno questo lavoro al tuo posto.



  • Siti di video sharing - I siti di video sharing sono un altro mezzo importante per permettere alle persone di conoscere il tuo blog, i tuoi contenuti o il tuo business.

    Avere degli account su YouTube e su altri servizi del genere è un altro modo per farti trovare sul web.

    Anche se non sei in grado di creare un video da solo - anche se ti assicuro che è molto facile creare un video con la tua webcam, con PowerPoint o altri servizi come UStream - puoi comunque creare un valore aggiunto per i membri della tua community virtuale aggregando i video interessanti o creando delle playlist a tema con contenuti già esistenti.

    Sul tuo account di video sharing puoi creare un link che ti rimandi al tuo sito web e se vuoi rendere ancora più forte la tua presenza online puoi usare uno strumento come Tubemogul, che ti permette di fare l'upload di un singolo video su vari siti di video sharing contemporaneamente. Ho pubblicato di recente un articolo su questo servizio, proprio su Master New Media.

    Per approfondimenti sull'uso di YouTube per il Social Media Marketing, puoi consultare la mia guida sui 10 Modi Di Usare YouTube Per Promuovere I Tuoi Contenuti Online



  • Squidoo and Hubpages - Squidoo e Hubpages (già trattati in precedenza qui) sono comunità online dove i membri condividono articoli in stile blog su argomenti di loro interesse.

    Siccome sono comunità più piccole rispetto alla Blogosfera - cioè l'insieme dei blog su internet - sono un mezzo importante per farti conoscere e capire come le persone navigano i tuoi contenuti e il tuo blog. Nell'aggiungere guide utili, recensioni e opinioni, su questi siti avrai anche la possibilità di mettere un link che riconduca i lettori al tuo sito web.

    Proprio in quanto servizi di social network, Squidoo and Hubpages ti danno la possibilità di avere un profilo grazie al quale le persone possono conoscerti meglio e aggiungere lì i link che portano ai tuoi contenuti.



  • Twitter - Se cerchi persone o vuoi lavorare tu stesso nell'industria hi-tech, Twitter ti dà la possibilità di condividere facilmente dei link e costruire una solida rete di contatti in poco tempo. Devi considerare Twitter come una via di mezzo tra i blog, gli SMS e un sito di social networking come Facebook.

    Infatti puoi aggiungere contatti e amici e poi inviare loro messaggi di massimo 140 caratteri. Questo è un modo per permettere a chi ti conosce di essere sempre aggiornato sui tuoi contenuti più recenti e ti dà anche la possibilità di avere conversazioni brevi, ma mirate, sulle ultime notizie.

    Puoi trovare delle altre informazioni su Twitter nella mia guida per principianti o nella guida per blogger, che spiega come puoi usare Twitter per cercare notizie e per promuovere qualcosa online.




I Comunicati Stampa Sui Social Media

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Se stai lanciando un nuovo business o un nuovo servizio, magari ti interessa creare un comunicato da diffondere tra i blogger.

I comunicati stampa tradizionali spesso vengono cancellati dai blogger, prima ancora di essere letti. Perciò devi pensare a un approccio diverso per lanciare il tuo messaggio nella blogosfera.

In questo breve video (3" 22), viene introdotto in maniera molto chiara il concetto di comunicato stampa nel contesto dei un Social Media:

In breve, un comunicato stampa tipico di una strategia di Social Media Marketing offre ai blogger molte informazioni importanti, ma diversamente da quello tradizionale, usa mezzi come i video di YouTube e i bookmark di del.icio.us per diffondere la notizia in un contesto più ampio.

Se vuoi approfondire questo aspetto della comunicazione online e del Social Media Marketing, ti ocnsiglio di consultare questa ">pagina della Search Engine Guide che ti spiega come creare un modello di comunicato.


Condividi - Creative Commons e Marketing Virale

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Un altro modo per farti conoscere online è mettere a disposizione degli altri i tuoi contenuti.

Con il copyright tradizionale, ai tuoi lettori non è concesso riutilizzare in nessun modo i tuoi contenuti senza prima chiedertelo direttamente. Invece Creative Commons ti offre numerose licenze alternative, che tu puoi applicare ai tuoi lavori sul web affinché sia facile per gli altri utenti usare e diffondere i tuoi contenuti.

Puoi richiedere che i tuoi lettori indichino con precisione la fonte del contenuto quando riutilizzano il tuo lavoro o puoi chiedere che non venga alterata la versione originale. Per saperne di più sulle licenze Creative Commons puoi guardare i video fatti da Robin Good su questo tema.

Rendere più facile a tutti l'uso dei tuoi contenuti ti farà presto considerare un esperto del settore, un opinion leader e una fonte di informazioni. Nello stesso tempo farà aumentare il tuo traffico di visitatori.

Il leader del campo, esperto di marketing e scrittore Seth Godin permette a tutti di scaricare gratis il suo libro "Unleashing the Idea Virus". Ciò ha aiutato Godin non solo ad aumentare la sua reputazione in questo ambito, ma ha anche portato nuovi lettori sul blog e ha preparato il terreno alla vendita di altri libri.

Offrire gratuitamente contenuti di valore è il modo migliore per attrarre clienti e visitatori. Anche se la tentazione di farsi pagare è alta, dare contenuti di valore gratis ti permetterà di avere ottimi risultati a lungo termine.

Le licenze Creative Commons ti danno la possibilità di sfruttare il marketing virale per i tuoi libri online, i tuoi podcast o il tuo blog. Ciò significa che le persone stesse diffonderanno i tuoi contenuti sul web, ti linkeranno e si scambieranno i tuoi contenuti attraverso la rete. Questa è la vera essenza del Social Media Marketing.


Social Media Marketing è un termine che si usa per descrivere una serie di approcci e tecniche per costruirti una reputazione online, una comunità di lettori e una credibilità che ti permetterà di catturare, in fin dei conti, attenzione sul tuo brand o business online.

Se hai tempo da investire in alcune azioni semplici e quotidiane, come aggiungere contenuti e condividerli nei posti giusti, il Social Media Marketing è uno strumento utilissimo per completare le tue strategie di marketing tradizionale o addirittura per sostituirlo del tutto.

Creando un blog su un argomento di nicchia e costruendoti una forte presenza online, puoi generare molto traffico e guadagnare con i tuoi contenuti.

Ma il Social Media Marketing ti dà qualcosa in più di un incremento di traffico o qualche visitatore in più. Creare e diffondere dei contenuti ricchi di valore ti dà la possibilità di costruire il tuo brand in maniera positiva, per te e per gli altri. Questo è quasi impossibile con il marketing tradizionale di tipo "interruttivo".

In questa breve guida ho cercato di introdurti al Social Media Marketing, dicendoti quando e in quali casi è utile. Se vuoi saperne di più, sia qui su Master New Media che in tutto il web, è possibile trovare articoli e saggi sull'argomento.

Il Social Media Marketing non è il mezzo più veloce per far decollare il tuo business, ma a lungo termine può rivelarsi una delle strategie più efficaci per rafforzare la tua presenza e la tua reputazione online.




Per Saperne di Più

Se vuoi saperne di più sul Social Media Marketing, puoi cliccare sui seguenti link:

Articolo pubblicato su Master New Media Italia (http://www.masternewmedia.org/it) con il titolo "Social Media Marketing: Guida Per Chi Inizia" (link all'articolo originale http://www.masternewmedia.org/it/social_networking/social-media-marketing/guida-per-chi-inizia-parte-2-20080304.htm". Rilasciato sotto licenza CC by-nc-sa 1.0 e ripubblicato con il permesso dell'editore".

Da oggi Netscape conclude la sua lunga e gloriosa carriera Ma negli anni le alternative sono diventate adulte. Eccole



OGGI il web ha perso un pezzo della sua storia, se storia si possono chiamare poco più di dieci anni fulminanti che ci separano dal giorno in cui la rete entrò nelle case della gente comune. E non sembri un'esagerazione. Da oggi Netscape, lo storico programma con cui migliaia di persone sfogliarono le prime pagine web, non esiste più. Nessuna nuova versione, nessun supporto ufficiale, nessun aggiornamento di sicurezza. AOL, la società che dal 1999 ne detiene la proprietà e il marchio, consiglia al manipolo di nostalgici che lo usa ancora di cercare un'alternativa.

A dire il vero Netscape è un software morto da anni. Da quando il mercato dei software per navigare il Web fu letteralmente cancellato da un unico prodotto: Internet Explorer di Microsoft. Ma Explorer non è l'unica alternativa, e forse nemmeno la migliore. Ce ne sono altri con cui poter sostituire il vostro Netscape o, ipotesi ben più probabile, il vostro Internet Explorer.
Negli ultimi anni della sua storia Netscape fu un software open source. Chiunque poté utilizzare la sua base di sviluppo per creare un nuovo prodotto da lanciare nella competizione con Explorer di Microsoft. E così è stato.

Oggi Firefox, il browser nato da Netscape, è usato da milioni di utenti in tutto il mondo. Una recente analisi della francese XiTi Monitor lo accredita addirittura, ma forse è un dato troppo generoso, al 28 per cento nel mercato dei browser: solo tre anni fa quella cifra non superava l'8 per cento. A decretare questo successo è stata soprattutto la maggiore sicurezza che il browser garantisce rispetto al suo concorrente: Explorer è stato, ed è ancora, il bersaglio preferito di pirati informatici.

Terzo nella classifica de browser più usati su Windows è Opera, di gran lunga il più innovativo dei tre. Il piccolo programma norvegese è stato il primo ad introdurre la navigazione a schede (tabbed browsing) e molte delle innovazioni che gli altri hanno incluso solo mesi dopo. Tra le sue caratteristiche più apprezzate vi sono i diversi metodi di controllo che offre: si può usarlo con comandi vocali, con i gesti del mouse o utilizzando i molti comandi da tastiera. L'azienda che lo produce lo definisce anche il "browser più veloce" sul mercato: le pagine si aprono velocemente e le complesse e pesanti applicazioni Web si possono usare senza rallentamenti. Opera integra anche un programma di posta elettronica e un client per scaricare file dalla rete Peer to Peer BitTorrent.

Da Firefox è nato Flock, il browser per il Web 2.0. Se avete un blog o passate ore ad aggiornare il vostro account di Facebook o a navigare i video su Youtube dovete provarlo. Oltre alle classiche funzioni presenti in ogni browser, Flock succhia l'anima sociale del Web. Direttamente dal programma è possibile pubblicare messaggi su un blog, inviare foto su Flickr o interagire con i propri contatti di Facebook. Flock permette di cercare video su Youtube o foto da diversi siti di photo sharing direttamente dal suo interno utilizzando una Media bar visualizzata sotto le normali barre degli indirizzi. Il programma si integra in oltre 10 servizi del cosiddetto Web 2.0, compresi i noti e frequentati Twitter, My Space o LiveJournal.

La nostra rassegna potrebbe anche terminare qui: le decine di altri prodotti per Windows non fanno altro che replicare, in forme più o meno evolute, le funzionalità dei quattro segnalati sopra. Ce ne sono tuttavia alcuni che offrono usi specialistici: c'è SpaceTime, un browser che introduce un'interfaccia tridimensionale sovrapponendo le finestre all'interno dello spazio di navigazione e utilizzando ricerche speciali per Youtube, Flickr e siti affini; c'è Indywiki, un'applicazione con cui navigare esclusivamente i contenuti di Wikipedia, organizzati nella pagina in una forma più comprensibile; c'è Kirix Strata particolarmente utile in quei casi in cui si voglia estrarre dalle pagine navigate dati strutturati in forma tabellare e ordinarli, copiarli o modificarli attraverso un'interfaccia dedicata.

Molte più funzioni e interfacce più a misura d'utente saranno disponibili nei browser pronti a debuttare nel 2008. Safari, l'apprezzato browser per Mac OS X, è da tempo in sviluppo anche per Windows e promette la stessa usabilità e la stessa velocità di navigazione anche per la piattaforma di Redmond. Il futuro Firefox 3, previsto per la prima metà del 2008, introdurrà un sistema chiamato Places per dare all'utente un maggior controllo delle attività eseguite sul browser: siti visitati, segnalibri, download, contenuto organizzato in tag. Explorer raggiungerà entro quest'anno la versione 8 e introdurrà una maggiore compatibilità con gli standard del Web così come stabiliti dal consorzio WWW.

Ma il vero terreno di scontro non è solo il Pc. I principali produttori stanno già affilando le armi per il boom che sta per arrivare: quello della navigazione mobile, eseguita su cellulari di ultima generazione o su terminali portatili. Con l'iPhone Apple ha dimostrato come un telefonino possa essere usato per navigare con facilità quasi il cento per cento dei siti, Opera ha da tempo disponibili due versioni del proprio prodotto per cellulari mentre Mozilla, la produttrice di Firefox, ha già annunciato una versione mobile del fortunato browser. Mettere le mani oggi sui dispositivi mobili significa creare una breccia da usare poi per vendere servizi più remunerativi: musica, video, suonerie e tutte ciò che vedremo in un futuro che oramai è presente.

FRANCESCO CACCAVELLA - repubblica.it (1 marzo 2008)