Il clientelismo che attanaglia la società marocchina, il nepotismo e i favori che circolano laddove maggiore è l'amicizia e la vicinanza con la monarchia non sono problemi nuovi per il Marocco ma rimangono questioni imbarazzanti, oltreché faccende dense di derive macrosociali che le autorità preferiscono sottacere. Al punto che chi ne parla su Internet finisce in galera.

il blogger marocchinoStando alle cronache questo è quanto accaduto al blogger 29enne Mohamed Erraji, secondo cui il vizio nazionale di dipendenza economica e psicologica dalla monarchia si è diffuso a tutti i livelli, tanto che ormai tutti si sono abituati a chiedere favori, a pietire per ottenere un lavoro o quasi qualsiasi altra cosa. A suo dire, e lo ha scritto sui blog ma lo ha riportato anche in un articolo pubblicato dal giornale online Hespress, questa cultura del chiedere "ha reso i marocchini un popolo senza dignità, che vive di donazioni e regali". "Le licenze di trasporto (come quelle dei taxi, ndr.) e titoli nobiliari che il Re distribuisce ai cittadini che gli inviano lettere - ha anche scritto nell'articolo - sono scritte con le stesse frasi utilizzate dagli accattoni sui marciapiedi".

Troppo per la monarchia, troppo per le autorità, da sempre impegnate a far rispettare una legge sulla stampa che vieta di criticare la monarchia stessa. Ed ora, annuncia proprio il quotidiano marocchino, Erraji è stato condannato a 2 anni di carcere e ad una multa pecuniaria di 500 euro, una cifra non trascurabile per il blogger, la cui salute è precaria e che non ha una occupazione fissa. Il suo blog personale risulta ora irraggiungibile.

Il processo è durato circa dieci minuti
. Arrestato venerdì, lunedì era in aula senza avvocato difensore e i familiari hanno dichiarato di non essere riusciti ad ascoltare cosa è stato detto ma di aver visto che il giovane non ha avuto modo di difendersi dinanzi al magistrato che ha deciso la sua incarcerazione.

Sdegno per quanto accaduto è stato espresso anche dall'organizzazione per i diritti umani in Marocco, AMDH, secondo cui non c'è stato un processo equo, perdipiù a causa di un articolo che non violava la legge perché se la prendeva con le modalità con cui il paese è governato e non con l'istituzione monarchica in sé. Va detto che non si tratta di una sentenza particolarmente pesante per gli standard marocchini, se si pensa che lo scorso febbraio è stato condannato a tre anni di reclusione un utente Internet che si era registrato su Facebook usando il nome di un membro della famiglia reale.

Ad ogni modo, come riportano i blog locali, il fatto che proprio quell'articolo abbia inguaiato Erraji rimane in dubbio: il processo ultraveloce e l'assenza di una difesa non hanno fin qui consentito di andare oltre le supposizioni. Fatto è che ora Erraji è dietro le sbarre, mentre inizia a montare nella blogosfera marocchina un movimento che ne chiede la scarcerazione. Sul sito che raccoglie le firme, Help Erraji, sono già centinaia le testimonianze lasciate dagli utenti.

http://punto-informatico.it/2399325/PI/News/marocco-blogga-male-marcisca-pure-galera.aspx

1 Comment:

  1. Anonimo said...
    J'aime vraiment votre article. J'ai essaye de trouver de nombreux en ligne et trouver le v?tre pour être la meilleure de toutes.

    Mon francais n'est pas tres bon, je suis de l'Allemagne.

    Mon blog:
    rachat credit surendettement et taux de Rachat De Credit

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