Pugno duro del governo Sarkozy contro chi pratica illegalmente il peer to peer
Un progetto di legge dell'esecutivo prevede la sospensione della connesione
Sul web i nomi di chi scambia file

Un giro di vite destinato a far discutere. Nicolas Sarkozy ha dichiarato guerra al peer to peer, lo scambio illegale di file in rete, e nonostante le raccomandazioni del Parlamento Europeo va avanti per la sua strada. Il governo transalpino ha presentato qualche giorno fa un progetto di legge che prevede il taglio della connessione internet a chi scambia file online illegalmente. Non solo, i nomi dei trasgressori verranno pubblicati in Rete, in una sorta di "cyber-gogna". Per evitare che gli internauti scoperti cambino semplicemente provider e ricomincino con il file sharing.

La norma. Il provvedimento che già sta scatenando polemiche, prevede l'istituzione di una specifica autorità. L'organismo (Hadopi) sarà formato da magistrati e funzionari che decideranno le sanzioni. Chi viene scoperto a scambiare illegalmente opere cinematografiche e musicali, riceverà fino a due lettere di avvertimento da parte del proprio provider. In caso di recidiva l'autorità gli comminerà la sospensione. Il "taglio" della connessione avrà una durata da tre mesi a un anno e potrà essere ridotto, qualora l'internauta accettasse di pagara una multa. Il registro dei "rei" verrà pubblicato online, per evitare che la norma possa essere aggirata cambiando provider.

Le ragioni del governo. Il progetto di legge ha
subito richiamato l'attenzione del Parlamento europeo, che qualche mese fa, quando erano trapelate le prime indiscrezioni, aveva chiesto agli Stati dell'Unione di non tagliare la connessione internet ai "pirati" del web. Il governo transalpino non ha ascoltato questa raccomandazione. Anche per l'ostinazione del presidente francese, che ha dichiarato: "Internet non può essere una zona senza leggi". D'accordo con lui, la firmataria del provvedimento, il ministro della Cultura, Christine Albanel, secondo la quale la legge potrà ridurre gli atti di pirateria tra il 70 e l'80%.

Altri Paesi dopo la Francia? Una funzione "pedagogica" più che repressiva secondo il governo. "Il progetto di legge risponde", spiega il ministro "a una situazione di urgenza, il furto di opere penalizza fortemente l'economia del settore culturale". Si tratta comunque, spiega Albanel, di "una norma equilibrata, che sarà accompagnata da un aumento dell'offerta legale". La misura adottata dal governo francese potrebbe essere utilizzata anche da altri paesi. Regno Unito, Svizzera e Belgio stanno studiando provvedimenti simili.


repubblica.it


Software Export as a percentage of India’s Total Export

Source: NASSCOM

Bangalore, Calcutta, Hyderabad, Trivandrum, Mumbai, Pune, Chennai, Delhi-Noida-Gurgaon belt, Vadodara, Chandigarh, are Indian Software development hotspots.

A large part of India’s success in the software area is due to the impressive and crucial role played by the State of Karnataka in promoting and providing a boost to IT.

Karnataka, in the South of India, has emerged as the computer capital and center of high-tech industries, especially software. Bangalore has for long been known as India’s answer to Silicon Valley, and this is the city where most large software companies have set up shop and operate out of state-of-the-art facilities.
The Government of Karnataka has also been extremely positive about the software
and services marketplace and has helped create the relevant telecom and policy infrastructure conducive to the growth of this sector.

Indian Software Industry 1995-2000
(US $ million)


1995-96

1996-97

1997-98

1998-99

1999-2000

2000-01*

Domestic software Market

490

670

920

1250

1700

2450

Software Exports

734

1085

1750

2650

4000

6300

Indian Software Industry

1224

1755

2670

3900

5700

8750

(Source: NASSCOM Report)


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ANCHE USA, Canada, Gran Bretagna, Francia e Grecia PREVEDONO LA PRIGIONE

Esce il rapporto annuale della University of Washington. Cina, Egitto e Iran in testa

Il blogger egiziano Abdul Monem Mahmood (da http://www.globalvoicesonline.org)
SEATTLE(Stati Uniti) – Finire in manette per aver organizzato una protesta sociale o per aver violato abitudini culturali tramite un blog. Oppure esseri sbattuti in prigione in quanto rei di aver denunciato sul proprio diario online violazioni dei diritti umani. O ancora perché su un blog si è osato commentare le politiche pubbliche. Succede ancora in alcuni Paesi notoriamente liberticidi e succede anche in nazioni al di sopra di ogni sospetto. Per l'esattezza succede e succederà sempre di più, proprio perché la blogosfera è sotto osservazione da parte dei governi e delle istituzioni. Questo in sintesi ciò che sostiene il report World Information Access (WIA) dell'Università di Washington che censisce le repressioni per crimini relativi all'uso dei blog a partire da cinque anni fa.

TIPOLOGIA DEGLI ARRESTI - Gli arresti dei blogger dal 2003 sono stati 64, sono triplicati rispetto al 2006 e la metà si riferisce solo al 2007. Un terzo degli arresti riguarda la Cina, l'Egitto e l'Iran, ma nella black list delle nazioni che prevedono la prigione per i blogger più ribelli risultano anche Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna, Francia e Grecia. In media i tempi di detenzione per i reati da blogging sono sui 15 mesi, ma il record assoluto è di ben otto anni.

SENTENZE NON INTERCETTATE – Ai numeri snocciolati dal WIA bisogna comunque aggiungere una buona dose di arresti non intercettati, proprio perché avvenuti in nazioni estranee alle regole democratiche, dove è ancora possibile far sparire qualcuno nel silenzio di una prigione, senza nemmeno dirlo in giro. Per esempio il Committee to Protect Bloggers (e già il fatto che esista un comitato per la protezione dei blogger è sintomatico) dà notizia di 344 animatori di diari online detenuti nelle prigioni del Burma. Ma il WIA non ha avuto modo di verificare il dato. E se parlarne è utile e doveroso, purtroppo esiste anche un effetto boomerang: più i dittatori del terzo millennio si accorgeranno di quanto sia importante questo strumento più cercheranno di imbavagliarlo.

Emanuela Di Pasqua
17 giugno 2008

www.corriere.it


Il navigatore della Mozilla foundation vuole battere ogni record
distribuendo 5 milioni di copie solo il primo giorno di rilascio

La nuova versione aggiunge funzioni, velocità e sicurezza
di FRANCESCO CACCAVELLA - repubblica.it


Il web accoglie il nuovo Firefox 3 browser da Guinness dei primati
E' IL GIORNO di Firefox 3, browser più veloce e più completo. La Mozilla Foundation rilascia oggi la nuova versione del navigatore open source nato dalle ceneri di Netscape. Firefox 3, il cui nomignolo di sviluppo è stato dedicato alla montagna italiana Gran Paradiso, è costato due anni e mezzo di sviluppo e diversi mesi di sperimentazione. Si mostra più scattante, più facile da usare e più ricco di funzionalità per la navigazione. Il browser è gratuito è si può scaricare per sistemi Windows, Mac e Linux dalla pagina creata ad hoc per celebrare la nuova nascita.

Browser da Guinness. Dopo aver infranto record di utilizzo, facendo scendere - secondo alcune statistiche - sotto l'80 per cento l'uso di Internet Explorer di Microsoft, con questa nuova versione la Mozilla Foundation punta, letteralmente, al Guinness dei primati. Chiunque scaricherà oggi il programma da uno dei server ufficiali contribuirà a far raggiungere a Firefox il titolo di programma più scaricato di sempre nell'arco di un giorno. I giudici del Guinness certificheranno il numero di volte che il software sarà prelevato da Internet e decideranno se includerlo nell'edizione 2009 del libro dei record. Sebbene sia la prima volta che viene tentato un primato del genere, la Mozilla Foundation è sicura di triplicare la cifra ottenuta con la versione 2 che in 24 ore fu prelevata da circa un milione e mezzo di navigatori.

Più veloce, meno avido di risorse. Record a parte, chi installerà Firefox si troverà comunque tra le mani uno dei migliori navigatori di pagine Web di sempre. La nuova versione conta 15 mila piccoli miglioramenti rispetto alla precedente e si basa su un "cuore" di sviluppo ampiamente rimaneggiato e su un'interfaccia grafica molto più chiara e integrata nei diversi sistemi operativi. Oltre a visualizzare con più velocità le pagine Web - fino al doppio di velocità dicono gli sviluppatori - e a rendere molto meno esigente di risorse il sistema, con il nuovo browser sarà molto più semplice salvare le password dei molti siti ad accesso riservato, installare componenti aggiuntivi per aggiungere funzionalità e gestire i file scaricati dalla rete.

Navigazione più "personale". Una nuova funzione chiamata Places permette di raggiungere i siti già visitati con maggiore facilità, partendo dalla cronologia, dai siti preferiti o direttamente dalla barra di scrittura degli indirizzi. Digitando un indirizzo Web o il nome di un sito, il nuovo browser suggerirà un elenco di pagine già visitate: è una funzione già presente in quasi tutti i concorrenti, ma in questa versione la ricerca è molto più pertinente e i siti suggeriti molto più facili da identificare.

Obiettivo sicurezza. Molto si è fatto anche in termini di sicurezza. Oltre a potenziare e rendere più comprensibili alcuni filtri già inclusi nella versione precedente, Firefox 3 include anche uno strumenti di protezione contro i siti sospettati di installare automaticamente virus o altri programmi pericolosi: se si viene indirizzati verso uno di questi siti, il browser eviterà di caricare la pagina mostrando un avviso di protezione. Migliorate anche le informazioni per le pagine che fanno uso di connessioni cifrate: facendo clic sull'icona del sito una finestra mostrerà il nome del proprietario delle pagine e se la connessione è protetta o no.

I concorrenti rilanciano. Gli altri browser sul mercato non stanno comunque alla finestra. Con l'esplosione dei servizi 2.0, i software da usare direttamente dal Web, è sempre più realistico uno scenario in cui il browser diventi il vero centro delle attività di un computer. Se qualcuno avesse ancora dei dubbi sul riaccendersi della più che decennale guerra dei browser, può dare uno sguardo alle grandi novità che le altre software house preparano per i propri software. La norvegese Opera, da sempre all'avanguardia per scelte e innovazioni tecnologiche, ha rilasciato lo scorso giovedì la versione 9.5 dell'omonimo navigatore. Come in Firefox, è stato incluso un filtro per i siti "spara-virus" e una più facile ricerca per i siti già visitati o salvati tra i preferiti. Tra le novità anche Opera Link, un servizio basato sul Web che permette di sincronizzare i preferiti tra browser usati su diversi computer o su telefoni cellulari.

Anche Apple e Microsoft hanno in serbo novità. La prima ha già da tempo reso disponibile Safari anche per Windows, il browser elegante e molto veloce fino a qualche mese fa disponibile solo per gli utenti Mac. Il software tuttavia non è stato ben accolto a causa dei molti problemi mostrati nelle prime versioni di sviluppo e per la mancanza di alcuni strumenti a protezione della navigazione, come un filtro anti-phishing o il supporto a più evoluti certificati di sicurezza per siti Web. È lecito aspettarsi a breve nuovi aggiornamenti.

Microsoft Explorer 8, la cui versione definitiva dovrebbe arrivare a fine 2008, verrà invece distribuito con due nuove tecnologie nuove di zecca chiamate Activities e Webslice destinate a rendere più interattivi contenuti pubblicati sul Web.

Continua il suo percorso anche Camino, un browser open source specificamente destinato ad utenti Mac che condivide con Mozilla una parte del codice e che poche settimane fa è stato distribuito nella versione 1.6.1. Oltre ad una grafica del tutto integrata nell'ambiente dei sistemi Apple, Camino supporta alcune delle tecnologie presenti in Mac OS X come il servizio di identificazione automatica di risorse Bonjour o il gestore di password (Portachiavi).

(17 giugno 2008)

Jail
C'è tutto un mondo fuori, che governa i rapporti fra consumatori ed aziende ai tempi di Internet e spesso, a quanto pare, l'unica maniera per scoprirlo è sperimentarlo sulla propria pelle. Qualcosa del genere deve aver pensato l'amministratore delegato di Mosaico Arredamenti quando si è accorto che razza di pandemonio era accaduto nella rete italiana in seguito al suo annuncio di querela pubblicato incautamente nei commenti di un post del blog di Sergio Sarnari.

Come spesso accade in questi casi, gli eccessi si sprecano. Da un lato lo spauracchio della diffamazione può essere sventolato quasi impunemente in un numero amplissimo di differenti contesti (non questo in particolare), dall'altro appena qualcuno annuncia di volersi avvalere degli strumenti di legge per proteggere la propria reputazione o quella della propria azienda in rete è facilissimo trovare decine di persone pronte ad alzare alte grida sui rischi per la libertà di espressione.

Forse è quindi utile sgombrare preventivamente il campo affermando che adire a vie legali per difendere il proprio nome non può essere considerata una pratica sacrosanta nella vita reale e un abuso ed una minaccia per la libertà su Internet. Nel contempo occorre ricordare che nell'adeguamento delle pratiche legali alla rete Internet il nostro paese mostra ancora intera la propria decennale inadeguatezza: come dimostrano fatti recentissimi, ci sono ancora magistrati che ordinano di chiudere interi siti web nell'attesa di esprimersi sulla liceità di singole righe di testo.

Quanto al meccanismo ricattatorio, che è una delle leve usuali che spinge i cittadini a querelare o denunciare i propri simili, va detto che questo è spesso presente e di assai difficile controllo. In Italia è purtroppo sufficiente avere un amico avvocato ed una fotocopiatrice per poter inoltrare querele a decine con la quasi certezza che, nella peggiore delle ipotesi, una rapida archiviazione chiuderà il cerchio della pratica senza che al denunciante venga contestato alcunché (e nel caso delle denunce penali senza grossi esborsi finanziari). Nel frattempo il nostro ipotetico denunciato avrà dovuto scegliersi e pagare un legale, rispondere a convocazioni negli uffici della Questura e subire l'inevitabile incertezza emotiva di un procedimento penale a suo carico. Anche nel caso in cui - e accade di continuo - le accuse nei suoi confronti siano manifestamente infondate.

Detto questo, è indubbio che annunciare querele in rete nei confronti di un proprio cliente insoddisfatto non sia una grande idea, per un numero piuttosto ampio di buone ragioni. Molte di questi sono state elencate, a proposito della querelle Mosaico Arredamenti - Sergio Sarnari, in alcuni post scritti da esperti di marketing italiani come Mauro Lupi e Gianluca Diegoli, altre vorrei provare a suggerirle qui.

Chi urla più forte?

La voce grossa su Internet la fanno in genere i navigatori più che le aziende. È significativo osservare come grandissime aziende nelle conversazioni in rete abbiano la necessità di ridurre la propria voce ad un fiato singolo e personale, l'unica maniera sensata di affrontare un ambiente da pari a pari per definizione. Per affrontare la rete le aziende intelligenti scendono dal piedistallo e diventano "uno", e questa mutazione tende a equilibrare i rapporti di forza.

E dentro questo elenco di singoli contributi e di dialoghi paritari, Google è capace di incidere profondamente (nel bene e nel male) nei meccanismi di reputazione in rete. Specialmente nei casi delle piccole e medie imprese che hanno generalmente pagerank modesti, sono sufficienti una manciata di commenti negativi su una decina di blog differenti per ottenere di fatto e rapidissimamente l'effetto pubblicitario opposto rispetto a quello desiderato. Se l'intento di minacciare querele era quello di ridurre al silenzio critiche (magari anche ingenerose) ai propri prodotti, occorre comprendere che per le aziende oggi Internet è "la grande cristalleria": nel comunicare se stessi in relazione agli altri creare danni di immagine molto ampi è un attimo. Nel momento in cui scrivo - per fare un esempio - per la keyword "Mosaico Arredamenti" nella prima pagina dei link restituiti da Google nove collegamenti su dieci si riferiscono alla querela a Sergio Sarnari.

Armiamoci e partite

I meccanismi di aggregazione dell'indignazione e della solidarietà in rete sono estremamente semplici e assai poco costosi. Spesso si concretizzano in petizioni online o in fenomeni di amplificazione che aggiungono all'invettiva ripetuta su molti siti web differenti ulteriori grandi o piccole complicazioni. In casi del genere, dal mio punto di vista, la vera solidarietà può essere misurata in una maniera molto semplice. Non serve tanto scrivere civili lettere che invocano, a nome di gruppi sociali più o meno eterogenei, una composizione della diatriba (la lettera scritta da Marco Camisani Calzolari al riguardo della vicenda Mosaico Arredamenti e firmata da decine di blogger è molto pacata e condivisibile), quanto aggiungere un semplice bottone di raccolta fondi sul proprio sito. Capisco che si tratti di una soluzione che a molte persone può non piacere ma il denaro è un ottimo indicatore di autentica (nostra) partecipazione alle disavventure altrui.

Meglio ancora sarebbe se in rete esistesse una qualche organizzazione creata (e pagata) dagli utenti capace di offrire informazione e assistenza legale nei sempre più frequenti casi di soggetti "forti" che intentano querele pretestuose verso semplici cittadini nel chiaro intento di spegnere sul nascere ogni contestazione. Ovviamente un istituto del genere sarebbe ancor più utile nei frequenti casi di oscuramento di interi siti web, come quello occorso nelle scorse settimane ad Antonino Monteleone, contesti nei quali davvero i rischi per la libertà di espressione sembrano aver maggior titolo di citazione.

Conversazioni inevitabili

Le aziende hanno un sacco di problemi. E certamente non ardono dal desiderio di intrattenere i propri clienti discutendo amabilmente dei propri prodotti. Nello stesso tempo oggi è ormai assodato che tale ulteriore carico di tempo da impiegare e responsabilità vada compreso nel bilancio di qualsiasi società. Gli utenti discutono comunque fra loro in rete di quanto servizi e prodotti siano loro sembrati ottimi, discreti o pessimi ed i fenomeni indotti da questo chiacchiericcio distribuito sono potenzialmente molto pericolosi anche per aziende animate da un autentico desiderio di confronto con la propria clientela. Starne al di fuori è oggi tecnicamente impossibile. Così come esistono pessime aziende che hanno fatto del muro comunicativo che le divideva dai propri clienti una delle ragioni della loro sopravvivenza, analogamente esistono cattivi utenti che affidano alla propria umoralità apprezzamenti diffamatori nei confronti di questo o quel prodotto. La soluzione condivisa a questa grande variabilità è inevitabilmente accettare la grande conversazione: l'ecosistema informativo che oggi avvolge un prodotto in rete, preso nella sua interezza, è il miglior giudice del prodotto stesso e gli strumenti per comprenderlo interamente sono oggi sempre più frequentemente utilizzati. E la grande nuvola di comunicazione che avvolge ogni prodotto in rete è anche la miglior maniera per le aziende per verificare la bontà del proprio lavoro, lasciando gli strumenti della querela ai casi davvero estremi (ed alle aziende che non hanno altro strumento per difendere propri prodotti indifendibili).

Massimo Mantellini
Manteblog
www.punto-informatico.it

Between 2008 and 2010, annual export revenues from India's information technology (IT) sector are predicted to hit $50 billion, up from $16.3 billion this year. That is the spectacular growth curve projected by the IT industry's peak body, the National Association of Software and Service Companies (Nasscom), which sees at least 25 percent annual growth for the next five years.

The country is improving its infrastructure, especially with regard broadband. On India broadband forum you can see an overview of Broadband service providers (for examples you can read here that Apple acquires Indian company P.A.Semi for $278 million).

On Bsnl broadband forum, Bsnl broadband, Reliance broadband you can read suggestion and help among Indian users about routers, porting, torrents and IP tables, such as in western developed countries.

Also telecommunications are in a great phase of growth. Tata sky a DTH satellite television made by a joint venture between the Tata Group (a multinational conglomerate based in Mumbai, that has interests in steel, automobiles, information technology, communication, power, tea and hotels), that owns 80% and STAR TV that owns a 20% stake. The company uses the Sky brand owned by Murdoch’s BSkyB.

Its rival Dish tv (Essel Group initiative is a satellite broadcasting service available to users in India, Sri Lanka, Pakistan, Bangladesh, Nepal) has also a large amount of fans, such as Sun dth and Big tv.

Next step is iptv, while wimax will bring broadband elsewhere.

Il motore di Sunnyvale ha rifiutato l'offerta per acquisire solo le attività di ricerca
ma poi chiude un accordo sulla pubblicità web con l'azienda di Mountain View

<b>Yahoo! rompe con Microsoft<br/>e stringe partnership con Google</b>

NEW YORK - Le trattative con Microsoft si chiudono con un buco nell'acqua, ma per Yahoo! si apre la porta Google: i due motori di ricerca hanno stretto un accordo di partnership non esclusiva per la pubblicità on line. L'accordo, di una durata iniziale di quattro anni ma rinnovabile per altri dieci, consentirà a Yahoo! di aumentare le proprie entrate di 800 milioni di dollari all'anno e, una volta entrato a regime, di incrementare il cash flow operativo annuale di 250-400 milioni di dollari.

L'accordo, limitato a Stati Uniti e Canada, dovrà ora passare al vaglio delle autorità di controllo. Google e Yahoo! hanno deciso di posticipare di tre mesi e mezzo la sua entrata in vigore così da consentire ai regolatori di esaminarlo.

Soddisfatto il co-fondatore e amministratore delegato di Yahoo!, Jerry Yang, secondo il quale l'accordo accelererà i piani di Yahoo! nel creare un sistema di pubblicità on line di nuova generazione.

La partnership con Google lascia a Yahoo! la possibilità di realizzare altri importanti accordi, compresa una vendita totale. Potrebbe rientrare in questo quadro Microsoft, che sembra al momento il grande escluso. Poco prima dell'annuncio dell'accordo con Google, Yahoo! ha reso nota la chiusura delle trattative con Microsoft: il secondo motore di ricerca, in seguito al non interesse della società di Bill Gates a rilevare il 100% di Yahoo!, ha rifiutato l'offerta Microsoft per acquistare solo le attività di ricerca Yahoo!. Un rifiuto - ha spiegato il board - legato al fatto che l'offerta non è stata ritenuta nell'interesse degli azionisti: "Una transazione del genere non sarebbe coerente - ha precisato Yahoo! - con gli obiettivi del gruppo e priverebbe Yahoo! di un elemento cruciale per il proprio avvenire". Secondo le indiscrezioni, Microsoft avrebbe messo sul piatto 35 dollari per azione per rilevare il 16% di Yahoo!.

Yahoo!, Google e Microsoft dominano il web e si contendono il crescente mercato della pubblicità on line: una torta che lo scorso anno valeva 40 miliardi di dollari e che nel 2010, secondo le stime, ne varrà 75, di cui la maggior parte legata alle ricerche su internet.
Secondo gli ultimi dati disponibili di Comscore, Google è il leader mondiale delle ricerche on line con il 62,4% del totale.

Segue a grande distanza Yahoo! con il 12,8%. Microsoft con Live Search detiene solo il 2,9%. La cinese Baidu con il suo 5,2% rappresenta il terzo motore di ricerca al mondo, ma la sua forza è legata esclusivamente alla vastità del mercato nazionale: Baidu, infatti, non vanta alcuna presenza all'estero. Ecco, di seguito, il peso dei tre giganti americani di internet.

GOOGLE: Creato nel 1998, lo scorso anno ha registrato un utile netto di 4,2 miliardi di dollari, su un giro d'affari 16,6 miliardi di dollari. Il valore di Google in Borsa è di 171 miliardi. Leader mondiale delle ricerche on line, Google ha come punti di forza YouTube e i servizi di pubblicità on line per parole chiave, Adword e Adsense.

YAHOO!: Nato nel 1994, ha chiuso il 2007 con un giro d'affari pari a 6.97 miliardi di dollari, con un utile netto di 660 milioni. Il suo valore in Borsa ammonta a 36,7 miliardi di dollari. I suoi punti di forza sono Yahoo! Mail e Yahoo! Attaulità, che contano 500 milioni di iscritti nel mondo.

MICROSOFT: Fondata nel 1975, Microsoft ha un valore di borsa pari a 296 miliardi di dollari. Il suo giro d'affari nel 2007 si è attestato a 57,9 miliardi, mentre l'utile netto è ammontato a 16,96 miliardi di dollari. Il suo punto di forza è essere leader dell'industria dei pc con Windows installato sul 90% dei computer al mondo.
repubblica.it


<b>Film d'epoca e rarità del muto<br/>sul web la storia del cinema</b>

Apre il sito Europafilmtreasures.eu: le pellicole visualizzabili in streaming sul pc
Disponibili gratuitamente opere di ogni genere provenienti da decine di cineteche

Ci sono un western americano di John Ford del 1917, un film di fantascienza tedesco del 1909 e un documentario inglese che risale addirittura al 1898. Questi e molti altri gioielli della cinematografia mondiale, salvati nel corso degli anni dalle cineteche di tutta Europa, sono ora disponibili gratuitamente sul sito europafilmtreasures.eu. Un modo per far riscoprire al pubblico la storia del cinema, semplicemente collegandosi a internet da casa.

Il progetto, guidato dalla Lobster Films, società parigina specializzata nel restauro di film d'epoca, ha coinvolto numerosi istituti del Vecchio Continente, tra i quali il Museo nazionale del cinema di Torino. La nuova cineteca virtuale, finanziata anche dal programma "Media" dell'Unione Europea, propone attualmente 50 titoli, ma il numero è destinato a salire rapidamente nei prossimi mesi. Tutte le pellicole, vere e proprie chicche per appassionati protette dall'azione distruttiva del tempo e restaurate, sono introdotte da una scheda tecnica. I filmati, di ogni genere cinematografico, sono visualizzabili in streaming in lingua originale e presto, nei casi in cui sarà necessario, saranno disponibili in cinque lingue, tra le quali anche l'italiano.

Dal Danske Filminstitut agli Archives françaises du film, passando per istituti dislocati in Svezia, Spagna e Macedonia, per vederli tutti fino a ieri un cinefilo si sarebbe dovuto sobbarcare una lunghissima serie di viaggi in giro per l'Europa. Ora, grazie alla collaborazione tra gli archivi di una ventina di paesi, questo patrimonio è accessibile a chiunque e, anche se probabilmente non conquisterà milioni di spettatori come le grandi produzioni hollywoodiane, darà comunque un prezioso contributo alla conoscenza del cinema.

Uno dei filmati più vecchi disponibili sul sito è stato girato proprio nel nostro paese. Si tratta di Farfale, un film di poco più di sei minuti, muto e colorato a mano, prodotto dall'italiana Cines nel 1907. In quel periodo la piena comprensione delle tecniche di narrazione attraverso la cinepresa era ancora lontana. L'obiettivo dell'ignoto regista non è dunque raccontare con efficacia una storia, ma mostrare le evoluzioni di alcuni danzatori, uno spettacolo più che sufficiente a stupire il pubblico dell'epoca. Un'esibizione che a oltre cento anni di distanza può forse apparire goffa, ma che ancora oggi riesce ad emozionare. Anche in quelle immagini sgranate e montate in modo approssimativo c'è infatti qualcosa di speciale: la magia tipica dell'arte cinematografica.


ANDREA BETTINI - repubblica.it



Gli investimenti pubblicitari su Internet nel 2008 supereranno per la prima volta in Italia la raccolta del settore radiofonico, grazie ad un incremento del 29,8% sul 2007

MILANO - Nel 2008 gli investimenti pubblicitari su Internet supereranno per la prima volta in Italia la raccolta del settore radiofonico. Grazie ad un incremento del 29,8% sul 2007, infatti, il web assorbirà 675 milioni di euro contro i 520 milioni dell'anno precedente. Contemporaneamente la radio passerà da 598 a 623 milioni (+4,2%) confermando così il suo buono stato di salute.

Un sorpasso storico, dunque, certificato nella relazione di Lorenzo Sassoli dè Bianchi, neo presidente dell'Upa, (Utenti Pubblicità associati), l'associazione che raccoglie le aziende che utilizzano la pubblicità come forma di comunicazione. A fine 2008, infatti, Internet rappresenterà il 6,3% della torta pubblicitaria contro il 5,9% della radio che comunque guadagna lo 0,4% sul 2007.

Lui, Sassoli de'Bianchi, diventato presidente dopo i 23 anni del "regno" di Giulio Malgara, ha spiegato che quest'anno la pubblicità aumenterà del 3,4% raggiungendo i 10,66 miliardi. Certo, rispetto al 2007, quando l'incremento fu del 4,2% si assiste ad un rallentamento. Tuttavia, osserva il presidente dell'Upa, "si tratta di un crescita superiore a quella del Pil. Ed è la prova che le aziende scommettono sul futuro considerando la pubblicità più che mai come uno strumento di sostegno della marca".

In questo quadro vale la pena di segnalare che a parte Internet e la Radio l'unico settore che cresce più della media è la pubblicità esterna (+4,8%) passando da 818 a 857 milioni di raccolta. Quanto alla televisione, crescendo dell'1,6%, mantiene il suo peso preponderante (e senza confronti a livello internazionale) assorbendo il 48,5% della raccolta pari a 5miliardi 179 milioni di euro. Stazionaria la stampa (+1,5%) con il 30,7% degli investimenti complessivi pari a 3miliardi 269 milioni. Comunque attenzione: mentre i quotidiani mantengono una certa vivacità (+2,1%) a 1 miliardo e 770 milioni i periodici sono fermi al palo: un miliardo 449 milioni di investimenti pari ad una crescita percentuale dello 0,9%.


GIORGIO LONARDI - repubblica.it

L'enciclopedia Britannica si schiude alla rete, fa cautamente proprie alcune delle dinamiche collaborative che alimentano Wikipedia, apre uno spiraglio ai contributori dotti e meno dotti che aspirano a edificare l'erudizione globale. Ma dalla Britannica avvertono: non incoraggiamo una collaborazione democratica.

La scelta di un modello più partecipativo è stata forse innescata dai fitti botta e risposta con Wikipedia nel nome dell'autorevolezza, forse si configura come un elemento dell'inevitabile transizione che ha già condotto la Britannica a svecchiare il proprio rapporto con la rete. Fra le pagine della monumentale opera enciclopedica online, con l'avvento del nuovo sito, si darà il benvenuto ai contenuti prodotti dagli utenti. Tutto sarà sottoposto ad un severo controllo e ad una selettiva scrematura editoriale, tutti i contributi saranno chiaramente riconducibili all'autore.

Coorezioni e modifiche
Non ci sarà dunque alcuna apertura al fluido e dinamico modello wiki, non si affiderà ai netizen il compito di assemblare e ordinare lo scibile umano: il modello che la Britannica ha annunciato di voler adottare per la nuova versione online, si basa sul consolidamento della community che già ruota attorno alle voci dell'enciclopedia e sul commento, che potrà compenetrarsi con le definizioni ufficiali ed arricchirle di valore.

La comunità verrà sollecitata con un sistema di incentivi e di premi, ciascuno degli esperti contributori che già partecipano agli aggiornamenti collaborativi dell'enciclopedia sarà dotato di un profilo personale capace di conferire visibilità all'attività enciclopedica e extraenciclopedica di ciascuno, profilo che costituirà il fulcro delle relazioni che si intesseranno nella comunità della Britannica.

Ci sarà però spazio anche per gli utenti ordinari: saranno anche loro avvinti nella comunità online della Britannica, potranno chiedere l'aiuto degli esperti per redigere del materiale che potrebbe andare ad arricchire le pagine web dell'enciclopedia, materiale che sarà però nettamente distinto da quello vagliato dagli esperti della Britannica e i cui diritti rimarranno in toto dell'autore.

Ma l'Enciclopedia Britannica online si sottoporrà altresì al giudizio degli utenti e dei contributori ufficiali: sarà possibile suggerire delle correzioni al testo, sarà possibile proporre l'aggiunta di contenuti, di link o di materiale multimediale. Richieste che verranno valutate con attenzione dall'erudito staff che vigila sull'enciclopedia e che, qualora si rivelassero opportune, verranno accolte fra le pagine della Britannica, insieme eventualmente al materiale originale proposto dagli utenti.

L'obiettivo della Britannica online è quindi quello di rinnovare e consolidare le fruttuose relazioni che si intessono nella comunità di utenti esperti e meno esperti, di "sfruttare le potenzialità di Internet per integrare il lavoro di numerose persone in un progetto comune su larga scala, ma senza rinunciare al controllo editoriale che rende il contenuto della Britannica degno di fiducia". Fermamente convinti che "il processo di creazione e di documentazione della conoscenza sia collaborativo ma non democratico", dalla Britannica sono disposti ad assumersi tutte le responsabilità dei contenuti che verranno approvati, contenuti che continueranno a essere caratterizzati da oggettività e indipendenza, che non saranno fatti trapelare online sotto la discutibile etichetta di materiale sfociato dalla "Wisdom of Crowds ora tanto in voga".

Gaia Bottà - puntoinformatico.it


La polizia postale lancia l'allarme "In Italia infetto un pc su cinque"

Presentata a Roma la Settimana nazionale della sicurezza in rete. Un video-blog spiegherà prevenzione e rischi dei virus informatici. Nel 2007 Microsoft ha eliminato oltre 3,5 milioni di software dannosi

In Italia un computer su cinque è infetto. Per la diffusione di virus informatici siamo al terzo posto in Europa e al decimo nel mondo. Sono alcuni dei numeri alla base della Settimana nazionale della sicurezza in rete, presentata oggi presso la sede Abi di Palazzo Altieri con il patrocinio dal ministero delle Comunicazioni (ora confluito nel ministero dello Sviluppo economico). L'iniziativa prenderà il via dopodomani per diffondere attraverso un video-blog la cultura della prevenzione e la conoscenza dei rischi informatici. A promuoverla è l'Unione Nazionale Consumatori, in collaborazione con Polizia postale, Abi Lab, SicuramenteWeb, Skuola.Net e l'agenzia giornalistica AGR, con il sostegno di Microsoft.

Altri dati presentati oggi, rendono, se possibile, ancora più fosco il quadro della sicurezza in rete. Dal 2001 la polizia postale ha chiuso 177 siti web con contenuti pedopornografici. L'11 per cento dei minori ha dichiarato di aver avuto contatti con pedofili o con persone sospette durante la navigazione in rete. Il 52 per cento degli utenti on line ha subito un tentativo di accesso non autorizzato alle proprie informazioni. Nel 2007 Microsoft ha rilevato ed eliminato oltre 3,5 milioni di software dannosi. La Settimana nasce quindi dalla volontà di rendere l'esperienza on line più sicura aiutando le persone a conoscere i comportamenti corretti da adottare.

"I rischi - ha spiegato il direttore della divisione investigativa della polizia postale, Maurizio Masciopinto - non sono solo per l'utente domestico, ma anche per le imprese. E se quelle grandi hanno affrontato il problema nel modo giusto, le piccole e medie imprese si affidano spesso a consulenti e pseudoesperti che in realtà tali non sono ed i loro server vengono così usati come teste di ponte per attacchi informatici".

Non manca quindi il lavoro alla polizia postale, diventata ormai, nelle parole dell'investigatore, "una punta di eccellenza nel sistema di contrasto alla criminalità informatica, siamo un modello per altri Paesi ed i nostri uomini hanno un'altissima specializzazione nel settore, anche grazie alla strada tracciata, nello scorso decennio, dal capo della Polizia, Antonio Manganelli".

Elogi alla Postale sono arrivati anche dal sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, che ha lamentato "la scarsa propensione degli italiani a dotarsi di sistemi di difesa dai rischi informatici e speriamo che la Settimana porti ad accrescere il livello di sicurezza on line".

L'iniziativa si svolgerà interamente sul web, attraverso un videoblog che accompagnerà l'utente nella conoscenza dei principali rischi da evitare. In sette giorni il blog affronterà altrettanti temi della sicurezza on line: Il tuo computer (sabato 7 giugno), I tuoi soldi (8), La tua identità elettronica (9), La tua privacy (10), La tua reputazione (11), I bambini (12), La tua connessione (12). Ogni mattina un video presenterà le cose da non fare per evitare spam, phishing, virus, furto di dati così via. Nel pomeriggio un altro video indicherà i comportamenti corretti. Durante la Settimana, inoltre, il sito Skuola.net diffonderà un prontuario perla sicurezza dei minori sul web.

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